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17 febbraio 2017

NBA, Kerr: "Russ in campo assieme a KD? Perché no"

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Tutti aspettano Kevin Durant e Russell Westbrook, per una sera di nuovo compagni di squadra da All-Star della Western Conference. E coach Steve Kerr non nasconde il fatto che potrebbe schierare il playmaker di OKC assieme ai quattro All-Star di Golden State

Con le ultime due gare prima della pausa ormai in archivio, i riflettori sono tutti puntati sull’All-Star Game di New Orleans che partirà da questa notte con il Rising Star. In modo particolare tutti aspettano il confronto tra Kevin Durant e Russell Westbrook, “costretti” a dover condividere per una sera lo spogliatoio. Coach Steve Kerr non ha escluso l’idea che sia la point guard di OKC a interpretare il ruolo del quinto incomodo, pronto a scendere in campo in compagnia dei quattro All-Star di Golden State: “Sto considerando questa ipotesi”, ha commentato durante un'intervista rilasciata a ESPN Radio. “L’unico obiettivo da allenatore dell’All-Star Game è quello di dividere i minuti in modo tale da far giocare tutti. Non c’è bisogno di pianificare nulla a livello tecnico. Almeno, io non lo faccio e non l’ho fatto due anni fa. Per questo sto pensando soltanto a come distribuire il minutaggio; ci ho ragionato e non svelerò nulla”. Kerr sembra dunque voler seguire il consiglio che qualche giorno fa aveva affidato alla stampa Doc Rivers. “Ho sempre cercato di far sì che i giocatori mi amassero – ha raccontato il coach dei Clippers -, ma quelli delle altre squadre, non i miei. I ragazzi che alleno tutti i giorni hanno già stima di me, non avevo bisogno di preoccuparmi di loro”.

"Io vs. Russell, come in un reality show" - Sarà divertente quindi osservare le reazioni dei due protagonisti più attesi, i cui destini sono diventati forse più importanti della partita stessa. “Tutti amano queste storie – racconta Kevin Durant -; è come essere in un’enorme soap opera, un vero e proprio reality show. In tanti sono curiosi di conoscere i particolari del nostro rapporto personale o di una nostra telefonata, senza porre attenzione alla partita delle stelle che è la cosa di gran lunga più importante. E sono sicuro che sia noi due che tutti gli altri la pensiamo allo stesso modo”. A rispondere invece sul cosa si prova a ritrovarsi compagni di squadra di Westbrook a distanza di dieci giorni dalla sfida tesa contro OKC, ci pensa Steph Curry: “Credo che saremo tutti abbastanza maturi da capire che l’obiettivo è quello di godersi il privilegio di essere degli All-Star e di condividere assieme lo stesso spogliatoio. Ovviamente ci sono delle rivalità e delle questioni in sospeso, ma alla fine dei conti bisogna capire che l’interesse di tutti è quello di aumentare l’attenzione e la curiosità verso la lega. Tutti quanti hanno bene a mente questo obiettivo, non parlo soltanto di Russell e KD. Essere un All-Star porta in dote delle sensazioni speciali che vanno rispettate”. A rompere il ghiaccio magari ci penserà Draymond Green, indicato non solo da Curry come l'uomo adatto per andare fuori dagli schemi. “Sì, penso di essere una persona che riesce a smorzare la tensione in situazione come questa – commenta il diretto interessato -; è talmente bello essere un All-Star e non penso che qualcuno porti le tensioni della regular season all’interno dello spogliatoio. Siamo dodici ragazzi che si sono meritati sul campo un’onorificenza del genere, ben consapevoli di quanto sia difficile riuscirci. Non faccio caso a tutta l’attenzione che viene posta sul fatto che divideremo lo spogliatoio con Westbrook. Ok, lui gioca per i Thunder e noi per gli Warriors. Ma questo weekend siamo tutti parte della squadra dell’Ovest”.

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