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NBA, prendi nota: ecco Donovan Mitchell, il nuovo volto degli Utah Jazz

NBA

La guardia 21enne ha firmato il suo massimo in carriera a quota 41 punti, trascinando la squadra alla vittoria contro i New Orleans Pelicans. Una prestazione che non si vedeva da sei anni da parte di un rookie e che si è meritata gli elogi da compagni e avversari: "Utah ha trovato una stella" il commento di DeMarcus Cousins

Negli Stati Uniti li chiamano “Coming Out Party”, quelle partite in cui il talento di un giocatore si manifesta per la prima volta in tutta la sua grandezza. Quella di stanotte è stata di sicuro una di quelle sere per Donovan Mitchell, che non solo ha realizzato il suo massimo della sua (seppur breve) carriera, ma ha anche trascinato gli Utah Jazz alla quinta vittoria consecutiva, mettendo due partite di distanza rispetto al nono posto e superando contestualmente i New Orleans Pelicans al settimo nella Western Conference. E dire che le cose si erano messe davvero male per la squadra di Quin Snyder, scivolata fino al -16 e con la spia della riserva chiaramente accesa dovendo giocare per la terza volta in quattro giorni, peraltro senza giocatori-chiave come Rudy Gobert, Joe Johnson e Rodney Hood. Proprio nel momento in cui sembravano destinati a veder interrompere la loro striscia di vittorie più lunga in stagione, la scelta numero 13 dell'ultimo Draft si è scatenato: dei suoi 41 punti finali ben 29 sono arrivati nel secondo tempo, di cui 17 nell’ultimo quarto per rimontare e poi sorpassare i Pelicans, lasciati sul posto dalle sue brucianti accelerazioni verso il ferro e il suo morbidissimo tiro in sospensione. A colpire è proprio la varietà di modi in cui è riuscito a diventare il settimo rookie nella storia della franchigia a superare quota 30: Mitchell ha tirato 13/25 dal campo distribuendo le sue conclusioni in maniera super efficiente, attaccando il ferro quando possibile (7/11 in area e 9/11 ai liberi) e prendendosi il tiro in sospensione quando la difesa è passata “sotto” ai blocchi (6/12 da tre e soli due tiri presi dalla media distanza). Segno di una crescita evidente, visto che in questo inizio di stagione aveva fatto fatica soprattutto nel prendersi conclusioni efficienti, difficoltà visibile dalle sue brutte statistiche al tiro: 40% dal campo, 48% di percentuale effettiva e 52% di percentuale “reale”.

Nella storia con i grandi. E quel premio andato a Kyle Kuzma…

Quello di Mitchell è il primo “quarantello” in NBA da parte di un rookie negli ultimi sei anni, visto che l’ultimo a riuscirci è stato Blake Griffin nel 2011. I nomi dei giocatori in attività capaci di andare sopra 40 nella loro prima stagione in NBA insieme a Griffin e Mitchell sono altisonanti: LeBron James, Carmelo Anthony, Kevin Durant, Eric Gordon e Steph Curry, gente capace di lasciare un segno nella storia recente della NBA. Se ne devono essere accorti anche i tifosi dei Jazz, che ieri notte hanno accompagnato i suoi ultimi liberi – entrambi a segno per chiudere a quota 41, il maggior numero di punti nella storia dei Jazz per un rookie – con i cori di “MVP – MVP – MVP”. “Sono senza parole” ha detto il 21enne dopo la partita. “Sono abbastanza sicuro di aver sorriso per tutti gli ultimi sei punti che ho segnato e sono grato per il supporto dei tifosi. Mi sembrava di essere tornato a Louisville [dove ha giocato al college, ndr]. Avevo Jerebko nel mio orecchio che continuava a dirmi di tirare, tirare, tirare, così come tutti i compagni e l'allenatore. Ho cercato di fare le giuste letture e fare i giusti passaggi: voglio essere in grado di prendere le giuste decisioni in campo”. E le ha prese eccome nelle ultime cinque partite, tutte coincise con una vittoria per Utah che ha avuto il merito di andare a prenderlo al Draft cedendo la propria scelta (la numero 24) e un giovane (Trey Lyles) a Denver pur di selezionarlo. Una scelta che sta pagando grandi dividendi: il rookie sta viaggiando con quasi 22 punti a partita, il 47% dal campo e altrettanto da tre punti, aggiungendo 4.6 assist e un impatto di +19.7 punti su 100 possessi nelle ultime cinque. “Quel ragazzo è un mostro” ha detto il compagno Ekpe Udoh. “Sta sfruttando al meglio il tempo che gli viene dato e tutti farebbero bene a prenderne nota”, citando lo slogan della stagione dei Jazz. Chissà se lo stesso Mitchell ha preso mentalmente nota del fatto che la NBA non lo ha selezionato come rookie del mese di novembre per la Western Conference, preferendogli Kyle Kuzma dei Los Angeles Lakers. Stando a leggere il tweet di Rudy Gobert (“Qualcuno non era molto contento del premio di rookie del mese… #takenote”, con tanto di emoji degli occhi spalancati), c’era una motivazione ulteriore per fare bene stanotte…

L’endorsement di DeMarcus Cousins: “Utah ha trovato una stella, sul serio”

A fare le spese della grande serata di Mitchell è stato soprattutto DeMarcus Cousins, che non ha vissuto una delle sue serate migliori: nonostante le cifre finali parlino di 23 punti e 13 rimbalzi, il centro dei Pelicans è stato marcato bene da Derrick Favors che lo ha tenuto a 8/21 dal campo, ma soprattutto è arrivato stanchissimo alla fine dopo tutte le battaglie sotto canestro e per di più senza Anthony Davis (uscito a inizio ultimo quarto per un infortunio all’inguine) a proteggergli le spalle. Nell’ultimo quarto Cousins è stato continuamente coinvolto in tutti i pick and roll e si è dimostrato troppo lento e troppo stanco per contenere Mitchell, che lo ha bruciato ogni volta arrivando al ferro a ripetizione (anche per le pessime difese di Rajon Rondo, E’Twaun Moore e Jrue Holiday, che si sono schiantati su tutti i blocchi). Nonostante la brutta figura, la stella dei Pelicans non ha esitato a celebrare il suo avversario: “Il rookie ha giocato una grandissima partita, ha dominato dall’inizio alla fine. C’è qualcosa che non ha fatto? Davvero super impressionante per essere uno al primo anno, è raro trovare un giovane con quel controllo su sé stesso e sulla partita. Utah ha trovato una stella, sul serio”. Forse Mitchell non lo è ora, ma di sicuro ha il potenziale per sostituire quella stella che ha lasciato Salt Lake City in estate per andare a Boston, vale a dire Gordon Hayward – il quale, però, con la maglia dei Jazz si era fermato al massimo a quota 40. Quell’ultimo libero per superarlo, col sorriso sulle labbra e tra i cori di MVP dei 17.725 spettatori sugli spalti, deve aver avuto un sapore speciale per Donovan Mitchell e per tutti i tifosi dei Jazz, che finalmente possono tornare a sognare.

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