04 luglio 2017

NBA, Chauncey Billups dice no: chi sarà il GM dei Cavs?

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Chauncey Billups

Chauncey Billups, campione NBA nel 2004 e 5 volte All-Star (Foto Getty)

L’ex MVP delle Finali 2004 ha comunicato a Cleveland la sua intenzione a rifiutare il posto da capo della dirigenza. Quali opzioni rimangono ora al proprietario Dan Gilbert, con LeBron James che potrebbe andarsene tra un anno?

Quando il proprietario dei Cleveland Cavaliers Dan Gilbert ha deciso di non rinnovare il contratto in scadenza del GM David Griffin, il primo e unico nome emerso tra le sue preferenze è stato quello di Chauncey Billups. Il cinque volte All-Star però, dopo aver passato un paio di giorni a Cleveland ed essere rimasto in contatto con la presidenza per qualche settimana, nella giornata di ieri ha comunicato di non voler accettare il posto da President of Basketball Operation, lasciando quindi i Cavs senza una guida ufficiale. “Ho grande rispetto per Dan Gilbert e per i Cleveland Cavaliers, e apprezzo tantissimo le conversazioni che abbiamo avuto sulla loro organizzazione” ha detto Billups a ESPN. “Come ho già reso noto, mi piacerebbe un giorno guidare una dirigenza e far parte di una franchigia di successo. Ma in questo preciso momento, la tempistica non è quella giusta per immergermi in quel ruolo a Cleveland. Nel frattempo, continuerò a concentrarmi sulla televisione e i miei altri business”.

Famiglia, timing e futuro

L’MVP delle Finals nel 2004 il mese scorso ha parlato con gli Atlanta Hawks per un posto da GM e ha confermato di voler tentare la carriera da dirigente prima o poi (sarebbe uno dei quattro di colore nella lega insieme a Magic Johnson, Doc Rivers e Masai Ujiri, cosa che secondo quanto riportato da più fonti aveva enorme importanza per lui), ma per ora porterà quindi avanti il suo lavoro come commentatore a ESPN mantenendo la sua famiglia nella zona di Denver. Nelle scorse settimane si era parlato di come il 40enne Billups fosse riluttante ad accettare il lavoro proprio per il timore di trasferire la sua famiglia – la moglie Piper e le tre figlie –, ma in un’intervista con The Undefeated ha respinto al mittente certe voci, così come quelle che parlavano di un contratto di cinque anni: “La mia famiglia mi avrebbe supportato al 100% se avessi accettato, perciò non dipende da loro. Ma, dopo aver attentamente osservato tutta la situazione, semplicemente sentivo che non fosse il momento giusto. Certi tipi di decisioni alla fine si riducono a una questione di pancia e di spirito: per me non era il momento”. Billups è un grande amico di coach Tyronn Lue, ma non ha mai parlato nemmeno una volta con LeBron James, neanche per discutere del suo futuro visto che il tre volte campione NBA sarà free agent tra un anno. Un orologio che continua a ticchettare nelle teste di tutti i membri dei Cleveland Cavaliers.

Che faranno ora i Cavs?

Dopo l’addio di Griffin, le operazioni di Cleveland nelle ultime settimane sono state gestite dall’assistente GM Koby Altman, che al momento rimane il candidato principale (o, per meglio dire, unico) al posto di capo della dirigenza. Altman è rispettato dai suoi colleghi in giro per la lega ed è andato vicino a concludere lo scambio a tre per portare Paul George a Cleveland prima che Indiana cambiasse idea all’ultimo minuto, ma è chiaro che un proprietario molto coinvolto come Dan Gilbert vorrà avere l’ultima parola sulla decisione finale. I Cavs al momento sono fermi al rinnovo di Kyle Korver e la firma di José Calderon sul mercato dei free agent, senza avere sostanzialmente spazio salariale o margine di manovra per migliorare sensibilmente il roster – anche perché James è rimasto curiosamente in silenzio, senza cercare di reclutare nessun free agent. Un pessimo segnale per la franchigia che, unito alle voci di giocatori che consigliavano a Jimmy Butler di non richiedere una trade da Chicago a Cleveland, sembra in un momento decisamente confuso, pur mantenendo un certo distacco rispetto al resto della Eastern Conference uscita ancora più indebolita da questo mercato. La verità è che, considerando il poco margine di manovra e il possibile addio di James tra un anno, il lavoro di capo della dirigenza a Cleveland non è più così attraente come forse pensava Gilbert quando ha deciso di allontanare David Griffin – il quarto GM su quattro che non è stato confermato dal proprietario alla fine del mandato. Nonostante un più che possibile quarto viaggio consecutivo alle NBA Finals e la presenza di uno dei migliori giocatori della storia, chi potrebbe volere un lavoro con così poca stabilità e un proprietario così vulcanico con il rischio di ritrovarsi a ricostruire da zero tra dodici mesi?

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