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NBA, i risultati della notte: Houston fa 11 in fila, LeBron guida i Cavs, Portland ferma Utah

NBA

I Rockets vincono anche contro i T’wolves, fanno 11 in fila e allungano in vetta a Ovest. Successo all’OT in trasferta dei Bucks a Toronto (Antetokounmpo 26-12-6). Tripla doppia di James e Cleveland passa a Memphis. Portland vince in trasferta a Salt Lake City e interrompe la striscia di successi dei Jazz. Jokic da record trascina Denver al successo contro San Antonio. Successi per Lakers, Celtics, Hornets, Clippers e Pacers

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Houston Rockets-Minnesota Timberwolves 120-102

IL TABELLINO

Un’altra partita oltre i 30 punti per James Harden (31 e nove assist), un altro parziale che spezza le gambe (stavolta nel terzo quarto) e soprattutto l’undicesimo successo in fila per i Rockets, che tornano davanti agli Warriors in vetta a Ovest. I T’wolves escono dal parquet preoccupati soprattutto dall’infortunio al ginocchio di Butler e si rammaricano per la mancata occasione: vincere in Texas infatti avrebbe permesso il sorpasso al terzo posto ai danni degli Spurs. Adesso invece, in caso di prolungata assenza da parte di Butler, la paura potrebbe essere quella di scivolare troppo in basso: “Inutile parlarne ora – chiosa coach Thibodeau -, sarebbero solo speculazioni. Aspettiamo gli esami e speriamo che tutto vada per il meglio”. Nel frattempo Houston si gode quella che al momento è la miglior regular season della storia della franchigia; una squadra a cui Chris Paul (14 punti, 10 rimbalzi e 8 assist) ha dato una marcia in più. Con lui e Harden in contemporanea sul parquet i Rockets hanno un record di 30-3, con il 90.9% di successi. Un andamento che proiettato sulle 82 partite porta a 74 vittorie; sì, una in più degli Warriors da record di due anni fa. “La verità è che a inizio partita subivamo troppo a livello difensivo, ma già sul finire del primo quarto abbiamo cambiato marcia – riporta tutti all’ordine D’Antoni-, abbiamo lottato assieme e portato a casa un grande successo”. Decisiva la battaglia a rimbalzo (vinta 50-42) nelle logiche di una squadra che fa della transizione una delle sue armi migliori: “Per noi è decisivo dare copertura al ferro: a ognuno di essi corrisponde una corsa dall’altra parte. Con quelle funziona il nostro attacco e di conseguenza la difesa”. Un circolo virtuoso che ha portato Houston a giocare un basket divertente e convincente. Il migliore di tutta la NBA dopo quasi 60 partite.

Memphis Grizzlies-Cleveland Cavaliers 89-112

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In casa Cavaliers è cambiato tutto, più e più volte in questa rocambolesca stagione. Tutto, tranne il leader. A guidare le danze infatti è sempre LeBron James, sornione contro i Grizzlies e chirurgico in una gara chiusa in tripla doppia: 18 punti, 14 rimbalzi e 11 assist per il numero 23, uno dei sei giocatori in doppia cifra tra le fila degli ospiti. Una partita in discesa per Cleveland (per una volta), nonostante i vice-campioni NBA avessero provato a complicarsi la vita: sotto di 13 dopo neanche dieci minuti, i Cavaliers hanno guidato senza intoppi per tutto il secondo tempo. “Molti di noi a inizio gara erano… mmm, non vorrei dire stanchi. Più che altro addormentati – racconta James -. Per noi il livello di concentrazione e sforzo deve essere sempre massimo, altrimenti affondiamo”. Per LeBron nel frattempo sono già 11 le triple doppie stagionali, a meno due dal record in carriera fissato lo scorso anno. “Durante i timeout e soprattutto all’intervallo ho ripetuto ai ragazzi che non sapevo come fossimo riusciti a essere avanti nel punteggio nonostante un pessimo primo tempo”. Merito dei rivedibili Grizzlies di questa stagione, che non riescono ad andare oltre i 15 punti e 10 assist di Tyreke Evans (tornato in rotazione dopo la mancata partenza due settimane fa) e i 14 e 9 rimbalzi di Gasol. Per Memphis è l’ottava sconfitta in fila: un baratro profondo da cui nessuno sembra in grado di poter tirare fuori i Grizzlies.

