NBA, guai seri a Dallas: un'inchiesta di Sports Illustrated getta i Mavs nella bufera

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Una lunga inchiesta di Sports Illustrated ha descritto una situazione "da Animal House" all'interno dei Dallas Mavericks, con accuse di molestie sessuali nei confronti dell'ex CEO della franchigia Terdema Ussery e di violenza domestica per un reporter del sito della squadra. Una vicenda che potrebbe avere ripercussioni anche sulla proprietà di Mark Cuban.

Le parole di ieri di Mark Cuban sul tanking non saranno piaciute alla NBA, ma non sono nulla rispetto a quanto è emerso nelle ultime ore su quanto è accaduto all’interno della sua franchigia. Un lungo reportage di Sports Illustrated ha infatti fatto emergere lunghissime ombre sull’ambiente lavorativo dei Dallas Mavericks, descritto nel titolo come una “Animal House nella vita reale”. I giornalisti che si sono occupati dell’inchiesta hanno riportato diverse testimonianze di impiegate donne che negli anni sono state molestate dal CEO della parte business della franchigia, l’ex presidente dei Mavericks Terdema Ussery, la cui reputazione all’interno dell’organizzazione era di "molestatore sessuale seriale". Ussery è stato accusato di aver mantenuto dei comportamenti  inappropriati nei 18 anni in cui ha lavorato per la franchigia attraverso commenti sessualmente allusivi, esplicite richieste sessuali e palpeggiamenti sulle gambe delle colleghe durante le riunioni. Nonostante la situazione fosse nota a tutti, però, i Mavericks hanno risolto il loro rapporto con lui solamente nel 2015 e non per motivi legati ai suoi comportamenti, ma per esplorare altre opportunità di lavoro (passando a occupare un ruolo dirigenziale di rilievo ad Under Armour, prima di andarsene dopo pochi mesi). I suoi comportamenti hanno portato negli anni diverse impiegate a lasciare il loro posto di lavoro, anche perché le lamentele espresse nei confronti del capo delle risorse umane Buddy Pittman o di altri dirigenti come il vice-presidente del marketing Paul Monroe sono state tutte ignorate. Quest’ultimo, in particolare, secondo la testimonianza di una delle accusatrici avrebbe risposto alle sue lamentele chiudendola in un auto e minacciando di licenziarla se "non avesse chiuso la bocca e fatto il suo lavoro", accogliendo gli abusi di Ussery perché lui "è il boss". E non è finita qui, perché un’altra storia rende particolarmente difficile la situazione del proprietario Mark Cuban.

L'ex CEO dei Mavericks Terdema Ussery. In passato ha ricoperto brevemente il ruolo di Commissioner della CBA a soli 32 anni e, complice la sua amicizia con David Stern, il suo nome era circolato come possibile futuro Commissioner della NBA. Nel 1993 la stessa Sports Illustrated scrisse un lungo profilo sulla sua ascesa.

La brutta storia e le due violenze domestiche di Earl Sneed

Ad aggiungere ulteriori ombre sull’operato dei Dallas Mavericks all’interno dell’area business della franchigia c’è la situazione di Earl K. Sneed, reporter per il sito ufficiale della squadra. Sneed è stato accusato nel 2014 di aver colpito la sua compagna del tempo che era anche una collega di lavoro ai Mavericks, e tutto questo due anni dopo aver patteggiato in tribunale per un’altra accusa di violenza domestica ai danni della precedente fidanzata. Nonostante queste due evidenze, Sneed è rimasto al suo posto e anzi, secondo una dichiarazione rilasciata a ESPN, avrebbe “firmato un contratto in cui era scritto che non avrei dovuto avere contatti personali o fraternizzare con impiegate donne, un accordo che ho rispettato per quattro anni”. Segno che la situazione personale era chiara a tutti all’interno della franchigia e in particolare al capo delle HR Buddy Pittman (pubblicamente ringraziato da Sneed nel suo comunicato) e  il proprietario Mark Cuban, anche lui citato per la sua “disponibilità ad aiutarmi nel mio percorso di crescita”. Bisogna sottolineare che tutte queste accuse sono rivolte alla parte business dei Mavericks, mentre tutto ciò che concerne il “lato basket” della franchigia (giocatori, allenatori e assistenti) è privo di qualsivoglia accuse – anzi, avere a che fare con i giocatori era descritta come “un’oasi di pace” dalle impiegate, mentre ai piani superiori c'era l’inferno.

