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WNBA, Breanna Stewart: "Anch'io abusata da bimba, ragazze parlatene"

NBA
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L'ala piccola delle Seattle Storm, già vincitrice del titolo Ncaa dal 2013 al 2016, ha rivelato su The Players' Tribune di essere stata molestata da una persona vicina alla sua famiglia quando aveva 9 anni: "Il basket era la mia zona di sicurezza"

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“Ricordo il suo odore. Sigarette e sporco. Anche qualcosa di metallico”. Sono le prime righe della lettera con la quale Breanna Stewart, 23enne ala piccola in forza alla franchigia WNBA delle Seattle Storm, ha raccontato di essere stata molestata da una persona vicina alla sua famiglia. Il testo, pubblicato su The Players' Tribune, si intitola "Me too", chiaro riferimento alla campagna contro gli abusi sessuali nata in America in seguito allo scoppio del caso Weinstein, il produttore cinematografico accusato di numerose molestie. Dopo la pioggia di denunce nel mondo dello spettacolo, quello dello sport ha scoperto di non essere immune all'orrido fenomeno. Nei giorni scorsi alcune ginnaste statunitensi, tra le quali McKayla Maroney, hanno denunciato pubblicamente di aver subito abusi dal medico della Nazionale Larry Nassar quando erano poco più che bambine. Alle loro voci si è aggiunta quella della cestista, vincitrice di quattro titoli Ncaa quando frequentava l'università di Cunnecticut.

"Ragazze, parlatene"

La nativa di Syracuse ha raccontato di essere stata molestata a partire dai 9 anni da un uomo che abitava nella casa di un suo familiare. Solo due anni dopo trovò la forza di confessarlo ai suoi genitori. Subito dopo, l'uomo fu arrestato. La stessa sera in cui arrivò la polizia, Stewart andò ad allenarsi, come sempre: "Il basket era diventata la mia zona di sicurezza". Nel resto della sua lettera, la cestista spiega quanto sia complesso per lei riuscire a lasciarsi alle spalle gli incubi del passato e invita le donne a parlare con gli altri degli abusi subiti: "Se una persona non ti crede, dillo a qualcun altro. Un genitore, un parente, un insegnante, un allenatore, un amico dei genitori. L'aiuto è lì. Se ho aspettato tanto per raccontarlo in pubblico è perché non voglio essere definita da questo episodio più che da quanto sono brava a giocare a basket. Entrambe le cose sono parte di me. È solo un po' più complicato di quanto sembra".

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