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NBA, Lonzo Ball raccontato da Tyus Edney: “È un giocatore speciale”

NBA

Mauro Bevacqua

Il ruolo di playmaker. La carriera a UCLA. Quella nella NBA. Il percorso di Lonzo Ball è simile a quello compiuto prima di lui da Tyus Edney, che oggi lavora ai Bruins e l'anno scorso ha avuto la possibilità di vedere da vicino il rookie oggi ai Lakers. Ecco cosa ci ha raccontato 

LOS ANGELES – Su una parete degli uffici di Tyus Edney a UCLA, dove ricopre la carica di assistente allenatore per Steve Alford, campeggia la riproduzione della copertina di Sports Illustrated del maggio 1995, con i Bruins campioni NCAA e il viso di Ed O’Bannon (MVP di quelle Final Four) a tutta pagina. Ma a Los Angeles – e non solo a Los Angeles – tutti ricordano che a trascinare quei Bruins fino alle Final Four era stato proprio il piccolo playmaker visto anche in Italia (a Treviso, Roma e Bologna), grazie allo storico canestro da lui realizzato contro Missouri, dopo un coast-to-coast confezionato negli ultimi 4.8 secondi della gara. Solo l’anno scorso il ruolo di playmaker dei Bruins che nel 1995 era affidato a Edney vedeva come interprete l’attuale point guard dei Los Angeles Lakers, che proprio a UCLA ha costruito la reputazione necessaria per guadagnarsi la seconda scelta assoluta al Draft 2017. A Tyus Edney allora – uno che Ball ha potuto vederlo da vicino, in palestra e fuori, per un intero anno, l’unico trascorso al college dal figlio di LaVar – abbiamo chiesto di raccontarci il nuovo leader dei Lakers, divisivo anche dopo il suo primo mese di NBA, nel quale ha collezionato triple doppie e applausi insieme a feroci critiche per le pessime percentuali al tiro esibite. Ecco l’opinione di Edney.

“È un giocatore speciale, che oggi ha nel passaggio la sua arma migliore: questo lo rende diverso da gran parte delle point guard, che invece preferiscono segnare. Lonzo ama il passaggio, e per il modo in cui vede il campo la sua forza è quella di migliorare i compagni che giocano con lui. È quello che è successo da noi a UCLA lo scorso anno: Ball ha instillato quella che abbiamo definito la cultura del passaggio all’interno della squadra, e grazie a lui tutti volevano passarsi la palla, come se il suo esempio fosse stato contagioso. È questo che ci ha portato a essere una delle squadre col miglior attacco della scorsa stagione NCAA”.

Ci racconta le sue caratteristiche principali?

“Innanzitutto è uno che ama la competizione, che vuole vincere sempre. Dal punto di vista tecnico sa come giocare a ritmo elevato, perché è lo stile in cui è cresciuto: questo gli permette di riuscire a prendere ottime decisioni anche giocando ad alta velocità, una qualità che nella NBA lo aiuta senza dubbio, visto gli atleti contro cui compete. Ai Lakers poi, a maggior ragione ora che Magic Johnson ha potere all’interno della dirigenza, quel tipo di stile – contropiede, transizione, corsa – è sempre stato il preferito, fin dai tempi dello Showtime, e sono convinto che Magic abbia voluto Lonzo proprio perché convinto che possa ricreare quel tipo di squadra, creando quella chimica essenziale perché i Lakers possano esprimere di nuovo una pallacanestro divertente e brillante”.

Fuori dal campo invece che tipo di ragazzo è?

“Molto riservato, quasi timido, in pubblico. Si apre soltanto con le persone a lui più vicine o dopo averle conosciute davvero bene. Deve sentirsi a suo agio per farlo, per cui ci vuole un po’ di tempo. Quando poi si lascia andare è un ragazzo molto divertente, che ama ridere, scherzare e far battute. Un comportamento importante anche in spogliatoio, perché così facendo aiuta a far gruppo e a coinvolgere tutti i suoi compagni, affermandosi come leader”.

Leader come è stato leader Jason Kidd: ha senso il paragone?

“Penso che ci possa stare: ha centimetri, stazza ed è molto veloce, una caratteristica che aveva anche Kidd, un altro giocatore che come Lonzo faceva del passaggio la sua priorità”.

Sta subendo molte critiche per via del suo tiro.

“Non è un cattivo tiratore, le sue percentuali qui da noi a UCLA sono state buone. Se prende buoni tiri tende a metterli, quando sbaglia è più che altro per una questione di selezione dei tiri. Ho sentito tanta gente dire che non ha tiro dalla media distanza ma non è vero: preferisce concludere al ferro, magari, ma ha nel suo arsenale anche un floater che se devi tirare nel cuore delle difese NBA è arma sicuramente importante”. 

E in difesa?

“Spesso per via di quello che è lo stile di gioco a livello liceale molti pensano che Lonzo non sappia difendere ma non è assolutamente vero: verso la fine della stagione NCAA noi lo utilizzavamo contro il miglior attaccante avversario, era diventato uno dei nostri difensori più forti. Grazie alla sua velocità di piedi, alla visione di gioco e alla capacità di leggere le partite, Lonzo capisce prima quello che sta succedendo in campo, rendendosi pericoloso sulle linee di passaggio e molto utile nelle rotazioni in aiuto”.

I Lakers sono la squadra della sua città, per cui ha sempre tifato da piccolo: troppa pressione per un ragazzo che ha appena compiuto 20 anni?

“Io penso sia pronto a sopportare la pressione, anche di una città e di una piazza come Los Angeles. Lo dico perché anche durante il suo anno qui da noi a UCLA c’era già molta attenzione attorno a lui e alla sua famiglia, con le dichiarazioni del padre che spesso lo avevano gettato sotto i riflettori: lui è stato comunque capace di giocare ad altissimo livello. Credo faccia parte di ciò che lo rende speciale”.

E in campo qual è la caratteristica tecnica che lo rende speciale?

“Personalmente non mi immaginavo che fosse così veloce. Non l’avevo mai visto giocare di persona prima che arrivasse a UCLA, avevo solo visionato molti suoi video, ma la velocità con cui gioca, processa informazioni mentre è in campo e agisce di conseguenza è impressionante. Ovviamente ha ancora margini di crescita, ma se continuerà a migliorare penso che proprio grazie alla sua rapidità, al modo in cui può andare a canestro o trovare i suoi compagni abbia la possibilità di arrivare a dominare le partite”

Quale futuro lo aspetta?

“Lui dà il meglio di sé se può dividere il campo con giocatori di grande livello, che finiscono per innalzare il suo stesso rendimento. Lonzo non è – e mai sarà – il tipo che tira 25 volte a partita, non è nella sua natura, nel suo stile. Questo non vuol dire che sia riluttante a cercare la conclusione, perché non ha certo paura a prendersi le sue responsabilità, però è al meglio quando può giocare di e con la squadra. Se ai Lakers l’anno prossimo dovessero arrivare un paio di free agent di peso, lo scenario potrebbe essere quello ideale, per lui e per la squadra”. 

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