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NBA, Wizards ko contro le piccole, Wall attacca: "Pensiamo solo alle stats"

NBA

I pessimi risultati raccolti da Washington contro squadre dal record inferiore al 50% (9 vittorie e 10 sconfitte) sono soltanto l’ennesimo problema stagionale degli Wizards, lontani parenti del gruppo spettacolare della scorsa regular season

Gli Washington Wizards hanno fatto di tutto in estate per confermare il gruppo della passata stagione, riducendo così il margine di manovra sul mercato nei prossimi anni. Replicare quei risultati in effetti sarebbe stato un obiettivo ragguardevole per i ragazzi di coach Brooks, che in questi primi due mesi stanno faticando più del previsto. Oltre al cronico problema nella mancata gestione del vantaggio e alle carenze in uscita dalla panchina, ad aggiungersi è stata l’incapacità di vincere le partite semplici. L’andamento rapsodico di queste settimane infatti ha portato gli Wizards ad avere un record di 10-6 contro squadre con più del 50% di vittorie (i migliori della Eastern Conference) e allo stesso tempo a essere fanalino di coda quando si tratta di portare a casa successi più abbordabili (9-10 contro squadre sotto il 50%). Il motivo? Lo spiega senza giri di parole Bradley Beal: “Siamo troppo egoisti, ormai è evidente. Sia in attacco che in difesa, chiaro e semplice”. Il problema quindi sembra essere non tanto e non solo la mancanza della giusta intensità e concentrazione in partite sulla carta abbordabili, ma l’idea che sfide di quel tipo siano il terreno perfetto per fare i propri comodi, per ritoccare a rialzo le statistiche e mettersi in luce. Un atteggiamento che ha mandato su tutte le furie le due punte di diamante di Washington che a lungo hanno discusso con tutta la squadra al termine della sconfitta contro gli Hawks – ennesimo fondo toccato in una stagione a passo di gambero. “Abbiamo parlato anche di questo – rincara la dose John Wall -. È chiaro a tutti che qualcuno nello spogliatoio quando scende sul parquet contro squadre di secondo livello pensa soltanto ai numeri, alle proprie statistiche e a nient’altro. È evidente, basta guardarsi intorno per rendersene conto. È una tendenza chiara a tutti. Ce lo siamo detti in maniera diretta anche nello spogliatoio, per una volta non erano importanti i modi. Nessuno si è preoccupato di indorare la pillola o rendere più digeribili le cose. Tutti ci tenevamo a comunicarlo ai diretti interessati”.

"Ogni tanto bisognerebbe anche passare la palla..."

Di nomi, ovviamente, neanche l’ombra, ma a leggere i dati qualcosa non torna. Beal e Wall infatti sono (giustamente) quelli che più di tutti gli altri dominano i possessi degli Wizards, combinando per il 57% di Usage: due terzi dei palloni. quando sono in campo, passano dalle loro mani. Washington è ultima per passaggi a partita (282.8); un dato che in realtà non rivela poi sempre le tendenze di una squadra, ma che può essere letto ad esempio come la capacità di Wall di trovare rapidamente e con continuità i compagni liberi e consentirgli di andare a canestro saltando letteralmente diversi passaggi. Detto questo, conta l’opinione dei diretti interessati e a Beal una maggiore condivisione non dispiacerebbe: “Ogni tanto abbiamo bisogno di passarla, di toccare tutti più spesso il pallone. È un rimprovero prima di tutto verso me stesso: sia io che John abbiamo detto chiaramente agli altri che saremo noi i primi a cui far riferimento per questo. Dobbiamo iniziare a fare un lavoro di creazione di gioco migliore, mettere più spesso la palla a terra, attaccare e ribaltare il lato. Vedo il nostro roster come un unico collettivo, senza distinzioni tra titolari e panchinari. Dobbiamo cambiare tutti mentalità”. A essere finita sotto i riflettori è stata la gestione degli ultimi possessi contro gli Hawks, in cui ben nove delle ultime 12 conclusioni sono state prese dopo zero o un solo passaggio. In sostanza, chi prende il rimbalzo va dall’altra parte e può prendersi il tiro per provare a vincerla. Sotto di sei ad esempio, Wall ha accelerato come suo solito in transizione; fin troppo per i gusti di Otto Porter, fuori posizione sullo scarico in angolo della point guard. A quel punto, nel tentativo di evitare la palla persa, Markieff Morris ha ben pensato di prendersi un tiro senza ritmo con 17 secondi sul cronometro dei 24. Come lui nei possessi successi anche Porter e Beal hanno giocato al massimo un pick&roll prima di tentare di risolvere da soli la sfida.

"Dovrò tornare a essere il giocatore dell'anno scorso"

Sotto la lente è finita anche la gestione di Wall, apparso chiaramente infastidito dall’individualismo dei compagni. Il numero 2 infatti ha tirato una sola volta nel quarto periodo, in una partita chiusa con nove conclusioni e dieci punti. “Ho provato soltanto a fare il mio lavoro, ossia coinvolgere tutti i miei compagni mantenendo alta allo stesso tempo la mia incidenza come realizzatore sull’attacco. Ma mi vedo costretto a ritornare a essere quello che sono stato l’anno scorso, ossia un giocatore che deve pensare a essere aggressivo in attacco e a tirare tanto. Contro gli Hawks ho preso soltanto nove tiri”. Per ogni Wall che appicca l’incendio però, c’è sempre un Beal che prova in parte a spegnerlo. O almeno a limitare le spaccature in spogliatoio: “Non voglio dire che siamo una squadra egoista. Più che altro abbiamo spesso dei momenti nel match in cui lo diventiamo e smettiamo di eseguire perché ad esempio contro Boston siamo stati bravi a coinvolgere tutti. Abbiamo mosso il pallone, distribuito le responsabilità in maniera che chi era in campo avesse la sua chance. Contro Atlanta invece è stato un continuo coro di io, io, io, io perché giocavamo contro un avversario abbordabile e ognuno pensava di poterla risolvere da solo. Siamo caduti per l’ennesima volta nella solita trappola, ma adesso dobbiamo cambiare rotta”.

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