Please select your default edition
Your default site has been set

NBA, pillola rossa o pillola blu: meglio Jaylen Brown o Jayson Tatum?

NBA

Francesco Benvegnù

I due giovani dei Boston Celtics rappresentano due facce della stessa medaglia, ma chi è il migliore tra loro due?

STASERA ALLE 21:00 BOSTON-PHILADELPHIA IN STREAMING SU SKYSPORT.IT

Durante le feste, dopo una cena particolarmente pesante, ho fatto un sogno in cui, seduto su un vecchio divano coperto dalla polvere avevo davanti a me il commissioner della NBA, Adam Silver, seduto su una sedia con in mano una scatola di metallo. Per qualche motivo aveva addosso un trench nero e degli occhiali a specchio. “Devi fare una scelta", mi dice. "Ne va del futuro di una squadra di NBA. O meglio, del passato, ma anche del futuro. Come sai, nell’estate del 2013 i Brooklyn Nets hanno scambiato il loro futuro per quello che restava di Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry, dando in cambio a Boston le loro prime scelte al Draft per il 2014, 2016, 2017 e 2018. I Celtics hanno poi usato la scelta del 2014 per James Young mentre quella del 2018 è finita a Cleveland nella trade per Kyrie Irving. Rimangono solo le scelte del 2016 e 2017: se tu fossi Brooklyn e potessi riavere, senza dover dare niente a nessuno, una di quelle due scelte poi finite a Boston, quale sceglieresti?”.

Silver apre la scatola metallica che teneva in mano e la appoggia sul tavolino alla sua sinistra. Si fa ancora più vicino, sedendosi sul bordo della sedia. Dentro la scatola ci sono due pillole.

“Pillola blu: per tornare indietro e scegliere Jayson Tatum, il ragazzo d’oro da Duke, scelto nel 2017. Pillola rossa: per prendere Jaylen Brown, nel 2016. Hai solo una possibilità”.

Non è una scelta facile: Jaylen Brown ha dimostrato di essere un giocatore molto più completo, capace di incidere su entrambi i lati del campo, ma è anche vero che raramente si è visto un rookie come Jayson Tatum, così fluido e naturale nei movimenti da sembrare quasi irreale. Silver dice: “Quando scegli devi prendere in considerazione queste quattro categorie: doti offensive, capacità difensive, potenziale e chi dei due sarebbe più utile. 

Nel sogno, inizio a pensare ad alta voce.

Doti offensive

Offensivamente Tatum è il più dotato tra i due, senza dubbio, dico a Silver. Perché è vero che Stevens ha organizzato l’attacco dei Celtics in modo tale da lasciargli poche responsabilità, lasciandogli il compito di attaccare le difese avversarie già mosse e punire sugli scarichi, ma tirare con il 46.8% da tre, con il 50.5% da due e con l’82.6% ai liberi sono cifre irreali per un rookie che gioca titolare in una delle migliori squadre della lega, soprattutto se poi perde solamente poco più di una palla a partita riuscendo anche a fare giocate del genere.

C’è ancora molto lavoro da fare in termini di impatto in campo e capacità di letture, ma è più di quanto chiunque potesse mai aspettarsi.

“Quindi daresti questo punto a lui?” chiede il commissioner compiaciuto.

Sì, perchè Brown è già al secondo anno e ha più o meno le stesse cifre, sempre 14 punti a partita, ma è meno efficiente, anche se ha molte più responsabilità in campo dopo l'infortunio di Gordon Hayward. Soprattutto, per me, offensivamente lui rimane un mistero: Brown ha dimostrato di essere più di uno schiacciatore e di saper tirare da fuori, pure bene quando vuole, scrollandosi così di dosso i dubbi che si portava dietro dal college. È cresciuto tantissimo questa estate e adesso ha punti nelle mani oltre a una maggiore comprensione del gioco dall’anno scorso, ma gli manca la costanza in campo. Ora come ora Brown può incidere più di Tatum in attacco ma solo perchè ha un anno in più di esperienza. Ragionando sul lungo termine Tatum è la scelta giusta. Questo punto va a lui.

Capacità difensive

Silver continua: “E in difesa? Anche lì prenderesti Tatum?”.

No, dico convinto. Jayson è più che un valido difensore per essere un rookie, è già in grado di reggere l’uno contro uno con giocatori più fisici o veloci di lui, cosa non da poco vista anche la sua stazza e i dubbi su di lui al college, ma è ancora lontano dal poter incidere su una partita nella propria metà campo. All’interno del sistema difensivo di Boston Tatum però si inserisce alla perfezione, proprio perchè ci sono giocatori come Marcus Smart, Al Horford e Jaylen Brown.

