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NBA, i risultati della notte: torna Leonard ma Spurs ko, i Sixers vincono all’OT contro i T’wolves

NBA

Gli Spurs ritrovano in campo il numero 2: 13 punti in 16 minuti all’esordio stagionale. I canestri di Embiid&Redick guidano al successo i 76ers a Minneapolis, nonostante i 38 punti di Jimmy Butler. Denver domina a Detroit e infligge la settima sconfitta in fila ai Pistons. Washington perde nel finale a Brooklyn, successo casalingo dei Kings sui Suns 

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Dallas Mavericks-San Antonio Spurs 95-89

IL TABELLINO

Nel giorno del ritorno in campo di Kawhi Leonard, assente da inizio stagione a causa di un problema al quadricipite, gli Spurs perdono il derby texano contro i convincenti Dallas Mavericks di queste ultime settimane. Il numero 2 parte forte, segnando i primi tre tiri tentati dal campo e convincendo tutti con un delizioso palleggio-arresto-tiro in transizione di una pulizia tecnica invidiabile. “È tornato”, hanno pensato in casa Spurs (e non solo). “Sono felice semplicemente di essere qui, di poter giocare e di godermi tutte le cose che mi sono mancate – dal segnare un canestro al perdere una partita, andare a rimbalzo ecc. Mi mancava tutto quello ciò che accade su un campo di pallacanestro”. Per Leonard sono 13 punti in 16 minuti, costretto a prendere la via degli spogliatoi con un ventina di minuti d’anticipo sui compagni di squadra e uscito dal campo nel momento di massima difficoltà per i nero-argento. A cavallo di terza e quarta frazione infatti, i Mavericks piazzano il parziale da 13-1 che decide il match, guidati da 12 dei 16 punti di J.J. Barea (sì, il portoricano è decisivo anche nella NBA del 2017) e i 17 di Harrison Barnes. Nonostante un Leonard utilizzato con il contagocce, il problema principale in casa Spurs resta l’attacco: San Antonio tira con il 40% dal campo, il 25% dalla lunga distanza e il 63% ai liberi. Troppo poco nonostante i 23 punti e 13 rimbalzi di LaMarcus Aldridge e i 21 punti in uscita dalla panchina di Rudy Gay. Gara difficile invece per Pau Gasol: partito titolare, il catalano ha chiuso con 0 punti a referto in 22 minuti durante i quali ha tentato soltanto due conclusioni. Il ritorno di Leonard diventa quindi il pretesto ideale per rivedere l’assetto e le gerarchie di squadra: per dare filo da torcere a Rockets e Warriors servirà ben altro.

Minnesota Timberwolves-Philadelphia 76ers 112-118 OT

IL TABELLINO

Philadelphia riaccoglie in quintetto Joel Embiid, ai box le ultime due partite, e si vede. I 28 punti con 12 rimbalzi e 8 assist del centro camerunense sono fondamentali per interrompere la pericolosa striscia di 4 sconfitte consecutive dei Sixers e domare la resistenza dei T’Wolves, che sul campo di casa si arrendono solo dopo un tempo supplementare (dominato proprio dai 7 punti di Embiid). A Minnesota non basta un ispiratissimo Jimmy Butler che manda a bersaglio 17 dei suoi 38 punti finali nel quarto quarto, comprese due triple nell’ultimo minuto di gioco dei 48 regolamentari ma se Karl-Anthony Towns contribuisce di par suo (con la 22^ doppia doppia di stagione, a quota 19 punti e 16 rimbalzi) a mancare è Andrew Wiggins, che segna sì 20 punti ma tirando male dal campo (8/24) e mandando a segno una sola tripla su sette tentativi (5/29 la pessima esibizione di squadra dall’arco). Philadelphia passa nonostante una serata da dimenticare di Ben Simmons (solo 7 punti e 7 palle perse, il primo canestro a 77 secondi dalla fine dei tempi regolamentari) e 26 palloni persi (peggior prestazione dell’anno, contro i soli 9 di Minnesota), aggrappandosi ai 24 punti di J.J. Redick, perfetto dalla lunetta (11/11) e mandando altri tre giocatori in doppia cifra (Dario Saric, Trevor Booker e Richaun Holmes, in doppia doppia con 15 punti e 11 rimbalzi). 