Il reporter Earl Sneed con Seth Curry (foto Mavs.com)

La posizione di Mark Cuban: “Non sapevo nulla, ma non perdoniamo niente”

Accuse del genere mettono in difficoltà la posizione di Mark Cuban, che ha proceduto immediatamente a sospendere i dipendenti citati nell’articolo e a rendersi disponibile per commentare quanto successo con la maggiore trasparenza possibile. Il proprietario sostiene di non essere stato a conoscenza di quanto succedesse nel lato business, lasciando il suo CEO (Ussery) e il capo delle HR (Pittman) a “fare il loro lavoro”, occupandosi quindi del lato basket e della gestione della squadra ricevendo solamente i report finanziari senza occuparsi della gestione giorno-per-giorno degli uffici. Una prassi abbastanza normale all’interno delle franchigie NBA, ma che getta un’ombra su un proprietario come Cuban, che si è sempre vantato di essere uno dei più coinvolti tra tutti gli sport professionistici americani. “È sbagliato. È ripugnante. Non è una situazione che tollereremo” ha dichiatato in un’intervista sempre con Sports Illustrated. “Non so nemmeno dirvi quante volte ho chiesto al nostro direttore delle HR, in particolare nell’ultimo periodo con tutte le accuse legate al #MeToo, se avessimo dei problemi o se ci fossero situazioni di cui sarei dovuto essere a conoscenza. E la risposta è sempre stata no”. Ma per quanto nessuno abbia mai insinuato nessun comportamento sbagliato da parte di Cuban, è davvero possibile che non sapesse nulla di una situazione che andava avanti da anni e che diverse fonti all’interno della franchigia descrivevano come un “segreto noto a tutti”? “L’organizzazione dei Mavericks prende estremamente sul serio le accuse” ha dichiarato la squadra in un comunicato ufficiale sul sito. “Ieri abbiamo coinvolto gli uffici della lega e immediatamente assunto un consulente legale esterno per condurre un’investigazione approfondita e indipendente”.

La reazione della NBA: “Seguiremo l’investigazione attentamente”

Proprio la reazione della lega è ciò che adesso tutti attendono, tanto a Dallas quanto nel resto delle squadre. Il primo grande gesto di Adam Silver una volta diventato Commissioner nel 2014 fu quello di bandire a vita Donald Sterling dalla NBA per le sue frasi (registrate in ambiente privato) nei confronti dei neri e di Magic Johnson in particolare, e l’attenzione alle pari opportunità tra i sessi e alla prevenzione di comportamenti sessuali inappropriati sono stati due capisaldi della sua amministrazione finora. Difficile che tutto questo non venga pesantemente valutato dalla NBA stessa, visto che si tratta di un danno d’immagine di enormi proporzioni, in particolare in un momento storico come questo. “I Dallas Mavericks ci hanno informati delle accuse rivolte all’ex presidente Terdema Ussery e al reporter di Mavs.com Earl Sneed” è stato scritto in un comunicato. “Questi comportamenti vanno contro l’impegno deciso della NBA e delle sue squadre per promuovere un ambiente di lavoro sicuro, rispettoso e aperto per tutti gli impiegati. Certi comportamenti sono completamente inaccettabili e seguiremo attentamente l’investigazione indipendente su questa questione”. La posizione di Mark Cuban – e, soprattutto, quanto sapeva realmente di quanto succedeva negli uffici della sua squadra – sarà quello che determinerà il futuro della sua proprietà: la costituzione della NBA dà pieni poteri a Silver per punire pesantemente qualsiasi franchigia, proprietario o impiegato che, secondo la sua opinione, sia colpevole di un comportamento dannoso nei confronti della lega. Rimane allora da vedere quale sarà, alla fine dell'investigazione, la sua opinione in merito.

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