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NBA, Lillard e la maledizione All-Star Game: "Sono frustrato dalle mancate convocazioni"

NBA

Ogni anno 12 giocatori della Western Conference vengono selezionati per l’All-Star Game. E ogni volta Damian Lillard non fa parte di quella lista. Questa cosa però continua a non andare giù al numero 0 dei Portland Trail Blazers

Da sempre le convocazioni all’All-Star Game coincidono con l’elenco delle esclusioni eccellenti. Da un paio d’anni, guardando alla Western Conference, il nome di Damian Lillard risulta sempre in testa alla lista dei delusi: “Sono frustrato dal fatto che ogni volta mi sento quello costretto a ricoprire il ruolo della star che verrà non considerata – racconta il numero 0 dei Blazers -, mentre gli altri sono sempre degni di nota e di attenzione. Negli anni passati la storia che mi è stata raccontata era: ‘La tua squadra è dieci partite sotto il 50% di vittorie e non andrà ai playoff’, quando poi puntualmente abbiamo trovato un modo per accedere alla postseason. Questa volta non c’è neanche quella scusa: siamo in una posizione di classifica decisamente migliore già a gennaio. Le ultime volte mi sono lasciato prendere dal lato emozionale della questione, ma adesso sento di essere molto più esperto. Nonostante questo però, sento di meritare di dover essere tra quelli convocati”. A Lillard la situazione non va proprio giù. In realtà la speranza ancora non è del tutto tramontata: martedì prossimo gli allenatori indicheranno le 14 riserve che si aggiungeranno ai dieci titolari annunciati nelle scorse ore e potrebbero fare un pensierino anche a lui che sta giocando un’altra super stagione: la point guard di Portland infatti è uno dei quattro giocatori a viaggiare a 25 punti di media, conditi con quattro rimbalzi e sei assist. Gli altri tre sono LeBron James, Steph Curry e James Harden; tutti e tre titolari alla partita della stelle del prossimo 18 febbraio. Nel frattempo sono usciti i dati della corsa a un posto da titolare: Lillard è arrivato settimo tra le guardie a Ovest, indicato come il quarto assoluto dal voto dei colleghi (alle spalle dei soli Curry, Harden e Westbrook per intenderci), ma scivolato più indietro a causa dell’exploit dovuto alle preferenze dei fan di Manu Ginobili e alla media voto raccolta da Klay Thompson e Chris Paul. Una concorrenza molto agguerrita con cui dividersi pochi posti (anche considerando che uno di quelli tra le riserve virtualmente è già occupato da Westbrook).

Meno voti di Lonzo Ball e la questione small e big market

In quanto a numero di voti raccolti da parte dei tifosi, Lillard è arrivato anche dietro a una matricola molto particolare come Lonzo Ball: “Gioca nei Los Angeles Lakers – sottolinea la point guard dei Blazers -, una delle squadre NBA più famose (se non la più blasonata) e soprattutto in un mercato enorme e pieno di tifosi. Anche per questo ci sono così tante persone pronte a sostenerlo, con il padre che ha contribuito a tenere ben alta l’attenzione nei suoi confronti già dal college. Ci sono tante persone che seguono la sua carriera, non è una sorpresa”. Questione di blasone, certo, ma anche di mercato di riferimento. Nonostante il mondo di oggi sia il più globalizzato possibile. “Credo che la dimensione del mercato della città in cui si gioca inevitabilmente incida. Con i social media e tutto il resto si riescono a raggiungere gli appassionati in tutto il mondo, certo. Ho delle scarpe personalizzate che vendono bene. Tante persone in giro per il mondo mi seguono, commentano e ascoltano la mia musica. Puoi pensare di fare un sacco di cose nonostante ti ritrovi a giocare in un mercato piccolo come quello di Portland. Ma credo che non si possa far finta di niente quando si pensa alla squadra di riferimento. Nessuno può guardare a Memphis e New York e dire: ‘ Se sei un All-Star, lo sei e basta’. Incide tanto”. Sarà anche penalizzato dalla sua squadra nella corsa nell’olimpo del basket, ma questo però non mette in alcun modo in discussione il futuro di Lillard: “Il mio obiettivo è quello di diventare il miglior giocatore della storia dei Trail Blazers. E quando le persone parleranno di questa franchigia, voglio che facciano prima di tutto il mio nome. Devo diventare così importante che dovranno pensare subito a me”.

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