Tardozzi: "Qatar? Marquez ha chiesto garanzie, altri non hanno il coraggio di parlare"
la precisazioneIl team manager della Ducati ha parlato su Sky Sport del Gran Premio del Qatar, in programma dall'8 al 10 novembre, il cui svolgimento è al centro del dibattito tra i piloti e l'organizzazione a causa della guerra in Medio Oriente. Di seguito le sue dichiarazioni sul tema
Abbiamo capito che i piloti per la prima volta si sono riuniti per riflettere sull'opportunità o meno di andare, dal loro punto di vista evidentemente, in Qatar. Le notizie che arrivano immagino siano di fonti istituzionali, e bisogna fidarsi del promoter che ti dice che là si può andare. Ma Marc Marquez del Qatar non ha voluto parlare, ed essendo il più carismatico del paddock ha un significato il fatto che non parli, cioè mi fa pensare che se fosse per lui forse là non ci andrebbe. Volevo capire come vi ponete voi. Ieri ne abbiamo parlato con Alessio "Uccio" Salucci, che ha detto: "Secondo me finiremo per andare al 100%, però io ho il dovere di lasciare liberi i miei piloti di decidere".
"Per quanto riguarda Marc, semplicemente è la persona più carismatica, per cui tanti piloti che fuori esprimono delle opinioni anche molto, ma molto più decise di quella di Marc, poi quando si arriva in un'assemblea davanti all'organizzatore stanno zitti. E questo è un po' così, lascia il tempo che trova. Detto questo, poi si butta la croce addosso a Marquez perché è l'unico che porta la voce di tutti gli altri piloti, che ha il coraggio di parlare a dispetto di altri piloti che, come dico e ripeto, dicono cose molto peggiori di lui, mentre lui è stato abbastanza intelligente nel dire 'Cerchiamo di mediare la cosa, di portare delle situazioni che possono garantirci che ci sia un'evacuazione, un piano B, che ci sono tutte le caratteristiche affinché noi possiamo andare in sicurezza'. È questo che ha chiesto, ma ti ripeto che ci sono stati molti altri che hanno detto cose peggiori, ma non hanno poi avuto il coraggio di ripeterle davanti all'organizzatore. Questo mi infastidisce".
Perché ti sei improvvisamente acceso?
"Perché ho letto che è stata buttata la croce addosso a Marc come se fosse lui quello che non vuole andare in Qatar. Non è così, semplicemente Marc ha chiesto, come tanti altri, di avere un piano di sicurezza a livello organizzativo, né più né meno. Non ha detto 'Non voglio andare'. E ripeto, per la terza volta, che c'è stato chi ha detto che non andava, poi davanti all'organizzatore non l'ha detto più".
No noi non siamo tra quelli che dicono 'Marquez ha detto che non vuole andare'. Ho fatto io una riflessione dicendo: se dice in pubblico 'Non ne voglio parlare', a me fa capire che in linea di massima, proprio tanto contento di andare là non è.
"Certo che ci sono delle situazioni che possono far pensare che sarebbe meglio non andare. Poi, nel momento in cui ci sono le condizioni di sicurezza, il piano d'evacuazione, piuttosto che le garanzie che se succede qualcosa non ci sono problemi, andiamo".
Aggiungiamo anche un'altra cosa che ci ha spiegato Uccio ieri, che i piloti ovviamente sono liberi di fare quello che vogliono, come i meccanici, i tecnici. Però la responsabilità se un vostro "dipendente" si presenta o no è vostra, della casa...
"È chiaro che ragionevolmente il contratto con l'organizzatore ce l'ha il team. I piloti passami il termine, sono stipendiati, dipendenti del team, quindi l'organizzatore, al di là di sentire la voce dei piloti, giustamente, il rapporto ce l'ha con il team. È chiaro che poi l'organizzatore si deve rifare poi nelle decisioni con il team".