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NBA, arriva nelle librerie “No Malice”, l’autobiografia di Metta World Peace

NBA

“Come un ragazzino di Queensbridge è sopravvissuto alle strade, alle risse e a se stesso per diventare campione NBA”, recita il sottotitolo del libro in uscita negli Stati Uniti a metà maggio. Dalla rissa del Palace alla corsa per un posto nella Hall of Fame di Springfield, l'ex Ron Artest si conferma personaggio mai banale

E ora parla (anzi, scrive) Metta World Peace. Forse uno dei giocatori su cui più si è detto e scritto nel corso della sua movimentata carriera, l’ex Ron Artest ha deciso di dire la sua e di farlo affidando alle pagine di un’autobiografia scritta a quattro mani con Ryan Dempsey (che già ha dato alle stampe OpTic Gaming: The Making of eSports Champions) le sue verità. Il libro, in uscita negli Stati Uniti a metà maggio, si intitola No malice. How a Kid from Queensbridge Survived the Streets, the Brawls, and Himself to Become an NBA Champion, giocando fin dal titolo sul singolo episodio più controverso e conosciuto della carriera di Metta World Peace, “the malice at the Palace”, ovvero la famosa rissa avvenuta nel novembre 2004 ai margini della gara tra Pacers e Pistons che è costata un’intera stagione di squalifica al giocatore allora di Indiana. “Come un ragazzino di Queensbridge è sopravvissuto alle strade, alle risse e a se stesso per diventare campione NBA”, il sottotitolo del volume presto nelle librerie americane e l’ex giocatore visto anche in Italia, a Cantù, è voluto partire proprio dal riferimento alla rissa nel titolo per raccontare la sua posizione al riguardo: “Oggi non penso più molto a quel fatto. Quando mi hanno proposto di fare un libro su di me e di volerlo chiamare così, non ho avuto nulla da ridire; se mi vogliono intervistare e toccare l’argomento, a me va bene. Io non vado in giro a parlarne di mio – dice oggi World Peace – perché in realtà la cosa che mi interessa maggiormente è un’altra”. Ed è piuttosto interessante, almeno se letta dal suo (parziale) punto di vista. “All’inizio del 2003-04 stavo avendo una stagione fantastica, a più di 24 punti di media, dopo che l’anno prima avevo viaggiato a 18 punti di media a sera, ero finito sesto nei voti di MVP, avevo vinto il premio di difensore dell’anno, ero stato incluso nel terzo quintetto NBA e votato per l’All-Star Game”, fa notare Metta World Peace. “La mia parabola era in netta crescita, pensavo di essere sulla strada giusta per diventare MVP della lega. Poi a Detroit è successo quello che è successo, e mi resta la domanda su cosa sarebbe accaduto quella stagione se l’avessi potuta concludere”. 

Metta World Peace si candida alla Hall of Fame

L’ex giocatore conosciuto come Ron Artest una sua idea al riguardo ce l’ha: “Di sicuro avrei avuto molta più esposizione televisiva, avrei disputato tante altre partite da protagonista, con molte vittorie e sarei tornato all’All-Star Game, nella stessa squadra di LeBron James. Anzi, magari gli avrei preso il posto in quintetto, perché lui al primo anno nella lega non era ancora una superstar [Metta World Peace ricevette più di 400.000 voti tra le ali, mentre la matricola dei Cavs ne prese 768.000 tra le guardie, ndr]. Oggi come oggi penso di essere ancora in corsa per un posto alla Hall of Fame, ma ci sarei sicuramente entrato se quell’anno avessi chiuso la stagione come l’avevo iniziata. L’ingresso nell’arca della gloria di Springfield è ancora un mio obiettivo, che credo alla mia portata, semplicemente perché penso di essere stato uno dei migliori difensori in ala della storia della NBA. La mia campagna elettorale avrebbe questo come argomento principale”, ammette il vincitore del premio di difensore dell’anno 2003-04. La cui storia narrata nell’autobiografia racconta gli umili inizi nel quartiere di Queensbridge, a Brooklyn, il suo periodo al college cittadino, St. John’s, dove l’allora Ron Artest aveva scelto un indirizzo matematico (“L’ho sempre amata, è una mia passione, quasi al pari con quella per il basket – racconta, spiegando anche l’ultima sua avventura digitale, un sito con app rivolto ad atleti e celebrità che permetta loro di sviluppare al meglio il loro brand personale) fino a giorni di gloria in maglia Lakers (con il titolo del 2010 vinto da protagonista al fianco di Kobe Bryant e Pau Gasol) e al suo impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema della malattia mentale. Personaggio sempre sopra le righe, imprenditore, ora anche scrittore, Metta World Peace però ci tiene a far sapere che non si è ancora “ufficialmente ritirato”: “Mi ci vorrebbero sei mesi per tornare in forma, se volessi tornare nella lega. Non dico che sarei ancora capace di fermare LeBron James, ma potrei sicuramente stare ancora in campo”. Siamo tutti avvisati.   

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