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NBA, a favore di coach Fizdale e contro Parsons: arriva Captain Jack!

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Continua a far discutere la scelta dei Grizzlies di licenziare coach Fizdale, soprattutto dopo le parole di Stephen Jackson che, a differenza degli altri, non solo difende l'allenatore, ma punta il dito contro quello che è il vero colpevole (a detta sua): Chandler Parsons

Il licenziamento di coach Fizdale ha fatto discutere molto. In tanti, forse troppi hanno detto la loro, soprattutto attraverso i social network, raccontato il loro punto di vista. Nella stragrande maggioranza dei casi il coro si è levato unanime sulla questione, prendendo le parti dell’ormai ex allenatore dei Memphis Grizzlies, colpevole secondo la franchigia del Tennessee del momento negativo attraversato dalla squadra. Colleghi, giocatori e commentatori però hanno sottolineato come secondo loro questa decisione sia stata un terribile errore. Tra tutte a spiccare sono state in particolare le parole di Stephen Jackson, uno che nella vita non è mai riuscito a passare inosservato. Dopo le 14 stagioni trascorse in NBA (e un titolo con gli Spurs), Jackson è diventato poi uno degli analyst di ESPN e, come accadeva sul parquet, ha mantenuto la sua dose di imprevedibilità. L’ex giocatore di Pacers, Warriors (e tante altre), a differenza di chi lo aveva preceduto, non solo si è unito al coro in difesa del coach dei Grizzlies, ma poi ha puntato il dito contro quello che a detta sua è uno dei principali responsabili delle difficoltà che sta attraversando la squadra di Memphis. “Prima concedi 100 milioni di dollari a un giocatore che non si è mai preoccupato del basket e di essere un vincente, e poi chiedi al tuo coach di fare i miracoli”; questo il post condiviso su Instagram da Jackson con chiaro riferimento a Chandler Parsons e al suo contratto, il più controverso firmato dai Grizzlies negli ultimi anni. Un giocatore a cui la dirigenza del Tennessee ha deciso di elargire un quadriennale da 94 milioni di dollari totali, nonostante le difficoltà fisiche e le tante gare saltate causa infortunio dall'ex Rockets e Mavericks. Da quando è arrivato a Memphis, sono state soltanto 51 le gare disputate dal numero 25 in maglia Grizzlies; troppo poche per giustificare una simile spesa. Almeno secondo Jackson.

Il botta e risposta (sempre via social)

Tutto finito? Neanche per sogno, visto che l’ex giocatore ha poi proseguito, dettagliando attraverso un video il suo modo di vedere le cose: “Non puoi pensare che un coach possa vincere delle partite quando gli vengono messi a disposizione soltanto giocatori che non si preoccupano del basket. Dovresti fare affidamento su Zach Randolph, su Tony Allen, ma quando scambi giocatori di questo spessore è come se perdessi con loro anche il cuore della squadra. Soprattutto se hai ha disposizione giocatori pagati 100 milioni e che fanno nove punti di media a partita e nulla più”. Il bersaglio resta sempre quello e Parsons a quel punto non ha voluto far passare sottotraccia quanto successo, ma ci ha tenuto a replicare (sempre via social) dando vita a un botta e risposta virtuale. “È complesso accettare un odio così forte da uno che sa cosa vuol dire indossare queste scarpe, che sa quanto è difficile essere in NBA e che conosce quanto faccia schifo avere a che fare con gli infortuni. Diventi pazzo perché posso provvedere alla mia famiglia? Non amo il basket perché ho avuto tre interventi alle ginocchia? Stai dicendo cose senza senso e che suonano piene di rabbia. La NBA è una grande fratellanza, basta con quest’odio”. Jackson non ha atteso poi molto a rispondere, postando poi lo screen della conversazione per metterlo bene in evidenza. “Tu non sei certo mio fratello. Sono stato un giocatore migliore di te e lo sono ancora. Il fatto che mi fa arrabbiare molto è che ci siano dei giocatori che mettono in cattiva luce il proprio allenatore perché non danno il 110%. Io amo il Gioco e l’ho sempre amato. Non abbiamo intrapreso lo stesso cammino; le nostre esperienze sono totalmente diverse. Chiunque preferirebbe avere un compagno come me in spogliatoio e non come te. Odio vedere verso dove si sta dirigendo il Gioco. Io arrivo da Port Arthur (Texas) e non hai la minima idea del tipo di percorso che ho fatto”. La chiosa finale è il commento al post Instagram, scritta sempre da Jackson: “Questa non è una rissa. Io ho passione per il gioco e amo il basket. Odio soltanto vedere che quando non viene apprezzato. Odio assistere al licenziamento di allenatori che si prendono cura del Gioco molto più dei loro giocatori. Posso contare sulle dita delle mie mani quelli che reputo dei veri fratelli conosciuti in NBA. Fatti, non uomini  che dicono soltanto sì. Sono in molti quelli che non se ne preoccupano. Amore per tutti e rimettiti presto Chandler Parsons”. Pace fatta? Con Stephen Jackson nei paraggi, difficile esserne sicuri.

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