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05 luglio 2017

Come si inserisce Gordon Hayward nei nuovi Boston Celtics?

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Gordon Hayward

Gordon Hayward ha giocato per sette stagioni negli Utah Jazz (foto Getty)

Il free agent a lungo inseguito è finalmente arrivato: cosa possono aspettarsi a Boston dal neo acquisto Gordon Hayward? E il suo arrivo li mette allo stesso livello dei Cleveland Cavaliers?

Per il terzo anno consecutivo, la festa del 4 di luglio ha regalato un trasferimento di un free agent di altissimo profilo: dopo il passaggio di LaMarcus Aldridge a San Antonio nel 2015 e soprattutto di Kevin Durant a Golden State dodici mesi fa, quest’anno è stata la volta di scelta di Gordon Hayward a far sparare qualche fuoco d’artificio in più ai tifosi dei Boston Celtics (e qualcuno in meno a quelli nello Utah). Oltre all’ovvia felicità di aver preso un giocatore da top-20 nella NBA – peraltro un anno dopo aver già preso Al Horford –, i tifosi biancoverdi avranno tirato anche un sospiro di sollievo, perché dopo tutte le promesse di quest’estate perdere Hayward sarebbe stato un disastro per i 17 volte campioni NBA. Dopo aver chiuso una regular season al primo posto a Est ed essere arrivati fino alle finali di conference per la prima volta dopo cinque anni, i Celtics avevano tutte le strade a disposizione per aggiungere due o più stelle alla squadra senza intaccarne i giocatori migliori: attraverso il Draft (con la prima scelta assoluta dai Brooklyn Nets), attraverso il mercato (grazie alla miglior collezione di scelte e contratti della lega) e attraverso la free agency (avendo la possibilità di liberare spazio per inserire un massimo salariale). Una libertà di movimento che però il GM Danny Ainge non è riuscito a trasformare in stelle conclamate, prima scegliendo di cedere la prima scelta per prendere Jayson Tatum e raccogliere un altro asset di eccellente valore, poi vedendosi “bruciato” sia per Jimmy Butler che per Paul George – e chissà se un giorno scopriremo quali erano le reali intenzioni della dirigenza biancoverde su entrambe le stelle. Sia come sia, Ainge è riuscito a salvare la sua estate arrivando all’obiettivo più grande, prendendo il miglior giocatore sul mercato dei free agent tra quelli realmente ottenibili senza dover compromettere un gruppo che anno dopo anno è arrivato fino alla cima della Eastern Conference. Ma come si inserirà Gordon Hayward negli schemi dei biancoverdi sui due lati del campo? E quanto li avvicina veramente a Cleveland?

Il matrimonio con Brad Stevens

Se esistesse un giocatore creato in provetta per il modo di intendere la pallacanestro di Brad Stevens, di sicuro avrebbe il profilo di Gordon Hayward. I due, come è ben noto a tutti, hanno cominciato le loro carriere praticamente insieme, in quelle favolose annate a Butler University in cui sono arrivati a tanto così (letteralmente) dal vincere un incredibile titolo NCAA. Dopo quella tremenda sconfitta in finale con Duke le loro strade si sono divise, ma mai realmente del tutto: i due hanno continuato a incontrarsi e a tenersi in contatto con un rapporto simile a quella del mentore e del discepolo, e per anni Hayward era stato accostato a un possibile passaggio a Boston proprio per la sua presenza (tanto che a gennaio in visita al Garden con i suoi Jazz è stato acclamato dai tifosi bianco-verdi, cosa che fece arrabbiare non poco Jae Crowder). Ora finalmente Hayward e Stevens possono ricominciare da dove avevano lasciato, ovverosia nella ricerca di un titolo che sarà estremamente difficile, ma per la quale l’ex stella dei Jazz ha un percorso più agevole rispetto a quanto sarebbe stato nella ultra-competitiva Western Conference. Hayward, ad ogni modo, si inserisce perfettamente nel sistema sviluppato da Stevens – così come, per la verità, si inserirebbe bene in qualsiasi sistema grazie all’eccellente versatilità del suo gioco offensivo e difensivo.

