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02 aprile 2017

NBA, Tracy McGrady: una carriera da Hall of Fame

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Tracy McGrady

Tracy McGrady ai tempi degli Orlando Magic (Foto Getty)

La leggenda della NBA è il volto più riconoscibile della classe 2017 della Hall of Fame di Springfield. Una carriera sfortunata e priva di vittorie di squadra, ma comunque indimenticabile al di là dei risultati

Negli ultimi 20 anni di NBA sono stati tanti i giocatori in grado di lasciare una traccia, ma pochi hanno lasciato un ricordo indelebile quanto Tracy McGrady. Qualsiasi appassionato di pallacanestro non poteva che rimanere incantato davanti all’eleganza, alle doti realizzative e al talento apparentemente senza sforzo di “T-Mac”, qualità che lo hanno reso uno dei giocatori più amati della NBA contemporanea. Ma oltre al ricordo, Tracy McGrady nella sua carriera ha anche raggiunto dei risultati di tutto rispetto – due volte capocannoniere, sette volte All-Star e sette volte nominato nei quintetti All-NBA, di cui due nel primo – nelle 15 stagioni passate nella NBA vestendo le maglie di Toronto Raptors, Orlando Magic, Houston Rockets e successivamente (con meno fortune) New York Knicks, Detroit Pistons, Atlanta Hawks e infine San Antonio Spurs. Certo, di lui si ricorderà per sempre che ai playoff non è mai riuscito a superare il primo turno di playoff da protagonista, ma sui risultati di squadra influiscono fattori al di fuori dal suo controllo. Soprattutto gli infortuni alle ginocchia e alla schiena, che gli hanno dato il tormento per lungo tempo costringendolo a ritirarsi a soli 34 anni. Oggi che ne deve ancora compiere 38, però, la sua carriera è stata onorata con il riconoscimento finale: l’introduzione nella Hall of Fame di Springfield.

La classe del 2017 – McGrady verrà introdotto come sempre ai primi di settembre insieme ad altri grandi del gioco come Bill Self (allenatore di college a Kansas), il recentemente scomparso Kerry Krause, l’ex giocatrice Rebecca Lobo, l’ex NBA George McGinnis e altri protagonisti della NCAA come Muffet McGraw (allenatore della squadra femminile di Notre Dame), l’ex dirigente Tom Jernstedt, l’allenatore liceale del Texas Robert Hughes, la stella greca Nikos Galis e due ex Globetrotter come Zach Clayton e Mannie Jackson. Una classe con meno “star power” rispetto a quella guidata da Shaquille O’Neal, Allen Iverson e Yao Ming nello scorso anno, ma comunque sempre rispettabile per l’enorme contributo dato al gioco della pallacanestro.

 

La telefonata alla moglie – “Mi sono emozionato e ho cominciato a piangere” ha ammesso Tracy McGrady ai microfoni di ESPN quando ha raccontato di come ha reagito alla notizia. “Ho chiesto di ripeterlo più volte lentamente perché non riuscivo a crederci. Poi ho iniziato a chiamare mia moglie ma avevo talmente tante lacrime agli occhi ed ero così nervoso che nemmeno riuscivo ad aprire l’app giusta sul mio smartphone per far partire la telefonata…”. L’aneddoto di McGrady però non si conclude qui: “Quando poi sono riuscito a comporre il numero, lei non mi ha risposto subito e mi sono arrabbiato. Le ho lasciato un messaggio in segreteria telefonica dicendole di chiamarmi immediatamente, ma ci ha messo diverse ore e quando lo ha fatto non le ho risposto per ripicca. Quando poi le ho risposto le ho detto solo ‘No ma vai tranquilla, non è così importante, te lo dico dopo…’” ha scherzato “T-Mac” senza nascondere un sorriso.

Giovane Hall of Famer – McGrady ha ovviamente iniziato a giocare nella NBA da giovanissimo, facendo il salto dal liceo di Mount Zion nel North Carolina (dopo tre anni nella nativa Florida) direttamente nella lega dei professionisti nel 1997, giocando per i Toronto Raptors con il cugino di terzo grado Vince Carter (il quale, al contrario suo, ha spento le candeline dei 40 anni in campo e ancora schiaccia in mezzo alle gambe). McGrady ha poi spiccato il volo con la maglia dei Magic, con cui ha vinto due titoli di capocannoniere nel 2003 e nel 2004 venendo sempre nominato per un quintetto All-NBA (nel primo nel 2002 e nel 2003), diventando uno dei migliori giocatori della lega (votato come quarto nel titolo di MVP nel 2002 e nel 2003). Nel giugno del 2004 venne scambiato con gli Houston Rockets, dove formò una coppia tanto forte quanto sfortunata con Yao Ming, senza mai riuscire a superare il primo turno dei playoff e finendo sempre più fuori dal rango delle superstar con il passare degli anni e degli infortuni, specialmente alla schiena. Gli ultimi anni di carriera, passati a fare il facilitatore più che il realizzatore con le maglie di Knicks, Pistons e Hawks, gli hanno riservato poche soddisfazioni individuali e di squadra, ma nulla può togliere a quanto fatto vedere nei suoi anni migliori tra Orlando e Houston (la sua media negli anni 2000 è di 24.8 punti a partita, la quinta più alta del decennio), tra cui spicca l’indimenticabile prestazione da 13 punti in 35 secondi contro i San Antonio Spurs.

13 punti in 35 secondi con il commento originale di Buffa e Tranquillo

Una carriera da HoF – “Quando giocavo non pensavo mai alla Hall of Fame, pensavo solo alla prossima partita. Solo quando gli infortuni mi hanno impedito di essere quello che ero, ho iniziato a ragionare su cosa avessi lasciato come giocatore di pallacanestro” ha dichiarato “T-Mac” a ESPN, con cui collabora da qualche tempo soprattutto come ospite del programma pomeridiano di Rachel Nichols The Jump. È stata proprio la giornalista a dargli la notizia che era uno dei finalisti per la classe del 2017 (la sua reazione incredula si può vedere qui) e a introdurlo nei mesi successivi come “futuro Hall of Famer”, portandolo a ripetere continuamente “Dannazione, sta succedendo davvero…” e fargli rendere conto di quello che sarebbe potuto accadere. “Questa è la destinazione finale” ha concluso McGrady sulla Hall of Fame. “Quando sono uscito dal liceo, non mi sarei mai immaginato di arrivare fino a qui, e nemmeno che sarebbe successo così in fretta. Dopotutto ho ancora 37 anni, una parte di me pensa ancora di poter giocare, soprattutto con tutti questi soldi che girano adesso…” ha concluso senza nascondere un sorriso. D'altronde non era stato forse Michael Jordan proprio sul palco della Hall of Fame a non escludere un suo ritorno in campo a 50 anni?

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