Detroit Pistons-Denver Nuggets 84-103

IL TABELLINO

“Abbiamo giocato un basket orrendo, una partita inguardabile. È una delle peggiori sconfitte che io abbia mai incassato nella mia carriera da allenatore, e mi sono seduto su una panchina più di 850 volte”. Coach Van Gundy ha sempre avuto il pregio di non mandarle a dire, ma di essere diretto ogni volta che si ritrova davanti un microfono. Di fronte alla partita disastrosa dei suoi quattro titolari (Drummond, Bradley, Harris e Jackson, che hanno chiuso la sfida con un complessivo 7/31 dal campo a fronte di ben 15 palle perse), l’allenatore dei Pistons è una furia: “Loro sono i nostri quattro giocatori principali, non posso metterli in panchina e pretendere che siano gli altri nove a farmi vincere la partita. A loro spetta il compito di tirarci fuori dai guai e a me quello di far sì che ciò accada nel minor tempo possibile”. Dopo la sorprendente partenza nel primo mese, Detroit è letteralmente crollata, giunta così alla settima sconfitta in fila e all’ennesima prestazione offensiva rivedibile (35.4% dal campo totale di squadra). Ad approfittarne sono stati i Nuggets, che lasciano precauzionalmente a riposo Nikola Jokic (ancora alle prese con l’infortunio) e si affidano a Jamal Murray: per lui sono 28 punti con 11/19 al tiro e quattro triple. “La sua è stata una partita straordinaria, così come quella del resto della squadra. Abbiamo fatto una grande gara soprattutto in difesa e a rimbalzo”. Coach Malone vede (giustamente) il bicchiere pieno per tre quarti: Denver infatti avvicina il quarto posto a Ovest e si candida a essere una squadra da playoff. Lo stesso sogno accarezzato da Detroit per quaranta giorni prima di sprofondare; adesso toccherà andarselo a riprendere.

Brooklyn Nets-Washington Wizards 103-98

IL TABELLINO

“John torna presto”. Il messaggio, l’SOS lanciato dagli Wizards affannati e sconfitti a Brooklyn è chiaro: Washington senza la sua point guard titolare fa una fatica pazzesca a dare continuità ai risultati. Oltre a quello però, ci si mette anche un po’ la sfiga, che si accanisce contro i capitolini soprattutto nei finali punto a punto. Nell’ultimo minuto di gara infatti anche stavolta succede di tutto. Prima Bradley Beal arriva fino in fondo a segnare i due punti che valgono il 98-97 in favore di Washington. Il possesso successivo però Allan Crabbe, dopo sei errori consecutivi dalla lunga distanza, mette a segno la tripla più importante di tutte che rimette due lunghezze di vantaggio sul tabellone per i Nets. Con otto secondi a disposizione Washington ha tutto il tempo per disegnare la rimessa: coach Brooks vuole fintare due uscite per permettere a Beal di uscire sul perimetro e ricevere al terzo movimento. L’esecuzione però è un po’ farraginosa, tanto da costringere Satoransky ad attendere un bel po’ prima di rimettere in campo il pallone: quando la sua palla raggiunge Beal, il numero 3 ci mette un attimo a mettere a posto i piedi e trovare il canestro del controsorpasso. Non c’è tempo per esultare: infrazione di cinque secondi, palla persa e tre punti annullati. Così come il tentativo degli Wizards di scrollarsi di dosso un po’ di squadre a cavallo dell’ottava posizione in classifica a Est. John, torna presto.

Sacramento Kings-Phoenix Suns 99-92

IL TABELLINO

Phoenix va avanti anche di 10 punti ma poi vede il suo attacco bloccarsi proprio sul più bello: oltre 5 minuti senza neppure un punto a tabellone costano ai Suns la gara contro Sacramento, capace di piazzare un parziale di 13-0 nei minuti conclusivi marchiato a fuoco dal talento e dall’esperienza di Zach Randolph, che nell’ultimo periodo segna tutti e quattro i tiri tentati e 11 dei suoi 17 punti di serata, cui aggiunge anche 7 rimbalzi e 5 assist. A dargli man forte il ritorno in quintetto di un ottimo George Hill (18 punti e 7 rimbalzi per lui), oltre alle buone prestazioni di Buddy Hield (14) e Willie Cauley-Stein (13). Sacramento perde soltanto nove palloni in tutta la gara  e infligge ai Suns la quarta sconfitta consecutiva (le ultime tre senza Devin Booker), la nona delle ultime undici gare disputate dalla squadra di coach Triano, che nel post partita si lamenta della scarsa mira al tiro dei suoi: “Dobbiamo tirar meglio da tre”, dice, impresa non difficile visto l’atroce 2/17 sfoggiato nel secondo tempo. Per Phoenix si salvano in pochi: il top scorer è  T.J. Warren a quota 18, seguito dai 17 con 5 assist di Mike James. 

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