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NBA, Silver apre ai playoff con le migliori 16 squadre senza Conference: "Ci stiamo pensando"

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Spesso per mantenere l'equilibrio tra le Conference (otto a Est, otto a Ovest) si rinuncia ad alcune squadre che meriterebbero la qualificazione alla post-season. Oltre a non avere la garanzia che le migliori due si affrontino per forza di cose alle Finals: "Il problema restano i viaggi, ma è un'alternativa possibile"

La pausa della regular season e la tre giorni di eventi organizzati a margine dell’All-Star Game sono ogni anno l’occasione ideale per fermarsi a discutere delle questioni in sospeso e immaginare possibili modifiche che in futuro possano rendere ancora più interessante la NBA. Tra le proposte più caldeggiate degli ultimi anni c’è di certo quella di modificare il format dei playoff: niente più qualificazione per le prime otto dell’Est e dell’Ovest, ma accesso alla post-season semplicemente per le migliori 16, a prescindere dalla Conference. "L’importante è riuscire a garantirsi una formula che alla fine porti alle Finals le due squadre migliori della lega, altrimenti si potrebbe ottenere una situazione in cui la partita più bella diventa la finale di Conference e non quella NBA – racconta Adam Silver -. Continueremo a monitorare la situazione, la speranza è di risolvere nel migliore dei modi le cose”. Così come accaduto con il cambiamento della scansione delle gare di finale (si era passati al formato 2-3-2, per poi ritornare al 2-2-1-1-1, riuscendo così ad assorbire il doppio degli spostamenti in caso di gara-7), il problema resta il cercare di limitare il più possibile il numero di viaggi. "In quel caso servirebbe avere una regular season più lunga, un calendario più bilanciato. Ma tutto è ancora ipotetico: potrebbero migliorare i trasporti aerei, ad esempio, rendendo meno faticoso lo spostamento e permettendo così di renderli più numerosi". Un cambiamento del genere dovrebbe poi essere messo al vaglio delle squadre, le quali dovrebbero poi votare almeno in 20 a favore della modifica. Ovviamente è difficile oggi immaginare che almeno cinque franchigie della Eastern Conference (considerata la più debole) votino contro gli interessi e l’equilibrio del proprio spicchio di NBA. Inoltre questo permetterebbe di non alterare l’attuale calendario. Tutte supposizioni e nulla più, sottolinea il commissioner, non è stato pianificato alcun tipo di voto. "È qualcosa su cui è stata posta molta attenzione, non soltanto oggi, ma già da qualche anno". Toccherà però aspettare un altro po’.

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