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NBA, Hack-a-Simmons: il rookie dei 76ers alla prova dei liberi

NBA

Ben Simmons ha tentato 24 tiri liberi nel solo quarto periodo, convertendone soltanto la metà. Washington ha scommesso sulle sue modeste percentuali, ma alla fine ha vinto lui: 31 punti, 18 rimbalzi e soprattutto un altro fondamentale successo

Sul 64-35 in favore di Philadelphia, la partita degli Wizards sembrava essere segnata. John Wall ancora alle prese con i problemi al ginocchio, Bradley Beal uscito malconcio da un colpo al viso (poi rientrato soltanto nel secondo tempo) e un eloquente 15/45 complessivo dal campo. Per riacciuffare la partita contro una squadra giovane e atletica come i 76ers, coach Brooks ha provato con l’unica arma a disposizione che gli era rimasta: svuotare la panchina e tirare il più possibile da tre punti. Washington è riuscita così a mettere a referto un quarto periodo da 48 punti (record di franchigia degli ultimi 32 anni), riportandosi in parte a contatto. A quel punto, leggendo le tendenze di questi primi 40 giorni di regular season, gli Wizards hanno iniziato a commettere fallo intenzionalmente su Ben Simmons. Il rookie dei Sixers ha così ripetuto 12 volte il tragitto dalla linea di fondo alla lunetta avversaria per tre minuti di gioco, durati in realtà più di venti effettiv, in un quarto quarto da record. Ventiquattro tiri liberi nell’ultima frazione di gioco non li aveva mai (tristemente) tentati nessuno, neanche Ben Wallace e Dwight Howard (detentori del precedente primato con i loro 20 liberi). Dodici hanno trovato il fondo della retina e soprattutto sei degli ultimi otto; quelli decisivi per dare l'ultima decisiva spinta verso un successo che i Sixers hanno raggiunto in gran parte grazie proprio alla prestazione di Simmons. Il numero 25 infatti ha chiuso con 31 punti e 18 rimbalzi (entrambi massimo in carriera) e un 15/29 ai liberi in linea con il 56% stagionale messo a referto a cronometro fermo. “Non ho paura di tirare i liberi, conosco bene la mia durezza mentale. Non è una cosa che andrà a lungo ancora per molto”. I 20.492 spettatori presenti al Wells Fargo Center hanno iniziato a fischiare i giocatori degli Wizards ogni volta che intenzionalmente si lanciavano su Simmons non appena riprendeva il gioco, sottolineando il loro disappunto dinanzi a un rivedibile spettacolo. Sugli spalti c’era anche il commissioner Adam Silver, che sicuramente avrà preso nota.

“Fischiavano i falli, avrebbero dovuto farlo per gli errori dei loro giocatori”

Nel post-partita però coach Brooks non aveva alcuna intenzione di rinnegare o pentirsi della sua scelta. L'ex allenatore dei Thunder ha inizialmente provato a evitare le domande a riguardo, approfittandone per sottolineare ciò che più gli stava a cuore: “Ho messo dentro i ragazzi della panchina perché volevo mandare un messaggio a tutto il gruppo, far capire che per stare in campo bisogna giocare duro, lottare su ogni dannato pallone. Alcune volte le riserve riescono a essere più efficaci e allora è giusto lasciare spazio a loro; se c’è qualcuno che inizia a recriminare su questo, vuol dire che non ha capito come si deve ragionare in questo spogliatoio”. Quando poi però è arrivata l’ennesima sottolineatura da parte dei giornalisti che hanno posto l'attenzione sul fatto che una tattica del genere “non sia un bene per il Gioco”, Brooks ha risposto stizzito: “Non è una regola che ho inventato io, sono semplicemente quelle previste dalla NBA: il mio compito è soltanto quello di fare qualsiasi cosa per provare a vincere più partite possibile. La percentuale dalla lunetta di Simmons non era granché e questo ci permetteva di sperare in un suo errore e di recuperare altro terreno tirando dalla lunga distanza”. Molto più duro Kelly Oubre, il miglior realizzatore del match in casa Wizards: “I tifosi hanno continuato a fischiare noi, ma dovevano farlo rivolgendosi alla propria squadra e ai propri giocatori che ha sbagliato così tante volte a cronometro fermo”. Ben 64 i tiri liberi totali per i padroni di casa, diciotto dei quali tentati da un efficiente Joel Embiid: “È stato molto frustrante assistere a una scena così, ma credo nelle capacità di Ben e lui ha fatto un ottimo lavoro per tirarsene fuori”. Simmons infatti è rimasto lo stesso sul parquet, con coach Brown che non ha mai pensato di richiamarlo in panchina ed evitargli il supplizio: “Abbiamo deciso di tenerlo in campo perché anche questo fa parte del suo percorso di crescita. È un ragazzo che avrà una lunghissima carriera e deve imparare a destreggiarsi anche quando le cose non girano a suo favore. Fa parte del suo sviluppo. Come squadra dobbiamo trovare un modo per aiutarlo, ma per crescere deve trovare il modo di superarle restando in campo”.

A calm mind brings inner strength and self confidence.

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