Toronto Raptors-Milwaukee Bucks 119-122 OT

IL TABELLINO

Vincere a Toronto non è mai stato semplice, soprattutto in questa stagione in cui i canadesi detengono il miglior record casalingo della NBA. Ci sono riusciti i Bucks di Giannis Antetokounmpo, protagonista con i suoi 26 punti, 12 rimbalzi e sei assist, che pensavano di aver vinto già dopo i tempi regolamentari, costretti poi a restare sul parquet altri cinque minuti dopo il canestro in extremis di Jonas Valanciunas. Una schiacciata arrivata giusto in tempo, ma che non ha in alcun modo scalfito il morale degli ospiti, che grazie a un 8-0 di parziale all’overtime hanno vinto la decima gare delle ultime 13 disputate senza coach Jason Kidd in panchina. “Era da un bel po’ che non li battevamo e a essere onesti questa è una vittoria che ci dà un bel po’ di morale”, racconta il numero 34 greco. “Loro sono una grandissima squadra”. Si interrompe così la striscia di cinque successi consecutivi dei Raptors all’Air Canada Center contro i Bucks. Una vera e propria bestia nera per Milwaukee, sconfitta in 15 degli ultimi 17 incontri prima di questa notte. “Non abbiamo meritato il successo – sottolinea Casey -, ci hanno battuti sul piano dell’intensità, della gioco e della voglia”. Toronto chiude con 33 punti e otto rimbalzi di DeMar DeRozan (che contro i Bucks ne aveva messi 52 a Capodanno) e incassa la prima sconfitta in casa dopo quasi un mese (dallo scorso 26 gennaio contro i Jazz).

Utah Jazz-Portland Trail Blazers 81-100

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Per una striscia che arriva a quota 11, ce n’è un’altra che si ferma proprio a quella cifra. Gli Utah Jazz infatti inciampano in casa, perdono lucidità in attacco e incassano una pesante sconfitta contro un’avversaria diretta nella corsa playoff. Mitchell e compagni hanno perso ritmo durante la settimana scarsa di riposo concessa in concomitanza dell’All-Star Game e al ritorno sul parquet i Jazz sono apparsi soltanto i lontani parenti della squadra spumeggiante di dieci giorni fa. Poca precisione e poco impatto per una squadra che ha faticato a superare quota 80 punti segnati: “Perdere così tanti palloni è stato quello che ci ha definitivamente tagliato le gambe – racconta coach Snyder, rimpiangendo i 19 sanguinosi palloni sciupati -. Con quelle cifre è ovvio avere difficoltà offensive, parte tutto da lì”. Alla sirena finale sono 21 punti per Mitchell, 15 con nove rimbalzi per Gobert e poco altro. A festeggiare dunque sono i Blazers, trascinati dai 50 punti in due firmati da Lillard e McCollum, ai quali di aggiungono i 15 con sette rimbalzi di Nurkic. Con lui in campo +28 Portland: un giocatore che quando vuole sa fare tutta la differenza del mondo.

