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NBA, i risultati della notte: i Cavs rimontano (39 di James), ma alla fine vincono i Bucks

NBA

I vice-campioni NBA incassano la seconda sconfitta nelle ultime 20 gare nonostante i 39 punti di LeBron James, cadendo sotto i colpi di Giannis Antetokounmpo (27-14-8) e Eric Bledsoe (26). Philadelphia in enorme affanno: contro Sacramento arriva la settima sconfitta nelle ultime otto. Wall&Beal combinano per 44 punti nel successo contro i Pelicans

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Milwaukee Bucks-Cleveland Cavaliers 119-116

IL TABELLINO

Bradley Center, Milwaukee. Il tabellone recita 103-83 a meno di 11 minuti dalla sirena in favore dei padroni di casa. “Ok, oggi se la sono presa di riposo”, verrebbe da pensare (anche se a guardare le cifre di LeBron non si direbbe). In realtà in quel momento il numero 23 è seduto in panchina a riposare; sul parquet Kyle Korver, Jeff Green, Jae Crowder, Tristan Thompson e soprattutto Dwyane Wade. La panchina dei Cavaliers è un rebus irrisolvibile per i Bucks, che vengono travolti dalla immediata e repentina risalita dei vice-campioni NBA. A metà quarto periodo sei punti in fila di Wade (14 punti con quattro triple) regalano il primo vantaggio dopo oltre mezz’ora ai Cavs: 107-105 e 24-2 di parziale. Sembra fatta, anche perché James a quel punto è pronto a riprendere il posto di comando dopo aver tirato il fiato, ma il sussulto d’orgoglio di Milwaukee arriva giusto in tempo a salvare i padroni di casa. Brogdon risponde a James, mentre la tripla nell’ultimo minuto di regolamentari la segna Tony Snell. Cleveland ha ancora tempo e modo per rimettere il naso avanti, ma il tentativo dalla lunga distanza di LeBron non trova il fondo della retina. L’attacco dei ragazzi di Jason Kidd infatti ha magicamente ripreso vita: 7 punti e 1/11 al tiro nei primi 8 minuti e 20 secondi del quarto periodo, 14 con 5/7 dal campo negli ultimi 3:20. “Loro avevano segnato tanti canestri all’inizio ed era normale che a furia di affrontare una buona difesa come la nostra iniziassero a sbagliare – racconta Wade -; grazie a quello poi il finale di gara è stato combattuto. Una paio di cose non sono girate a nostro favore, ma abbiamo dimostrato grande resilienza”. Tra quelle c’è anche una preziosissima palla recuperata da Antetokounmpo che mette quattro punti di distanza tra le squadre. Troppi, a sei secondi dal termine. Anche per chi ne ha rimontati 20 in un amen. Alla sirena sono 39 punti e 7 assist per LeBron James (con un solo rimbalzo e ben 7 palle perse), a cui si aggiungono i 21 punti e 10 rimbalzi di Kevin Love, che non mette mai piede in campo nel quarto periodo. Cleveland interrompe così una striscia di cinque successi consecutivi e incassa soltanto la seconda sconfitta nelle ultime 20 gare. E Milwaukee? I Bucks vincono una partita che sa di quarto posto a Est, ormai a un passo dai Pistons in una classifica cortissima ai piedi del podio della Conference. I ragazzi di coach Kidd dimostrano di avere tutte le carte in regola atletiche e fisiche per mettere in difficoltà i Cavs: 27 punti, 14 rimbalzi e 8 assist di Antetokounmpo che ormai passa quasi inosservato nonostante numeri spaventosi, a cui si aggiungono i 26 di Eric Bledsoe, i 18 punti di Khris Middleton e soprattutto gli 11 minuti sul parquet del rientrante Matthew Dellavedova: “È sempre più difficile del solito giocare contro di loro”, racconta a fine partita, memore dei giorni trascorsi a Cleveland.

Washington Wizards-New Orleans Pelicans 116-106

IL TABELLINO

In una serata in cui sono i parziali a farla da padrona, non potevano mancare gli Wizards – secondi a nessuno quando si tratta di complicarsi la vita, magari durante una partita che sembra già vinta. Inizio secondo quarto: il tabellone recita +20 in favore dei padroni di casa; dopo alcuni periodi difficili, per una volta i capitolini possono pensare di tirare un po’ il fiato. Mai idea fu più sbagliata: immediato 18-1 di parziale dei Pelicans, guidati dai 37 punti e 9 rimbalzi di Anthony Davis e dai 26 con 13 rimbalzi e 4 assist di DeMarcus Cousins. A inizio ripresa il jumper dalla media di Moore rimette le cose definitivamente a posto per New Orleans: 61-61. Wall e compagni allora devono vincerla di nuovo, ma per loro fortuna non trovano grossa opposizione: la sterile resistenza dei Pelicans si sbriciola sotto i colpi di Beadley Beal (26 punti, 5 triple, +11 di plus/minus), John Wall (18 punti con 18 tiri, 10 assist e 5 rimbalzi) e soprattutto Mike Scott; la sorpresa delle ultime settimane in casa Wizards. L’uomo di cui coach Brooks aveva estremo bisogno: un realizzatore puro (sì, al momento Scott sembra questo) in grado di mettere tanti punti a referto in pochi minuti, magari tirando con percentuali decenti. Il numero 30, dopo quelle con i Clippers, gioca un’altra gara semi-perfetta al tiro: 24 punti con 11/15 dal campo e due triple. Grasso che cola per una squadra risalita al sesto posto della Eastern Conference: adesso tocca soltanto puntare alla vetta.

Philadelphia 76ers-Sacramento Kings 95-101

IL TABELLINO

E i sorprendenti e divertenti Philadelphia 76ers di inizio stagione? Che fine hanno fatto? Se lo chiedono in molti, viste le prestazioni disastrose (non tanto e non solo a livello di risultati) delle ultime settimane. Dopo la convincente vittoria arrivata contro Detroit (quella della battaglia Embiid-Drummond dentro e fuori dal campo, per intenderci), i Sixers hanno incassato sette sconfitte in otto gare. Un crollo non facilmente giustificabile con la semplice assenza di Joel Embiid nelle ultime due partite (per la prima volta in stagione a riposo in entrambe le sfide di un back-to-back). Bulls e Kings sono infatti le classiche avversarie contro cui fare legna e non quelle che ti affossano ancora di più. La pensa certamente in maniera diversa Zach Randolph, come spesso gli accade il migliore dei suoi con 27 punti e 5 rimbalzi, che lo portano a un passo dalla soglia dei 10.000 in carriera (al momento il contatore è fermo a quota 9.999 rimbalzi per ZiBo). Buddy Hield e Frank Mason III sono ormai la costante scossa che i Kings raccolgono in uscita dalla panchina, soprattutto in attacco: 40 punti in combinata e giocate decisive nei parziali che hanno riportato in partita Sacramento dopo essere sprofondata sul -15 nel terzo quarto. Inutile l’ennesima tripla doppia sfiorata da Ben Simmons (che alle volte resta un giocatore inspiegabile, viste le dimensioni combinate al talento). I requisiti continuano a esserci tutti, dunque. Bisognerà soltanto imparare a vincere.

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