Per mentalità e dedizione, Jaylen, invece, è un difensore nato. Pur essendo solamente al suo secondo anno, Brown non solo è stato in grado di colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Avery Bradley, ma si è anche imposto come uno dei migliori difensori NBA per la sua capacità di poter cambiare praticamente su qualsiasi posizione, grazie ad un QI cestistico, una rapidità di piedi e una fisicità rara. A 21 anni Brown è in grado di incidere difensivamente su una partita: non è quindi un caso che abbia il sesto miglior defensive rating della lega. Questo round se lo aggiudica lui.

Potenziale

“Mancano ancora due categorie, la prossima potrebbe essere decisiva. Chi ha più potenziale secondo te?”.

Non lo so. Sono entrambi due possibili futuri All-Star ma non sono in grado di dirti chi dei due abbia più potenziale perchè sono essenzialmente due giocatori diversi, pur avendo ruoli simili. Brown può diventare un giocatore davvero completo e i netti miglioramenti che ha già fatto in estate ne sono solamente la conferma. Per quanto riguarda la difesa non c’è nulla da dire, il vero salto di qualità deve farlo in attacco. Infatti, se riuscisse a diventare un tiratore più costante, soprattutto anche dal palleggio e non solo sugli scarichi, e ad aumentare la sua visione di gioco, nulla gli impedirebbe di affermarsi come uno dei migliori della lega nel suo ruolo.

Tatum, forse, ha però più potenziale. È vero che rispetto a lui Brown ha avuto meno possibilità l’anno scorso, ma Jayson, complice appunto anche l’ampio minutaggio, si è già guadagnato il diritto di stare in campo e farlo a 19 anni in una squadra di vertice è raro. Per quanto dimostrato finora, Tatum ha veramente pochi limiti: in attacco parte già da ottime basi, quel che davvero manca è la capacità di playmaking con la responsabilità che ne deriva, e riuscire ad impattare la partita non limitandosi solamente a mettere la palla nel canestro. Tutte queste, però, sono capacità che si acquisiscono nel tempo e con l’esperienza e Boston non ha fretta. Difensivamente invece, pur avendo già fatto bene, deve crescere, ma è normale per un rookie: nessuno si aspetta che diventi uno dei migliori difensori NBA, anche perchè non ce n’è bisogno. Alla fine sceglierei Tatum.

Il più utile (per uscire dal Matrix)

Silver sorride, sembra felice. Ma poi torna serio e mi pone l’ultima domanda “Ok, se non l'avessi capito sei dentro al Matrix, e solo uno tra Brown e Tatum ti farà tornare nella realtà. Con chi scegli di uscire dal Matrix?”.

Jaylen Brown, rispondo senza pensarci. Sono cresciuto guardando Matrix e Tatum ha la faccia troppo gentile per essere d’aiuto contro gli agenti: ci farebbero subito fuori, o forse risparmierebbero solo lui proprio perchè sembra troppo un bravo ragazzo. Al massimo potrebbe fare la parte di uno dei bambini prodigio dell’oracolo. Non avrei speranze. Brown sarebbe sicuramente in grado di saltare da un palazzo all’altro in un inseguimento con gli agenti e, se mai ci circondassero, Jaylen è il figlio di Marselles Brown, un peso massimo campione del mondo di boxe, ci penserebbe lui a loro. Mi sento già al sicuro solo a pensarci. E se non bastasse poi parla spagnolo e gioca a scacchi, competenze che magari non tornano utili ma che sicuramente lo renderebbero un ottimo compagno di viaggio, visto che di argomenti di cui parlare ne ha tantissimi. Jaylen è il mio eletto.

“Due a due. Ancora parità” mi dice Silver. 

Non faccio tempo a chiedergli l'autografo e magari una foto che mi risveglio di soprassalto. Accendo la luce, sono ancora in camera mia, non c’è nessun commissioner qui. Allungo il braccio e prendo il telefono dal comodino, guardo l’ora, è ancora presto. Spengo la luce.

Pillola azzurra? Pillola rossa? Non lo so. Forse davvero aveva ragione lui, forse davvero non avrei saputo scegliere. Nel dubbio torno a dormire, aspettando la sera per vederli in campo nella partita di Londra.