Indycar, Lundgaard vince a Road America: rimonta dall'ultimo posto al primo
indycar foto: Arrow McLaren - XChristian Lundgaard trionfa clamorosamente nel GP di Road America della IndyCar, rimontando dall’ultimo posto dopo una partenza storta. Finale thrilling tra Rahal e Power per il podio, con il primo a muro a tre curve dalla fine
Ha chiuso il primo giro in ultima posizione dopo aver danneggiato l’ala toccando Scott Dixon al via, poi ha recuperato approfittando delle tante neutralizzazioni, ha spinto nei giri a pista libera e, sfilando un Marcus Armstrong rimasto a piedi a tre giri dalla fine, ha conquistato il successo: così Christian Lundgaard ha vinto il folle Gran Premio di Road America della IndyCar, riuscendo in una vera e propria impresa al volante della Arrow McLaren #7. Il danese, al terzo centro in carriera ed al secondo stagionale dopo quello del GP di Indianapolis, ha sorpreso tutti passando per primo sotto la bandiera a scacchi e precedendo prima David Malukas, per la terza volta secondo, poi Will Power. Proprio quest’ultimo ha infiammato l’ultimo giro, agganciandosi con Graham Rahal a tre curve dalla fine, con il figlio d’arte costretto a parcheggiare la macchina a bordo pista e perdere il podio. In realtà a tagliare il traguardo al terzo posto era stato Kyffin Simpson, ma una revisione dei risultati post-gara ha decretato che il pilota Ganassi abbia superato Power appena attivate le bandiere gialle per l’incidente con Rahal e, questo, ha portato la direzione gara a spostare Simpson in quarta posizione.
Road America, il racconto della gara
Come anticipato, i 55 giri del GP di Road America sono iniziati con il brivido per Lundgaard, la cui tamponata su Dixon in partenza ha obbligato Arrow McLaren ad un pit stop extra. Nei primi 13 passaggi Alex Palou, scattato dalla pole per la sesta volta quest’anno, ha regolato Armstrong, Malukas e Rosenqvist, ma le cose sono cambiate più volte nel corso della gara. Al giro 13 Grosjean è uscito dai box con la ruota posteriore sinistra mal avvitata, perdendola in curva quattro e provocando la caution. Palou, appena fermatosi ai box insieme a Malukas, ha così perso la leadership, regalata a un Felix Rosenqvist che ha trovato la caution proprio durante il pit stop, passando in testa davanti a Palou. Nel mentre, Christian Lundgaard ha piano piano recuperato posizioni.
Al 29° giro Armstrong, Lundgaard e Palou hanno svolto il secondo pit stop, ma rientrando in pit road lo spagnolo ha commesso un insolito errore, violando il limite di velocità e vedendosi recapitato un pesante drive-through. Alla penalità, però, Ganassi e Palou hanno messo una toppa ringraziando la caution chiamata proprio il giro successivo per lo stop di Christian Rasmussen, fermatosi per un problema all’ibrido (l’ennesimo per Ed Carpenter Racing) proprio sul traguardo. Rosenqvist ha dunque trovato la pit road chiusa, mentre Palou, avendo già superato il secondo pit stop, ha potuto riabbracciare la top10, il tutto mentre Armstrong e Malukas si sono imposti al primo e secondo posto.
Lundgaard, invece, ha avuto modo di sfruttare altre neutralizzazioni per fermarsi qualche giro più tardi e presentarsi all’ultimo pit stop con qualche tornata da leader e, soprattutto, a pista libera. Con la macchina leggera e senza aria sporca, il danese ha iniziato a stampare tempi rapidissimi, guadagnando secondi preziosi per poi mettere alle spalle l’ultimo pit stop tornando in pista al secondo posto. Nelle curve successive, Malukas ha capitalizzato le gomme già in temperatura mettendo a segno uno strepitoso sorpasso con due ruote sull’erba, spedendo Lundgaard al terzo posto. Tuttavia, avendo montato quelle gomme morbide nuove risparmiate in qualifica, il classe 2001 di Hedensted ha impiegato poco tempo a riprendere la piazza d’onore, proiettando lo sguardo sulla prima posizione di Armstrong, leader con quasi quattro secondi di vantaggio.
Giro dopo giro il distacco si è assottigliato, ma a poche tornate dalla fine sembrava che Armstrong potesse resistere alla McLaren. A tre passaggi dalla chiusura, però, ecco il colpo di scena. Il motore della Meyer Shank-Honda #66 ha iniziato a perdere colpi e, uscendo da curva sei a singhiozzi, Armstrong ha prestato il fianco a Lundgaard, fermandosi poi mezzo giro dopo e vedendo spezzato il sogno di vincere per la prima volta in IndyCar. La direzione gara ha deciso di appellarsi ad un’ultima caution, facendo ripartire il gruppo per il giro finale. Nello stesso, Lundgaard ha messo il timbro sul successo battendo Malukas, mentre Power e Rahal hanno inscenato un duello per il terzo posto risolto, purtroppo, nel contatto citato in apertura.
In tutto questo, Palou ha ammortizzato gli effetti negativi della penalità arrivando quinto alle spalle del compagno Simpson, precedendo poi Rossi, McLaughlin, Rosenqvist, Ferrucci e Kirkwood, autore di un weekend in sordina e solamente decimo sul traguardo. 11° Scott Dixon, colpito da una penalità, così come O’Ward, arrivato proprio dietro di lui. Le sanzioni hanno bersagliato anche Mick Schumacher, solo 17°, mentre Nolan Siegel ha visto volare via una buona Top10 quando la sua Arrow McLaren si è agganciata nell’ultimo giro con Josef Newgarden (debilitato dall’operazione effettuata dopo la vittoria di St. Louis per risolvere la frattura originata dall’incidente della Indy500). I due hanno completato la corsa al 21° e 22° posto.