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12 settembre 2017

Formula 1, GP Singapore: riecco i leoni della notte

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GP di Singapore, il circuito dall'alto (foto: twitter.com/f1nightrace)

Decimo GP di Singapore della storia. Una storia cominciata nel 2008 con l’affaire Alonso e chiusa lo scorso anno con la vittoria di Rosberg che lo ha proiettato verso il titolo mondiale. Una corsa che ha visto vincere Vettel per ben 4 volte ed Hamilton 2. Una corsa da disputare tra luci, grattacieli, stelle e caldo infernale. Ecco le vicende di un GP unico, che sembrava una follia e che invece ha regalato spettacolo e vittorie inaspettate

L’idea di correre a Singapore in sé, lungo le strade della città stato a pochi chilometri dalla Malesia, non era poi nuova. La novità, semmai, la pensata geniale firmata da Bernie Ecclestone in persona è stata correre si tra grattacieli e palazzi in un’umidità infernale come già si era fatto tra il ’66 e il ’73, ma farlo con stile, con un tocco di follia: farlo di notte. Perché a Singapore si erano già corsi diversi Gran Premi mai validi per il mondiale di Formula 1 tra gli anni sessanta e settanta. Gran Premi che avevano un fascino esotico, orientale, nomi di vincitori poco conosciuti al grande pubblico e un tasso di rischio elevatissimo. Così per tornare a correre nella città del leone servivano due cose: un tracciato sicuro ed un illuminazione che rendesse la pista ben visibile a 300 all’ora, non desse fastidio ai piloti e che fosse montabile e smontabile per poter far tornare le strade cittadine quelle di sempre a Gran Premio finito. Nel 2008 la scommessa, di Ecclestone, di Tilke, progettista del circuito e di Valerio Maioli che ha realizzato con la sua italianissima ditta l’illuminazione, era vinta.

2008 - La prima edizione del Gran Premio parte con il botto è proprio il caso di dirlo. Singapore è la quindicesima gara della stagione; in testa al campionato c’è Lewis Hamilton che conduce di un punto su un Felipe Massa in forma strepitosa; alla fine del campionato mancano 4 gare con 40 punti in palio. La pole la firma Massa davanti a Hamilton e Raikkonen. Fernando Alonso, su una Renault poco competitiva e ben lontana da quella che gli ha permesso di vincere due titoli, è quindicesimo. Nel giro di formazione il suo compagno di squadra, Nelson Piquet Jr. si gira alla curva 23 ma poi riprende normalmente la via della griglia. Il fatto fa sorridere, si guarda a Nelsinho, figlio del tre volte campione del mondo Nelson, come ad un pilota di non eccessivo talento e quel testacoda sembra la perfetta conferma. Ma quel testacoda avrà, ma al momento quasi nessuno può sospettarlo, un’importanza cruciale nella storia del GP. Alle 20.03 la gara sotto i riflettori, la prima gara in notturna della storia della F1 prende regolarmente il via. Allo spegnimento dei semafori i primi tre, Massa, Hamilton e Raikkonen partono regolarmente e mantengono le loro posizioni. Dopo 10 giri il brasiliano della Ferrari ha 3 secondi di vantaggio sui due inseguitori. Al 12esimo passaggio Alonso rientra ai box per una sosta anticipata. Due giri più tardi, alla curva 17 il suo compagno di squadra Nelson Piquet Jr. va a muro con una manovra quasi identica a quella del giro di formazione. Ma all’epoca, e per un anno ancora, nessuno sospetterà che i due episodi siano collegati. Entra la safety car ed è caos: alla riapertura della Pitlane Massa entra per rifornimento e cambio gomme. Il semaforo della Ferrari segnala il verde quando il bocchettone della benzina è ancora inserito. Il brasiliano riparte strappando il tubo e trascinandoselo per tutta la corsia box. I meccanici corrono a riprenderlo e a riportarlo alla piazzola per farlo ripartire ma la sua corsa è ormai compromessa. Alonso grazie alla strategia del team e a un po’ di fortuna vince la gara davanti a Rosberg e ad Hamilton che allunga in campionato a +7 su Massa. Un anno dopo però la svolta: Nelsinho Piquet viene scaricato dalla Renault e vuota il sacco: l’incidente alla curva 17 era stato deciso a tavolino dal team, il testacoda nel giro di ricognizione era una sorta di prova generale dell’incidente da causare in gara. Si apre un’indagine della FIA che porta a sanzioni pesanti per Flavio Briatore e Pat Symonds, i due che avevano architettato la diabolica strategia, allontanati dal mondo della Formula 1. Fernando Alonso, all’oscuro di tutto, resta il vincitore di quel GP perché ormai il risultato è acquisito e non può essere cambiato così come non può essere cambiato quello del mondiale. Il 2008 resta l’anno del primo titolo di Lewis Hamilton.

