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Embiid: “Drummond provoca e parla troppo. L’ho zittito e preso a calci nel sedere”

NBA

Joel Embiid non si era mai ritrovato faccia a faccia sul parquet con Andre Drummond. Ventotto minuti e soprattutto 30 punti dopo (con 11/15 al tiro) può tranquillamente ritenere di aver avuto la meglio nel primo testa a testa

Il primo incrocio contro uno dei migliori centri della Lega può essere un banco di prova non facilmente superabile per un giovane talento dal percorso altalenante e travagliato nella Lega a causa degli infortuni. Se ti chiami Joel Embiid però, questa può diventare l’occasione per mette in mostra tutta la tua forza e il tuo potenziale. Il lungo d’origine camerunense non si era mai trovato a battagliare sotto canestro con Andre Drummond; un momento importante per affermare il proprio status nelle gerarchie NBA. Talmente tanto da prepararsi al meglio per l’occasione, come il diretto interessato ha raccontato ai reporter alla fine della gara, a cui ha detto di aver osservato con attenzione i video di Drummond e di aver studiato il modo migliore per poter imporre la sua presenza sul parquet: “Non difende”, è stato il suo commento. “Appena è iniziata la partita ha provato a dimostrarsi aggressivo e soprattutto ha iniziato a parlare troppo. Così mi sono detto: ‘Vuoi davvero provocarmi? Sono pronto a prenderti a calci nel c***. E questo è quello che poi ho fatto”. Parolacce a parte, Embiid in effetti non è andato molto lontano dalla realtà con la sua descrizione, al termine di una sfida chiusa 30 punti in 28 minuti, con 11/15 al tiro e un dominio totale su entrambi i lati del campo. Una disfatta che Drummond difficilmente digerirà: quattro punti in un amen appena è iniziata la sfida per Embiid e tutto si è messo da subito in discesa. Per i Sixers (che poi nel finale sono stati costretti a rivincere una partita che sembrava già archiviata sul +21) e soprattutto per il centro. L’azione simbolo arriva a inizio secondo tempo: Embiid si libera sul perimetro e riceve con i piedi oltre l’arco in transizione, con Drummond già troppo profondo in marcatura, rientrato di corsa per proteggere il ferro. Il lungo dei Pistons allora esce provando un improbabile closeout e cadendo sulla finta del centro camerunense: Drummond finisce così al bar, impacciato e incapace di ritrovare equilibrio mentre Embiid vola al ferro indisturbato a inchiodare l’ennesima schiacciata. “You can’t see me”, il gesto è quello di John Cena. “Avevo ben chiaro in mente le sue intenzioni: provava in tutti i modi a cambiare sui blocchi, per evitare di dovermi inseguire in giro per il parquet. E poi ‘vuoi essere fisico e fare il provocatore’: io ti prendo a calci nel sedere”. Via Twitter è già arrivata la replica di Drummond: "Ci vediamo il 2 dicembre". La storia è soltanto all'inizio.

Draymond Green-Smith Jr. e il tentativo di schiacciata della discordia

A proposito di trash talking e simili, impossibile non parlare poi di Draymond Green, protagonista stavolta di un battibecco con Dennis Smith Jr., il rookie dei Mavericks colpevole a detta del giocatore degli Warriors di aver provato a schiacciargli in testa (e malamente scacciato via da Green che ha preferito fermarlo in maniera vigorosa). Una mancanza di rispetto da parte di un giovane, un po’ come quanto successo con la schiacciata di Jordan Bell in contropiede sul +30 che ha fatto infuriare tutta Dallas. “Queste c*** non devono accadere, questa non è la c*** di Summer League. Non devi provare a schiacciare in testa a nessuno, buona fortuna per la prossima volta”. Il tentativo di Smith di saltargli in testa per andare al ferro non era stato digerito dall’All-Star già in campo, avvicinatosi a scambiare qualche parole con il rookie già sul parquet. La point guard di Dallas però, schiva il colpo a fine partita: “Non so di cosa stia parlando. Lui non mi ha detto nulla, ha soltanto commesso un fallo. Non ha alcun senso quello che ha raccontato dopo. Stavo soltanto ridendo del fatto che aveva provato a stopparmi e c’è riuscito in maniera fallosa. Non mi interessa tutto ciò che si dice, voglio solo far capire che non sono un giocatore che si tira indietro in alcun tipo di situazione. Non mi piego davanti a nessuno”. La personalità a Smith Jr. infatti non sembra mancare: “L’unica cosa di cui sono certo è che non può permettersi di saltare con me”. Lo scontro anche in questo caso non è ancora terminato.

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