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14 marzo 2018

Ferrari in Indy? Pura follia

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In attesa dell'inizio della stagione continua il botta risposta Ferrari-Liberty Media per il futuro assetto della Formula 1. Corsi e ricorsi delle battaglie politiche tra la Rossa e gli organizzatori del Circus. ecco perché l'ipotesi di un Mondiale senza Ferrari non è di certo una via praticabile

FERRARI 637, questa la sigla di una rossa diventa leggendaria senza mai avere corso. La macchina del tempo ci riporta a metà degli anni 80, quando l'allora presidente della federazione internazionale Balestre, in fase di rinnovo e rinegozazione del patto della Concordia, quello che definisce regole politiche ed economiche negli accordi tra team e organizzatori della F1, voleva varare una rivoluzione motoristica che a Maranello e a Enzo Ferrari in particolare non piaceva. Fu così, un po' per minaccia un po' per reale interesse al progetto, che prese forma l'idea di gettarsi sul campionato americano denominato allora Cart.
Il disegno della macchina fu affidato a Gustav Brunner che si avvalse delle conoscenze di Steve Horne, responsabile di uno dei team di riferimento delle corse Usa. La 637 era un gioiello con soluzioni avveniristiche riprese poi negli anni. Michele Alboreto la portò in pista a Fiorano. Enzo Ferrari invitò Balestre a Maranello per discutere del nuovo assetto della F1. Dalle finestre del suo uffici, lasciate volutamente aperte, entrò fragoroso il rombo del V8 turbo che spingeva la 637. Balestre capì che quello di Ferrari non era un bluff e scese a più miti consigli per non perdere il marchio più prestigioso al mondo. Fu così che, per ovvie questioni di budget, mentre la 637 era pronta al debutto in pista in America, Gustav Brunner fu costretto a bloccare il progetto e la 637 destinata a diventare un oggetto di culto dal valore inestimabile, visibile al museo Ferrari.

Oggi la storia si ripete, ma al momento con dinamiche ben diverse. In Indy infatti si corre con telaio monomarca, Dallara, l'eventuale interesse a partecipare sarebbe quindi possibile solo con motore.
Fermo restando che Ferrari avrebbe tutto interesse a buttarsi comunque anche in Indy, per i forti interessi nel mercato americano, a oggi è una strada impraticabile, così come allora, per questione di budget e risorse. Che la Ferrari possa lasciare la F1 per correre in Indy è impossibile, che diventi motorista per il campionato americano un'idea. Il rapporto con Liberty Media sembra già logoro ancor prima di entrare nel vivo. Di mezzo, come allora, il prossimo rinnovo del patto della Concordia, dal quale Liberty vorrebbe togliere i benefici economici e non solo che Ferrari ha. A Maranello non ci stanno e ben che meno sono disposti a seguire una ulteriore rivoluzione motoristica, dopo i milioni investiti nella Power Unit. Arriveranno a un accordo perché entrambe le parti, Marchionne e Liberty, sono ben lontani, per ovvi motivi, dall'idea di essere ricordati nella storia come coloro che hanno decretato l'uscita dalla F1 di Ferrari.
Ferrari resterà in F1 a vita o piuttosto cercherà di mettere insieme i top teams per costruire un campionato alternativo. Anche questa eventualità fu già paventata pochi anni fa quando, così come negli anni 80 e oggi, sul piatto ci sono le grandi manovre e i grandi interessi economici, per il rinnovo del patto della Concordia. Stiamo sereni e godiamoci il campionato che sta per iniziare...

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