2009 - È la stagione della sorpresa BrawnGP e del suo doppio diffusore illegale, quasi legale, insomma legale. In testa al mondiale c’è Jenson Button che sta capitalizzando le 5 vittorie nelle prime sette gare. L’inglese non vince da sei Gran Premi ma avversari veri, a parte il compagno di squadra Barrichello, non se ne vedono ancora all’orizzonte quando mancano appena quattro gare alla fine. Lewis Hamilton con la McLaren ha vinto una sola volta in Ungheria, tortuosa e di trazione, dove la sua monoposto si è trovata a proprio agio. E lo stesso vale per Singapore. Hamilton firma la pole position e va a vincere la gara aiutato anche dagli errori dei suoi avversari: il doppio diffusore della BrawnGP sul Marina Bay Circuit non è questo gran vantaggio e i primi due del mondiale si qualificano nono e undicesimo con Barrichello davanti a Button. In gara Button chiuderà quinto davanti al compagno di squadra recuperando posizioni e punti utili. Ma in gara arriveranno anche gli errori banali degli unici avversari di Hamilton: Rosberg oltrepassa la linea bianca di uscita dei box e Vettel supera il limite di velocità in pit-lane. Drive Through per entrambi. Lewis ringrazia e vince davanti a Glock su Toyota e Alonso su Renault.

2010 - Seconda vittoria, senza trucchi né dubbi, per Fernando Alonso. Lo spagnolo è al primo anno in Ferrari ed è terzo nel mondiale a 21 punti dal leader Mark Webber e dalla sua Red Bull. Fernando ha già vinto due gare in rosso: Australia e Germania e a Singapore domina: pole position, giro più veloce in gara, in testa dal primo all’ultimo giro e vittoria. Un Grand Chelem che lo tiene ancora in lotta per il mondiale anche perché Mark Webber si tocca con Hamilton dopo una ripartenza da Safety Car al 36° giro costringendo l’inglese al ritiro e perdendo tempo prezioso.

2011-2013 - Dominio di Vettel e della Red Bull: tre successi in fila maturati però in modo diverso. Nel 2011 il tedesco conduce senza storia dall’inizio alla fine consolidando la sua posizione in testa al mondiale. Nel 2012 la storia sembra diversa: Hamilton parte dalla pole ed ha ritmo con la sua McLaren Mp4-27 che ha già vinto in Canada, in Ungheria, a Spa e a Monza, una monoposto bella, veloce ma anche con qualche problema di affidabilità. E a Singapore i problemi si manifestano tutti con la rottura del cambio che toglie all’inglese la possibile quinta vittoria in stagione. Vettel unico in grado di tenere il suo passo va a vincere la gara. Nel 2013 invece torna il duo dominante Vettel-Red Bull: il tedesco ha 10 secondi di vantaggio su Rosberg quando esce la Safety Car, decide di non fare la sosta ai box e alla ripartenza martella fino a portare il margine sugli avversari ad oltre 30 secondi. Si ferma per il cambio gomme, riparte e di nuovo ha un ritmo incredibile che gli consente di staccare tutti. È dominio totale. A pensarci bene però si era già intuito dalle qualifiche del sabato: A Vettel era infatti bastato il primo tentativo nel Q3 per fare un tempo imbattibile. Una dimostrazione di arroganza certo ma anche di forza incredibile.

2014 - È la prima stagione dell’era Turbo-ibrida e anche la prima del dominio Mercedes. Fino a Singapore Hamilton e Rosberg hanno vinto 10 gare su 13 con Ricciardo unico in grado di approfittare dei loro problemi e della lotta intestina in casa delle frecce d’argento. A Singapore per Hamilton arriva una facile vittoria, resa ancor più facile dal guasto al volante del compagno di squadra: Rosberg è secondo in griglia a soli sette millesimi da Lewis ma prima della partenza il suo volante smette di funzionare. La sua monoposto viene riportata ai box ed è ritiro. Hamilton è da solo in prima fila e da solo resterà per tutta la gara fino alla bandiera a scacchi per il suo secondo successo nella città del leone.

2015 - Prima stagione in rosso di Sebastian Vettel che ha già vinto due gare in Malesia e in Ungheria sempre con temperature elevatissime. La Mercedes domina il campionato ma soffre in alcune condizioni particolari e soprattutto non sopporta il caldo. Già in Malesia e Ungheria, appunto, era andata in crisi sempre con le alte temperature. E a Singapore accade lo stesso: le frecce d’argento sono irriconoscibili. Già in difficoltà al venerdì, mai in grado di impensierire una Ferrari che sembra rinata. I ruoli si invertono: la Ferrari è la squadra da Battere e Vettel già vincitore tre volte a Singapore ha un feeling speciale con il Marina Bay Circuit. In gara è il tedesco a dettare il ritmo e a vincere senza grossi pensieri davanti a Ricciardo e a Raikkonen. Hamilton, in difficoltà tutto il weekend, è costretto al ritiro per una perdita di potenza improvvisa, Rosberg è solo quarto a 24 secondi dal vincitore.

2016 - Primo ed unico successo per Nico Rosberg a Singapore. Un successo sudato e non solo per il caldo umidissimo della città stato. Il tedesco infatti sembra poter controllare la corsa ma nel finale il suo compagno di squadra, in testa al mondiale per soli due punti, decide di cambiare strategia e rientra ai box per cercare di riagguantare il terzo posto ora in mano a Raikkonen. Ma il ferrarista e Ricciardo, secondo in quel momento, si fermano a loro volta. Rosberg è in testa ma non può entrare ai box perché altrimenti verrebbe passato da Ricciardo e dalla sua Red Bull. Gli ultimi giri della gara sono un inseguimento furioso dell’australiano che raggiunge Rosberg all’ultimo giro quando ormai non c’è più tempo per passare. Il tedesco vince per meno di un secondo di vantaggio su Ricciardo e Hamilton e va in testa alla classifica mondiale di 8 punti. È il sorpasso decisivo che lo porterà a vincere un incredibile titolo mondiale all’ultima gara ad Abu Dhabi.

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