Ferrari, Leclerc a Sky: "Voglia enorme di vincere, ho una missione qui"
ESCLUSIVACharles Leclerc a Sky Sport alla vigilia del Gran Premio di Monza. Il pilota della Ferrari ha parlato delle sue ambizioni con la Ferrari: "Quando mi guardo intorno, vedo persone con cui ho gareggiato in carriera che hanno già vinto dei Mondiali e io ancora no. Ma quello che mi importa davvero è vincere in rosso: è una missione e voglio continuare a inseguirla". Guarda il VIDEO. Weekend live su Sky Sport e in streaming su NOW
Charles Leclerc scalda i motori in vista del weekend del Gran Premio d'Italia a Monza. Intervistato da Carlo Vanzini per Sky Sport, il pilota della Ferrari racconta la determinazione che lo spinge ogni volta che sale in macchina, la gestione dell'intensa pressione della gara di casa e il sogno rimasto intatto fin dal primo giorno a Maranello.
Monza, di nuovo Monza, sempre Monza, incredibilmente Monza. Avete iniziato questo weekend con l'emozione di svelare le tute, la livrea della macchina. 30 anni fa Schumacher debuttava con la Ferrari, vinceva Monza. Il garage con le foto di 30 anni fa, la dedizione con le foto di oggi mischiate... insomma, passato e presente. Cosa vuol dire questo percorso, trovarti in mezzo alle macchine di allora e vivere questa comunicazione?
"Beh, io stranamente nel '96 non ero ancora nato! (ride, ndr). La passione ce l'ho avuta da sempre, soprattutto negli anni con Michael in Ferrari: ho imparato che cos'era la Ferrari. All'inizio tifavo la macchina rossa ma non sapevo niente a parte che il colore era rosso, e dopo si impara sempre di più dei piloti che hanno fatto parte della storia, di Michael che la stava creando in questo momento quando avevo 3-4 anni... E io che guardavo la domenica le gare con la passione, e spesso ero molto contento la domenica perché Michael vinceva. E quindi crescendo in questo ambiente e soprattutto con questa passione è veramente speciale adesso far parte della Ferrari da un po' di anni, dal 2019. È un weekend molto speciale ricordando un'icona che è che è Michael, e spero che sia contento vedendo questo".
È un weekend molto intenso ovviamente, come sempre Monza, che inizia dallo svelare le livree, poi le tantissime attività in città intorno a Monza. Voglio chiederti come fate. Me lo chiedono anche alcuni presidenti di squadre di calcio, dicono: "Ma come fanno i piloti a fare quella vita lì?", perché è tutto un altro iter per loro. Ma io ti chiedo se ti sorprende sempre questa passione, perché se facciamo un riferimento col calcio, da quanto la Ferrari non vince il Mondiale uno dice: "Ma magari quest'anno ci accolgono...", invece c'è un cuore che è incredibile.
"A me quello che mi ha sorpreso è il fatto che ci sia un gruppo così enorme di persone che hanno una passione così grossa per per la Ferrari. Io ho sempre avuto questa passione a questi livelli da sempre, ma non mi sarei mai aspettato, soprattutto quando sei bimbo e vivi la passione te da solo con i con gli amici, non che avrei visto un gruppo così grosso di persone che sono i tifosi e che rendono la Ferrari così speciale. Così tante persone, e va oltre le generazioni: ci sono i nonni che vengono con i piccoli, e i nonni hanno quanta passione hanno i bimbi. E quello rende la Ferrari speciale, la Ferrari unisce e farne parte è qualcosa di unico e di cui sono molto grato. È vero anche che però quando c'è bisogno di chiudere la visiera e fare il lavoro, lì non c'è spazio più per le emozioni e devo rientrare in modalità più macchina ed elevare le emozioni.
Resta la curiosità del come fate voi a fare questa attività così intensa, anche questo giovedì, insomma mille interviste, ma siete partiti presto, 10:20 in città, e poi i vostri briefing, il vostro lavoro... Come fate?
"Non abbiamo scelta! (ride, ndr) Quindi non è tanto come facciamo, è così che va e noi dobbiamo gestirla nel modo migliore. È stato molto difficile abituarsi a questo ritmo quando sono arrivato dalla Formula 2 alla Formula 1, perché in tutta la nostra carriera come sportivi e come piloti guidiamo, facciamo 20 minuti di debrief in Formula 2 e Formula 3, 30 minuti con gli ingegneri eccetera, e dopo è tempo libero dove ci riposiamo e dove pensiamo a alla prossima sessione. Arrivi in Formula 1 e tutto quello è completamente cambiato, perché arrivo in pista e ci sono appearance, ci sono meeting, ma è un gruppo anche di persone in Ferrari molto molto più grande di qualsiasi team prima della Formula 1. E quello richiede un tempo di adattamento per sapere come gestire un po' l'energia, perché non è infinita e durante una settimana come quella di Monza è importante sapere anche staccare nei piccoli momenti rimasti liberi. Quindi sì, è un esercizio in cui non penso che ci sia un segreto, non è che ci si può preparare a quello, si può solo reagire e gestirla al meglio. I primi anni mi ricordo, nel 2019 soprattutto con la vittoria, il lunedì non mi ero reso conto ma ero completamente distrutto. Adesso gestisco un po' meglio, ma è sempre comunque una settimana piena di energia positiva, quindi la stanchezza non si sente fino alla domenica che si passa il traguardo e lì si risente.
