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NBA, il grande inizio di stagione di Oladipo: i Pacers hanno trovato il loro All-Star

NBA

Dopo la partenza di Paul George, a Indianapolis era tempo di rifondare e ripartire da zero. Victor Oladipo però con le sue prestazioni sta accelerando (di molto) il processo di crescita 

A Indianapolis l’ultimo All-Star presente nel roster lo hanno salutato (non per scelta) lo scorso luglio, quando Paul George ha deciso di fare i bagagli destinazione Oklahoma City, per giocarsi le sue chance di titolo con i Thunder. La sua partenza ha scritto la parola fine su un gruppo che nel recente passato aveva lottato al vertice della Eastern Conference, andato a sbattere in post-season sempre contro l’insuperabile LeBron James. Vista la delicata situazione contrattuale unita alla volontà del numero 13 di non proseguire la sua avventura in Indiana, ai Pacers non è stato lasciato molto margine di manovra nelle trattative. La trade che ne è venuta fuori è stata il risultato dell’opportunismo di Sam Presti e il coro dei cronisti e commentatori che si è levato a cose fatte non ha avuto dubbi nel proclamare una sentenza condivisa: lo scambio era tutto in favore di OKC, con Indiana costretta ad accontentarsi delle briciole rappresentate da Victor Oladipo e Domantas Sabonis. Due giocatori che in questi primi 40 giorni di regular season hanno ribaltato ogni tipo di previsione. Il figlio dell’indimenticato Arvydas si è rivelato molto più utile alla causa di quanto previsto, in grado di unire in maniera convincente solidità ed efficacia. La vera sorpresa però è stato proprio Oladipo, che con la clamorosa partita da ex giocata contro gli Orlando Magic ha soltanto messo la ciliegina su una torta fatta di punti, leadership, quantità e qualità. In pratica, tutto i compiti a cui fino allo scorso maggio provvedeva Paul George; il giocatore di cui in pochissimi avrebbe immaginato potesse fare il sostituto. “Victor Oladipo ha giocato forse la miglior partita della sua carriera. Bisogna iniziare a dargli molto più credito, è cresciuto moltissimo come giocatore sotto tutti gli aspetti: questa è stata la sua notte”. Parole sacrosante quelle di coach Vogel, che meravigliano soltanto in parte chi non era rimasto indifferente dinanzi ai progressi del numero 4, alla guida dei sorprendenti Pacers di questo inizio.

Alla guida del 5° miglior attacco di tutta la NBA

Contro la squadra della Florida le attenzioni di molti erano rivolte soprattutto alla condizione fisica di Oladipo, assente nell’ultima gara (persa contro i Celtics) a causa di un fastidio al ginocchio. “Arrivato a un certo punto, quando riesci a fare una dopo l’altra tante giocate di questo livello, non riesci neanche a renderti conto da dove saltino fuori. Senti solo che la palla continuerà ad andare dentro”. Sì, appena messo piede sul parquet il suo stato di forma è stato da subito chiaro a tutti; i problemi erano ormai alle spalle. Alla sirena finale il boxscore è eloquente: un perfetto 11/11 al tiro per aprire l'incontro, macchiato soltanto nel finale da tre errori, che lo ha portato a chiudere con 26 punti, quattro triple, sei rimbalzi, cinque assist, quattro stoppate, due recuperi e +29 di plus/minus. Una delle sue migliori gare a livello personale, ennesima conferma in una stagione in cui Oladipo è al 12° posto per punti realizzati a partita (23 tondi), intruso in mezzo a Kevin Durant, Blake Griffin e DeMar DeRozan. Circondato da quelli che sono ormai All-Star affermati, a differenza sua. Il numero 4 infatti non è mai stato un giocatore da 17 tentativi a partita, né tantomeno uno in grado di convertirli con quella efficacia. Un dato su tutti racconta la sua definitiva maturazione: il 46.2% dalla lunga distanza su 5.2 tentativi di media. Mai così bene, per un giocatore che quattro mesi (non anni...) fa tirava con il 36% in un contesto che, grazie a Westbrook, gli garantiva tiri molto più aperti. Una crescita che lo ha portato a essere pedina fondamentale del quinto miglior attacco NBA (108.2 di Off Rating, secondo soltanto a Warriors, Rockets, Cavs e Raptors). I Pacers dunque, nella stagione in cui hanno perso il loro miglior giocatore in una trade che non volevano fare, sono sostanzialmente rinati dalle loro ceneri. E questo soprattutto grazie alla scossa data da Oladipo: “Era ansioso di giocare ed è sceso sul parquet in maniera molto aggressiva. Quando un giocatore è in campo con questo tipo di convinzione, il nostro compito è quello di mettere il pallone nelle sue mani e lasciare che sia lui a decidere”. Sì, proprio il trattamento che viene riservato di solito agli All-Star.

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