Contrariamente a quanto avviene per il calcio, il capitano di una squadra NBA non è obbligato a portare una fascia al braccio o un segno distintivo sulla maglia. Alcuni giocatori, però, nel corso degli anni hanno indossato una patch sulla spalla destra con una “C” a sottolinearne il ruolo nello spogliatoio. Ecco quelli che la hanno indossata nella storia
L’ultimo a indossare la “C” è stato Chris Paul, che insieme a David West ha portato orgogliosamente i “galloni” da capitano sulla maglia della versione 2010-11 dei New Orleans Hornets. CP3 sarà anche l’ultimo a indossare questo particolare segno distintivo sulla maglia, dato che dal prossimo anno in quella posizione ci sarà il noto “swoosh” della Nike, nuovo sponsor tecnico della lega, mentre sull'altra spalla ogni squadra avrà il suo sponsor individuale
MICHAEL REDD | La squadra che ha avuto più giocatori con la C sulla spalla sono stati i Milwaukee Bucks con 10. Uno di questi è stato Michael Redd, che ha giocato coi Bucks per undici delle sue dodici stagioni in NBA viaggiando a 20 punti di media in 578 partite disputate.
ANDREW BOGUT | Anche il centro australiano ha iniziato la sua carriera nel Wisconsin, disputando 408 partite in 7 stagioni dopo essere stato chiamato con la prima scelta assoluta nel Draft 2005.
MO WILLIAMS | Più noto per il suo passaggio ai Cleveland Cavaliers, in realtà Mo Williams ha disputato il maggior numero di partite nella sua carriera con la maglia dei Bucks (272 in 4 stagioni), con 14.1 punti di media. Quattro annate che gli sono valse anche il titolo di capitano nel 2006-07.
ERICK STRICKLAND | Solo due stagioni (le ultime della sua carriera) e 105 partite con la maglia dei Bucks, ma evidentemente Erick Strickland è riuscito a conquistarsi subito un ruolo da veterano in uscita dalla panchina per quel gruppo nel 2003-04, chiuso con 5.4 punti di media.
DESMOND MASON | Quattro anni in Wisconsin divisi in due passaggi diversi, ma che comunque gli sono valsi 249 partite con i Bucks: Desmond Mason è stato co-capitano della squadra nel 2003-04, la sua prima completa con Milwaukee dopo essere arrivato l’anno prima da Seattle
JOE SMITH | Prima scelta assoluta del 1995, in sedici anni di onoratissima carriera Joe Smith ha girato ben dodici squadre. Dal 2003 al 2006 ha vestito la maglia dei Bucks, disputando 194 partite, la terza squadra con cui ha avuto più presenze dietro Minnesota (247 partite) e Golden State (211). Oltre a questi sette, anche Tim Thomas, Vin Baker e Blue Edwards hanno avuto la “C” sulla maglia.
ERVIN JOHNSON | Da non confondersi col più famoso Earvin con la a, dopo quattro anni tra Seattle e Denver il centrone da University of New Orleans ha trovato la sua nicchia nel Wisconsin, rimanendoci per ben 7 stagioni e 461 partite. Nel suo ultimo anno, il 2005-06 osservato principalmente dalla panchina, venne nominato co-capitano a 38 anni d’età
NICK VAN EXEL | Noto soprattutto per i suoi anni ai Lakers a cavallo dell’era Shaq-Kobe, Van Exel ha disputato quattro stagioni a Denver scendendo in campo 245 volte, con 17.7 punti di media (il massimo in carriera) prima di essere scambiato con Dallas nel 2001-02. Oltre a lui anche Bryant Stith e Scott Hastings hanno vestito la “C” da capitano.
ANTONIO MCDYESS | Scelto dai Clippers con la seconda scelta assoluta nel Draft 1995 e subito scambiato con i Denver Nuggets, “Totò” McDyess ha giocato per sei stagioni in Colorado divisi in due periodi diversi: prima due stagioni dal 1995 al 1997 e poi altre quattro dal 1998 al 2002, dopo un anno passato a Phoenix a seguito di uno scambio. McDyess è poi tornato ai Nuggets nel 1999 da free agent disputanto le tre migliori stagioni della carriera (anche All-Star nel 2000-01), prima che un tremendo infortunio al ginocchio cambiasse il suo fisico e il suo ruolo in campo.
