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02 maggio 2017

NBA, addio al piccolo Brody, amico di coach Kerr, Steph Curry e LeBron

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Non ce l'ha fatta a vincere la sua battaglia contro la leucemia il piccolo Brody Stephens, 8 anni, grande appassionato di NBA e amico di giocatori come Glenn Robinson III e Steph Curry. Solo tre settimane fa – su invito di coach Kerr – era stato l'ospite d'onore di una gara degli Warriors a Oakland

“La salute è la cosa più importante”. Lo dice Draymond Green, e anche se sembra la classica frase di circostanza stavolta fa notizia, perché rivolta dal n°23 degli Warriors a Steve Kerr, alle prese con i risaputi guai fisici: “Al momento il nostro approccio è questo: Mike Brown è il nostro allenatore, ci prepariamo all’evenienza che coach Kerr possa non tornare in panchina per questi playoff anche se ovviamente speriamo e preghiamo che possa star meglio e unirsi di nuovo a noi”. Preghiere e speranze che lo stesso Kerr – pur alle prese con una condizione medica non certo ottimale – ha dedicato per mesi a un piccolo tifoso degli Warriors, Brody Stephens, solo 8 anni, alle prese con una malattia ben più insidiosa: la leucemia. Brody, purtroppo, non ce l’ha fatta, e anche in un momento non facile l’allenatore di Golden State ha voluto ricordare – pubblicamente, con un messaggio su Twitter – la sfortunata lotta del suo piccolo amico, scomparso sabato 29 aprile nel suo letto del Riley Hospital for Children a Indianapolis. 

Steph Curry, LeBron James e Glenn Robinson III: i suoi “amici” NBA

Solo tre settimane fa – ironicamente nella gara interna di fine stagione regolare contro Utah, che oggi gli Warriors affrontano nel secondo turno di playoff – il piccolo Brody era stato ospite d’eccezione alla Oracle Arena nei panni di ball boy della squadra, personalmente invitato da coach Kerr alla sua conferenza stampa prepartita e poi protagonista anche allo shootaround del mattino grazie all’amicizia sviluppata con Steph Curry, che era andato a trovarlo in ospedale lo scorso novembre a Indianapolis durante la trasferta degli Warriors impegnati in campo contro i Pacers. Proprio di Curry – e del suo stile di tiro – Brody era un gran tifoso, anche se tra gli amici poteva contare anche sulla guardia dei Jazz George Hill, di Indianapolis come la sua famiglia. Un famiglia di giocatori: il padre (con trascorsi anche a livello collegiale), i tre fratelli maggiori e Brody Stesso, che prima che la malattia lo fermasse aveva già messo in mostra nella squadra della sua Sugar Creek Elementary School un talento da molti definito speciale. L’invito a Oakland a passare una giornata con gli Warriors era stato il regalo di Natale di coach Kerr al piccolo Brody, recapitatogli con un messaggio video sul cellulare di papà Jason, ma la sua storia aveva fatto breccia nei cuori di tanti giocatori, in più di uno spogliatoio NBA. Il rapporto forse più stretto era quello con Glenn Robinson III, la guardia degli Indiana Pacers che già lo aveva invitato alla Bankers Life Fieldhouse la scorsa stagione. La gara era di cartello, in città niente meno che i Cleveland Cavs poi campioni NBA, ma Brody in quell’occasione non ce l’aveva fatta, perché il suo stato di salute – sempre soggetto agli alti e bassi della malattia – non gli aveva consentito di lasciare la sua stanza d’ospedale. Dove però – saputo del suo forfeit obbligato – era arrivata una lettera davvero speciale: “Caro Brody, mi spiace che tu non ce l’abbia fatta a venire oggi…” e la firma di LeBron James in calce. Oggi il dispiacere è quello, ancora più forte, dello stesso Glenn Robinson III che sui social ha voluto condividere con una sola parola tutto il suo dolore: “Speechless”, la didascalia alla bellissima foto che lo vede ritratto mano nella mano col piccolo Brody all’uscita del palazzetto. E di fronte a tragedie del genere, non si può che restare così, davvero senza parole.

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