Denver Nuggets-San Antonio Spurs 122-119

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Coach Malone non ha paura di tirare in ballo anche tre lettere molto pesanti: M-V-P. Le prestazioni di Nikola Jokic in fondo sono a quel livello: “Sto giocando come facevo sin dal primo giorno quando sono entrato nella lega”, commenta schivo il lungo serbo, facendo finta di non cogliere quella che a Denver sperano sia la definitiva maturazione. Jokic chiude la sfida vinta in volata contro San Antonio con 28 punti, 11 rimbalzi, 11 assist e 10/16 al tiro; alla terza tripla doppia consecutiva, la sesta stagionale. “Non è un All-Star e nessuno fa il suo nome quando si parla dei migliori giocatori della lega, ma a guardare le sue cifre e il suo impatto non ha nulla da invidiare a nomi molto più blasonati”, rincara la dose il suo allenatore. “È uno dei giocatori più completi della lega e lo sta dimostrando ogni notte contro i migliori”. San Antonio in realtà, martoriata dagli infortuni e dall’età che avanza, ha sì lottato, ma al momento appare più come una forza decadente della Western Conference nonostante LaMarcus Aldridge ce la stia mettendo davvero tutta. Per l’ex Blazers sono 38 punti a cui si aggiungono i 20 di Patty Mills; inutili però nel tentativo di evitare agli Spurs la sesta sconfitta nelle ultime sette gare. “Stiamo giocando duro, ma al momento siamo sopraffatti dalle circostanze”, prova a giustificare Pau Gasol. Denver invece si gode il miglior momento della stagione: i Nuggets portano a sette il numero di successi nelle ultime otto gare, risalendo nuovamente al sesto posto. Il terzo occupato dagli Spurs è sempre più vicino.

Detroit Pistons-Boston Celtics 98-110

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La vittoria della Germania nella semifinale olimpica di hockey su ghiaccio non è stata l’unica sorpresa teutonica della serata: anche Daniel Theis, evidentemente ispirato dalla vittoria dei suoi connazionali, si è regalato la miglior serata della sua carriera NBA, segnando 19 punti con 7 rimbalzi nel successo dei suoi Celtics sul campo dei Detroit Pistons. Il tedesco ha avuto spazio dopo che Aron Baynes è dovuto tornare negli spogliatoi per un infortunio al gomito, facendo decisamente il suo nel limitare Andre Drummond (15 punti e 17 rimbalzi ma con soli 8 tiri e 0 assist) e Blake Griffin (17 ma con 5/19 al tiro e 6 palle perse). I Celtics hanno preso il controllo della gara nel secondo quarto, grazie a un parziale di 21-5 per andare all’intervallo sul +12. Dopo aver fatto brevemente rientrare gli avversari, i biancoverdi hanno sfruttato lo strapotere della panchina (65-21) per costruire un vantaggio di 20 punti in apertura di ultimo quarto, interrompendo così la striscia di 3 sconfitte in fila con cui avevano chiuso la prima parte di stagione. Con la sconfitta di Toronto con Milwaukee, ora è solamente una la partita di distanza che li separa dal primo posto a Est, mentre Detroit rimane a una gara e mezza dall’ottava posizione occupata da Miami.

Los Angeles Lakers-Dallas Mavericks 124-102

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I Lakers festeggiano il ritorno di Lonzo Ball sul parquet dopo 15 gare d’assenza ritrovando il successo in casa contro Dallas. Una vittoria mai realmente in discussione, visto il parziale da 32-17 con cui i losangelini hanno aperto la sfida e si sono agevolati poi la strada in una gara che ai Mavericks non dispiaceva affatto perdere. Dopo lo scandalo che ha sconvolto la franchigia e le parole relative al tanking costate ben 600mila dollari a Mark Cuban, l’ordine dall’alto adesso è chiaramente quello di tenere un profilo basso. Compreso in campo (senza dare troppo nell’occhio), nonostante tutto il quintetto a disposizione di coach Carlisle chiuda in doppia cifra. Il protagonista della sfida invece è Julius Randle, autore della quinta tripla doppia in carriera, la prima in questa stagione: 18 punti, 13 rimbalzi e 10 assist che testimoniano come quello che fino a qualche tempo fa era una problema, adesso si sia definitivamente integrato nel gruppo. E magari meritato anche il rinnovo. Isaiah Thomas aggiunge 17 punti in uscita dalla panchina; uno dei sette giocatori in doppia cifra tra i giallo-viola.