LAPHONSO ELLIS | Sei stagioni a Denver per aprire la carriera, sfiorando anche i 22 punti di media con 7 rimbalzi nel 1996-97: in 343 partite Ellis ha viaggiato a 15 punti di media con la maglia dei Nuggets, quella che più ha indossato nella sua carriera. Anche Reggie Williams ha vestito la “C” da capitano per i Nuggets.
TIM HARDAWAY | Prima lettera del leggendario “Run TMC”, l’Hall of Famer ha disputato sei stagioni con gli Warriors viaggiando a 19.8 punti e 9.3 assist di media in 422 partite, prima di essere scambiato con i Miami Heat nel 1995-96.
MITCH RICHMOND | Solo tre stagioni a Golden State, ma di altissimo profilo: Richmond non è mai sceso sotto i 22 punti di media con 48% di media dal campo, facendo divertire la NBA insieme a Hardaway e Mullin sotto la guida (spericolata) di Don Nelson in 234 partite, prima di passare ai Sacramento Kings con cui è stato sei volte All-Star.
CHRIS MULLIN | Forse il giocatore degli Warriors più amato prima dell’era Splash Brothers, Mullin ha vestito la maglia di Golden State per tredici anni dal 1985 al 1997, tornando poi per un ultima stagione nel 2000-01 a 37 anni dopo tre stagioni in Indiana. Nelle sue 807 partite sulla Baia ha viaggiato a 20.1 punti di media, toccando il suo massimo con i 26.5 del 1988-89. Oltre a loro tre, anche Avery Johnson ha avuto la “C” sulla maglia
DANNY MANNING | Prodigioso nei suoi quattro anni a Kansas, Manning ha esordito subito con la maglia dei Clippers “mangiandosi” il ginocchio e diventando All-Star solo nella sua quinta stagione a L.A. – venendo prontamente scambiato con Atlanta nel 1993-94 (“Clippers being the Clippers”). Ciò nonostante, nelle sue 373 partite con i Clippers Manning ha viaggiato a 19.1 punti di media, con un picco da 22.8.
MARK JACKSON | Point guard pura che più pura non si può, dopo le storiche prime cinque stagioni a New York Jackson passa ai Clippers nel 1992-93, chiudendo con 14.4 punti e 8.8 assist di media e confermandosi l’anno dopo con 11 e 8.6. La sua carriera a L.A. però dura giusto 161 partite, perché L.A. lo scambia con Indiana per Eric Piatkowski, Pooh Richardson e Malik Sealy.
RON HARPER | Dopo tre stagioni da super realizzatore a Cleveland, Harper passa ai Clippers nel 1989-90 in cambio di Danny Ferry e Reggie Williams. A L.A. si conferma realizzatore (19.4 punti di media in 304 partite) con un picco da 20.1, ma è nei successivi anni a Chicago che si toglie le maggiori soddisfazioni della carriera vincendo tre titoli con Michael Jordan e Scottie Pippen, i suoi compagni di allenamenti mattutini. Anche Walt Hazzard ha vestito la “C” sulla maglia nei suoi anni ai Clippers.
JEROME KERSEY | Ala piccola storica di Portland, Kersey ha indossato la maglia dei Blazers per 11 stagioni e 831 partite dal 1984 al 1995, chiudendo con 12.1 punti di media con un picco da 19.2 nel 1987-88.
TERRY PORTER | Arrivato solo un anno dopo Kersey, i due hanno finite per condividere quasi l’intera carriera in maglia Blazers, che Porter ha indossato per 758 volte con quasi 15 punti, 7 assist e 3.5 rimbalzi di media, venendo votato per l’All-Star Game nel 1990-91.
