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NBA, niente invito alla Casa Bianca? Gli Warriors in visita ai bambini di Washington

NBA

Dopo lo scontro con il presidente Trump dello scorso settembre e la revoca dell'invito alla Casa Bianca, i campioni NBA hanno comunicato che durante il giorno libero della trasferta nella capitale organizzeranno un evento privato con bambini e studenti di Washington

Alla sfida del 28 febbraio mancano ancora cinque giorni (e due partite per i campioni NBA, contro Thunder e Knicks), ma il viaggio dei Golden State Warriors a Washington fa discutere sin dallo scorso 13 giugno. Da quando la squadra di Oakland ha sollevato al cielo il secondo Larry O’Brien Trophy dell’ultimo triennio, facendo poi trapelare nelle ore immediatamente successive che la squadra non aveva alcuna intenzione di festeggiare il titolo alla Casa Bianca. All’inizio la notizia (che ha conquistato anche le prime pagine di importanti quotidiani italiani) sapeva molto di fake news; nella forma più che nella sostanza. In quei giorni infatti Steph Curry e molti altri personaggi NBA avevano fatto sentire la loro voce di protesta nei confronti delle politiche considerate discriminatorie e razziste condotte da Donald Trump. Un leitmotiv che va avanti in realtà da oltre un anno. E i fatti dei mesi successivi hanno dato seguito a quella sensazione: gli Warriors infatti hanno comunicato già a settembre (durante il Media Day) di non voler fare visita al presidente degli Stati Uniti durante la trasferta nella capitale in concomitanza della sfida con gli Wizards. Tanti i messaggi di distanza nei confronti della presidenza degli USA da parte dei giocatori e dello staff di Golden State, per nulla stizziti dal dietrofront di Trump che via Twitter lo scorso settembre decise a quel punto di revocare l’invito (a detta sua “un onore che andava rispettato” e che scatenò ulteriori polemiche). Adesso che il viaggio nella capitale si avvicina però la domanda che tutti si stanno facendo è: “Cosa faranno gli Warriors nel loro giorno libero a Washington?”. I campioni NBA hanno optato per un incontro in un luogo riservato con bambini e studenti della città, con cui dialogare e raccontare la propria esperienza. Non uno spot per celebrare le proprie virtù (anche se l’attenzione ovviamente sarà massima), ma l’obiettivo è quello di rendere l’esperienza il più possibile personale, intima per ognuno dei giocatori: “È il loro titolo, nessuno può dire nulla – commenta coach Kerr -. L’invito alla Casa Bianca è stato ritirato, per questo sta a loro scegliere cosa vogliono fare e come impegnare il loro tempo. Hanno pianificato qualcosa e l’obiettivo resta quello di trascorrere una bella giornata e godersi una nuova esperienza”. Una gita a cui sono invitati soltanto i giocatori, lo staff e gli studenti. Nessun carrozzone giornalistico o mediatico al seguito. Quello è parcheggiato davanti la Casa Bianca e resterà per la prima volta a mani vuote.

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