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Basket Room: Tranquillo sulla lite LeBron-Thompson

NBA

Lo scontro tra James e Thompson durante il delicato timeout nel finale della sfida contro i Pacers non è passato inosservato: a Basket Room si commenta quanto possa essere utile o di intralcio questo tipo di leadership da parte del numero 23 dei Cavs

La marcatura su Paul George nel match casalingo vinto soltanto al secondo overtime dai Cavs 135-130 la scorsa notte è stata molto complessa, con il numero 13 dei Pacers autore alla sirena finale di 43 punti, 16 dei quali arrivati consecutivamente durante i dieci minuti di tempo supplementare. Un rebus che la marcatura a uomo di LeBron James su di lui non è riuscito a risolvere, spesso a causa di incomprensioni sui blocchi e nelle scelte difensive fatte dai ragazzi di coach Lue. Sull’ennesimo cambio mancato da parte di Tristan Thompson, il numero 23 è sbottato contro il suo compagno di squadra andando verso la panchina per il timeout, prevaricando anche le intenzioni e le parole del proprio allenatore e imponendosi con un perentorio “Ci penso io”. James ha poi mantenuto nei fatti la promessa, chiudendo il match con 41 punti, 16 rimbalzi e 11 assist, alla prima tripla doppia in carriera da 40-15-10, ma il suo comportamento non è di certo passato inosservato.

Le scuse di LeBron - A fine gara è stato lo stesso James a precisare e fare un passo indietro: “Devo riuscire a non rendere così plateali le mie azioni nel momento in cui ho qualcosa di cui discutere con i miei compagni. Avevo tutte le migliori intenzioni di questo mondo, ma ho manifestato soltanto la parte peggiore e inutile. Mi prendo la totale responsabilità dell’accaduto in quanto sento di essere il leader di questa squadra. Devo lavorare per trattenere questi istinti e manifestare le mie perplessità all’interno dello spogliatoio e durante le sessioni video”. LeBron ci tiene poi a difendere il suo fratello, uno con cui può permettersi di andare sopra le righe visto il rapporto che li lega: “Sono stato davvero troppo plateale. Tristan lavora sempre duro, è un grande giocatore e io ho sbagliato i modi – visto in TV non sono sembrato affatto piacevole”. Da parte di Thompson poi, nessun rancore: “Siamo una grande famiglia, è stato soltanto un errore di mancata comunicazione che ha generato qualcosa di più grande del previsto”. Se la lite è chiarita, restano però le perplessità di cui si è discusso anche nella puntata di Basket Room: quanto può essere utile alla squadra in valore assoluto questo tipo di leadership?

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