Phoenix Suns-L.A. Clippers 117-128

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Diciamo che non c’è voluto molto per capire quali fossero le intenzioni dei Phoenix Suns per questa partita. Dopo cinque minuti di gara il punteggio era già sul 19-0 per gli L.A. Clippers, che pur dovendo fare a meno di Danilo Gallinari (fermato da una mano dolorante) hanno chiuso il primo quarto sul 40-18 e hanno agilmente controllato fino alla fine, senza concedere mai agli avversari di rientrare sotto la doppia cifra di svantaggio. La squadra di Doc Rivers, guidata dai 35 punti in 30 minuti di Lou Williams e i 30 con 12 rimbalzi di Tobias Harris, ha tirato con il 63% in un primo tempo da 79 punti, il più alto degli ultimi 34 anni della storia della franchigia. Per i Suns invece ci sono i soliti 27 punti a testa di Devin Booker e T.J. Warren, ma l’andamento della squadra è chiaro: 8 sconfitte in fila, 13 delle ultime 14 e 18 delle ultime 21. “Non ci sono scuse” le parole di Jay Triano dopo la gara. “Per quale motivo ci alleniamo più duramente rispetto a quando giochiamo davanti a 15.000 persone? Quando siamo in allenamento ci ammazziamo, passiamo sopra ai blocchi, facciamo di tutti. Poi si accendono le luci e non so cosa succede — se siano i nervi, la paura, l’esperienza — ma ci lasciamo andare e molliamo del tutto”.

Washington Wizards-Charlotte Hornets 105-122

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Volete una spiegazione rapida della disfunzionalità degli Wizards in questa stagione? Washington contro gli altalenanti Hornets di questa regular season non ha mai vinto, neanche in casa in back-to-back questa notte, battuta dai 24 punti (20 dei quali nella ripresa) di Kemba Walker. “Sapevamo di dover giocare in un certo modo, con una certa concentrazione per batterli e ci siamo riusciti”, racconta l’All-Star di Charlotte, decisivo nel lucrare ben 28 punti dalle 14 sanguinose palle perse dei capitolini. Una gestione del pallone che non è stata delle migliori e che dopo qualche settimana è tornata a far rimpiangere l’assenza di John Wall. Bradley Beal infatti il suo come al solito lo fa (33 punti, tre triple, sei assist, sei rimbalzi), ma nessuno riesce a stargli dietro in una sfida in cui gli Wizards inseguono dall’inizio alla fine. Washington viene così agganciata al quarto posto dai Pacers, mentre Charlotte resta ancora a quattro partite di distanza dalla zona playoff. Un risveglio che sembra essere arrivato troppo tardi.

Indiana Pacers-Atlanta Hawks 116-93

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Sapete qual è la squadra col miglior record della lega dal 6 gennaio a oggi? Di sicuro non sono gli Atlanta Hawks, che non solo sono in pole position per la prima scelta assoluta al Draft, ma vantano anche un terribile 5-25 in trasferta. Più facile allora rivolgersi verso gli Indiana Pacers, che invece hanno vinto 15 delle ultime 21 partite e con il 71.4% di vittorie sono i migliori dell’ultimo mese e mezzo. Merito di Thaddeus Young, che ha segnato 16 dei suoi 20 punti nel primo tempo, l’unica frazione vagamente competitiva di una gara che a fine terzo quarto era già sull’83-66 per i padroni di casa. Oltre a Young sono stati cinque i giocatori dei Pacers a chiudere in doppia cifra, con 21+13 di Domantas Sabonis dalla panchina e un Victor Oladipo impreciso al tiro (5/16 per 14 punti) ma in vena di regali, con ben 9 assist per i suoi compagni. Con questo successo Indiana ha raggiunto quota 21 vittorie in casa, allungando quindi a 29 le stagioni consecutive con un record positivo tra le mura amiche (record in NBA). Il miglior realizzatore in casa Hawks è invece Isaiah Taylor con 17 dalla panchina, l’unico ad avere un minimo di interesse essendo alla sua seconda partita in NBA. “Volevamo andare in campo e competere: non l’abbiamo fatto” le parole di un derelitto Kent Bazemore.

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