L'ultima partita di Hayward a Salt Lake City

Versatilità e profondità           

Hayward è un attaccante completo, capace di finire nell’80° percentile in categorie diversissime come il pick and roll da portatore di palla, i tiri sugli scarichi dei compagni, le conclusioni in uscita dai blocchi, le transizioni e i tagli. Tutte caratteristiche che il sistema in continuo movimento di Stevens ama ed esalta, così come il suo utilizzo nei passaggi consegnati promette di fare faville: Hayward ha chiuso la scorsa stagione al 6° posto per maggior numero di possessi di questo tipo, una classifica in cui le due guardie titolari dei Celtics – Isaiah Thomas e Avery Bradley – si trovano in top-5. È facile immaginare che la maggior parte dei possessi in hand-off di Bradley finirà nelle sapienti mani del nuovo arrivato, dal quale però ci si attende un netto miglioramento rispetto al solamente mediocre 47° percentile dello scorso anno – ma in un attacco con meno talento rispetto a quello che avranno i Celtics. Il prodotto di Butler è anche un ottimo difensore di squadra, ma soprattutto ha un profilo che per certi versi mancava nella pur eccellente difesa dei Celtics: Avery Bradley è uno dei migliori difensori perimetrali della lega, ma è comunque troppo basso per certi realizzatori che girano (e lo stesso si può dire di Marcus Smart, che oltretutto compromette le spaziature in attacco); Jae Crowder invece nell’ultima stagione ha iniziato a mostrare una certa difficoltà a tenere il primo passo dei migliori scorer perimetrali della lega, riuscendo paradossalmente a essere più utile contro avversari meno mobili di lui pur concedendo qualche chilo nell’accoppiamento difensivo; Jaylen Brown, pur ultra-atletico e promettentissimo, è ancora acerbo per poter fare davvero la differenza. Hayward invece, dall’alto dei suoi 2.03 per 103 chili, ha un profilo perfetto per marcare la maggior parte delle ali, mantenendo intatta la versatilità per scalare da 2 e imporre il fisico superiore contro i pari ruolo e regalando a Stevens una varietà di soluzioni praticamente unica: il coach dei Celtics ora potrà schierare quintetti piccoli (con Crowder da 4 e Horford da 5) oppure grossi (con gli inserimenti di Jaylen Brown e Jayson Tatum in ala) a seconda delle necessità, grazie a una collezione di ali versatili con pochi eguali nella lega.

La convivenza con Isaiah Thomas

Hayward, soprattutto, è il portatore di palla secondario che è sempre mancato in questi anni, specialmente quando le difese avversarie costringevano Isaiah Thomas a scaricare sui compagni per negarne la pericolosità offensiva. Ora i palloni “forzati” fuori dalle sue mani finiranno o in quelle di un eccellente lungo passatore come Al Horford oppure in quelle ancora più pericolose di Hayward con un vantaggio sulla difesa da poter sfruttare, una soluzione in cui può essere a dir poco letale non solo piedi per terra (38.5% nella scorsa stagione, ma in un sistema a bassi possessi in cui lui era sempre marcato come prima opzione offensiva), ma anche ricevendo in movimento per costruirsi l’amato palleggio-arresto-tiro dalla media distanza (38.4% su 323 tentativi lo scorso anno).

 

Il gioco a tre tra Thomas, Horford e Hayward con due tiratori appostati sul perimetro (in regular season Crowder ha tirato col 40% da tre e Bradley si è fermato al 39%) oppure un lungo sotto canestro in attesa dello scarico (come l’intrigante rookie Ante Zizic, che potrebbe anche partire titolare) può essere una situazione tattica difficilissima da difendere per chiunque, aprendo a dismisura il campo anche a due slasher atletici come Tatum e Brown. In un sistema basato sul penetra-e-scarica da un lato all’altro del campo in cui il pallone idealmente non si ferma mai nelle mani di un singolo giocatore, i Celtics promettono di essere anche una delle squadre più divertenti da vedere della lega – oltre a poter migliorare le 53 vittorie già conquistate un anno fa, oltre all’ottavo posto per rating offensivo (108.6 punti su 100 possessi) senza dover dipendere così tanto sulle incredibili evoluzioni di Isaiah Thomas, che peraltro sta recuperando da una preoccupante operazione all’anca.

I sacrifici dei Celtics

Arrivare a Hayward però non sarà del tutto indolore: per fare spazio al suo massimo salariale la dirigenza dei bianco-verdi sarà costretta non solo a rinunciare ad alcuni free agent (Jonas Jerebko, James Young e Gerald Green), i contratto non garantiti di Tyler Zeller e Jordan Mickey e soprattutto ai diritti per trattenere Kelly Olynyk (ora free agent senza restrizioni), ma devono anche scambiare uno contratto da almeno due milioni di dollari – e i tre candidati per questo “sacrificio” sono Avery Bradley, Marcus Smart e Jae Crowder. La scelta ricadrà probabilmente sul giocatore che assicurerà il maggiore ritorno in termini di giocatori e/o scelte future, ma bisogna anche considerare che Bradley sarà free agent nella prossima estate (e costerà tanto), così come Smart (che però sarà restricted). Crowder invece è sotto controllo con un contratto fino al 2020 a condizioni ultra favorevoli, solo 7 milioni all’anno per un titolare in una posizione di scarsa profondità nella lega – cosa che lo potrebbe rendere più attraente sul mercato rispetto agli altri due. Non sarà una scelta semplice per Danny Ainge, che forse avrebbe preferito inserire due di questi tre giocatori in uno scambio per arrivare a Paul George, ma questa possibilità è andata persa quando Indiana ha scelto di scambiare la propria stella con gli Oklahoma City Thunder, mandando in frantumi il sogno di aggiungere due All-Star e una scelta in top-3 al gruppo dello scorso anno, senza toccare ulteriormente il tesoretto di asset per il futuro.

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