DAMON STOUDEMIRE | Scelto da Toronto a metà anni ’90, Stoudemire ha finite per giocare 529 partite in otto stagioni per i Blazers, con 12.8 punti di media e 5.7 assist guidando la squadra dal 1997-98 al 2005 – partendo sempre in quintetto per tutta l’era “Jail Blazers”.
TOM CHAMBERS | Cinque stagioni e 393 partite di onorato servizio per la maglia dei Seattle Supersonics, ornate anche dalla “C” da capitano. Tom Chambers ha viaggiato a 20.4 punti di media nelle sue stagioni a Emerald City, lasciandola nel 1988 dopo esserci arrivato nel 1983. Insieme a lui anche “Downtown” Freddie Brown e Jack Sikma hanno indossato i galloni da capitano.
CHRISTIAN LAETTNER | Dopo una leggendaria carriera a Duke University, Laettner non ha avuto altrettanta fortuna in NBA, toccando il suo massimo nell’anno da rookie (18.2 punti e 8.7) e poi andando sempre in calando. Nelle sue 276 partite in Minnesota ha comunque viaggiato a 17.2 punti e 8 rimbalzi di media, pur venendo poi scambiato nel 1996. Anche Doug West e Chuck Person ha avuto l’onore della “C” sulla maglia per Minnesota.
CHRIS PAUL | L’ultimo in ordine temporale a vestire la “C”, nei suoi sei anni e 425 partite tra New Orleans e Oklahoma City (anno dell’uragano Katrina) CP3 ha tenuto medie di altissimo profilo con 18.7 punti e 9.9 rimbalzi (curiosamente, cifre confermate anche nei sei anni disputati finora a L.A.).
DAVID WEST | Otto stagioni di onorato servizio dal 2003 al 2011, viaggiando a 16.4 punti e 6.6 rimbalzi di media conquistando per due volte l’All-Star Game. West è stato uno dei giocatori più prolifici degli anni 2000 in NBA, toccando per due volte quota 20 e per altre tre i 18 punti a partita, prima di riclarsi nelle ultime stagioni come veterano dalla panchina per San Antonio e Golden State
SHAREEF ABDUR RAHIM | Realizzatore di altissimo livello nei primi cinque anni a Vancouver, nei suoi due anni e mezzo ad Atlanta Abdur Rahim ha tenuto medie da 20.4 punti e 8.9 rimbalzi con 3 assist in 211 partite, che nel 2001-02 gli sono valse anche la partecipazione all’All-Star Game.
THEO RATLIFF | Negli stessi anni, anche Theo Ratliff ha servito da capitano ad Atlanta ancorando la difesa grazie alle sue 3.2 stoppate di media in 137 partite disputate, con 8.5 punti e 7.3 rimbalzi nonostante le basse percentuali al tiro (46%) per un centro.
REGGIE MILLER | Autentica leggenda e giocatore più importante della storia dei Pacers, Reggie Miller non ha indossato altra maglia che non fosse quella di Indiana, rimanendo in campo fino quasi ai 40 anni per 1.389 partite e 18.2 punti di media con il 39.5% da tre. Cinque volte All-Star, proprio in questi giorni si è celebrato l’anniversario dei suoi storici “otto punti in nove secondi” contro i New York Knicks.
VERN FLEMING | Meno noto e prolifico rispetto a Reggie Miller, anche Fleming ha disputato 11 stagioni e 816 partite con i Pacers, con medie da 11.7 punti e quasi 5 assist al servizio del compagno più forte. Ciò nonostante, le sue doti di leadership gli sono valse la carica di co-capitano.
TRACY MCGRADY | Ultimo giocatore a portare la “C” sulla maglia, almeno tra quelli estremamente noti (lo hanno fatto anche Sam Lacey e Nate Archibald per i Kansas City-Omaha Kings). Nei suoi quattro anni a Orlando, McGrady ha tenuto l’astronomica media di 28 punti a partita con 7 rimbalzi e 5 assist, vincendo per due volte il titolo di miglior realizzatore e venendo convocato per l’All-Star Game senza saltare neanche una partita delle stelle.