Forse non ne abbiamo mai parlato, però il... il nickname "predestinato" nasce dalle chiacchiere con Gianlu, a suo tempo, quando gli si illuminavano gli occhi quando parlava di questo ragazzino che ancora non conosceva, che veniva da KART, diceva "Lui sì..." È vero, predestinato. E da lì a me è rimasta. Predestinato vuol dire arrivare a fare qualcosa di importante, arrivare a fare il pilota, arrivare in Ferrari, arrivare a vincere con la Ferrari. Lo senti come un peso quello di voler dover vincere il Mondiale o senti che comunque questo "predestinato" ha già fatto cose che erano predestinate?
"È vero che è stata una parola che è rimasta vicino a me e sicuramente è una parola molto positiva, quindi mi fa piacere sentirla. Non è qualcosa che mi mette pressione, perché nel momento in cui diventi pilota Ferrari comunque c'è la responsabilità di portare questo team il più in alto possibile, quindi il mio focus tutti i giorni è provare a portare questo questo team al massimo. È importante soprattutto per me, perché come ho sempre detto amo questa squadra, ma più che l'amore che c'è per la squadra io ci credo, e ci credo veramente e ci tengo pure, e quindi è la mia priorità numero numero uno. Dopo, tutto quello che è intorno... è importante quando arrivi in Ferrari, e l'ho imparato forse con un po' di anni nel team, di staccare un po' dal rumore che c'è intorno al team, perché è importante essere obiettivi e e quello sì, rimane una priorità mia".
E il team radio dell'ultima vittoria è... "alti e bassi, ma gli alti, mamma mia!", nel tuo team radio hai detto che questi alti sono grandiosi. Scambieresti queste vittorie che hai fatto con i numeri di altri?
"Non cambierei niente se non riguarda la Ferrari, perché è lì dove mi sento me, è lì dove io voglio fare le cose buone e quindi no. Però sicuramente dobbiamo vincere e io ho una voglia di vincere enorme, quindi è su quello che sto lavorando. Non guardo troppo i numeri degli altri, anche se sicuramente quando guardo intorno, con le persone con cui ho gareggiato nella mia carriera, e vedo che loro hanno Mondiali e io ancora no...".
Ma loro non hanno...
"Eh sì, esatto! Quello che mi importa è vincere in rosso, e quello è ancora una missione che che è mia e che voglio continuare a insegure....".
Charles, è la tua nona Monza. Charles com'è cambiato? Che persona è?
"La passione è uguale, ma a parte quello c'è tanto che è cambiato. Personalmente penso di esser rimasto molto simile e quello è sempre stato uno dei punti importanti per me. E quindi come persona sono sono la stessa, evoluta col tempo e con l'esperienza anche che ho passato. Come pilota sono cambiato tanto, mi ricordo molto bene i primi anni in Formula 1 in cui arrivavo al weekend di gara con la testa abbastanza vuota. Non sai cosa aspettarti, non hai ancora l'esperienza sulle curve dove devi stare attento, sulle macchine di Formula 1 dove è importante fare qualcosa piuttosto che qualcos'altro... Adesso invece arrivo su un Gran Premio così dove ho l'esperienza passata, so esattamente che cosa è importante, quale gomma sarà critica durante la gara domenica, che cosa devo fare in qualifica, e quindi arrivi molto più preparato e questo è sicuramente un bene".
Ti senti figlio di questa epoca o ogni tanto pensi "Mamma mia, quanto mi sarebbe piaciuto vivere quell'epoca" e perché?
"Appena prima di fare questa intervista guardavo Sky nella mia stanza mangiando e c'era il Gran Premio del '96, quello che è stato vinto da Michael. Quell'epoca era molto bella perché era tutto molto vero: non c'erano cellulari, i tifosi erano lì e si vedeva la la passione, e soprattutto il rumore di queste macchine è qualcosa che che mi manca. Quindi quell'era lì era bella, però molto probabilmente dal 2000 al 2004 mi sarebbe piaciuto perché lì la macchina andava molto forte e gareggiare con uno come Michael sarebbe stato un sogno e avrei potuto imparare tanto. Però diciamo che anche questa epoca mi piace, ci sono delle sfide diverse e come pilota devi essere molto agile a cambiare, e questo è un esercizio che che mi piace comunque".
Saresti stato compagno di squadra di Schumi in Ferrari!
"Magari!" (ride, ndr)
E cosa avresti imparato da lui?
"Michael ha cambiato la Formula 1 che vediamo oggi, e quando dico la Formula 1 parlo nello specifico della Ferrari, perché la conosco molto bene, è stata influenzata tantissimo da Michael e da come lavorava. La struttura, la disciplina che ha portato in Ferrari con Jean Todt è stato qualcosa che ci portiamo ancora adesso. Sicuramente la Ferrari si è evoluta perché col tempo si impara, le macchine cambiano, la tecnologia cambia, quindi ci sono delle cose che si sono aggiunte, ma la base fondamentale è quella messa in quegli anni lì e quello fa vedere quanto speciali erano".