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L’arma totale NBA: le triple in stepback di James Harden sono il tiro più immarcabile della lega

NBA

Le conclusioni in allontanamento da tre punti di Harden sono il marchio di fabbrica del miglior realizzatore NBA, ma anche il tiro più efficace e immarcabile di tutta la lega. Lo dicono i dati statistici e le ricerche di laboratorio ne spiegano il segreto

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Lui è il miglior marcatore NBA (30.7 a sera), la sua squadra quella con il miglior record NBA (61-14 al momento, il bilancio più vincente di sempre nella storia della franchigia). Il segreto di James Harden e del successo degli Houston Rockets? La nuova arma totale NBA: la tripla in stepback della guardia mancina di coach D’Antoni. Un tiro che è diventato il trademark di Harden almeno quanto la sua barba, resa celebre dallo slogan “Fear The Beard”, ma che – come evidenziato benissimo in uno studio sviluppato dal Wall Street Journal – oltre a essere riconoscibile si sta affermando come uno dei tiri più efficaci mai esibiti su un parquet NBA. Innanzitutto la frequenza, impressionante: James Harden ha tentato più triple in stepback finora in stagione di sei squadre NBA messe assieme. La media dei tiri da tre punti presi in allontanamento di una squadra NBA (Rockets esclusi) è infatti fissata a quota 60, con Houston che senza includere nel conto quelle tentate del loro n°13 si assestano attorno alla media e i Denver Nuggets che guidano la graduatoria a quota 113. Solo che James Harden, da solo, ne ha tentate 157, più di ogni squadra NBA (proiettando quindi i suoi Rockets abbondantemente sopra quota 200). “È assolutamente pazzesco”, commenta il general manager Daryl Morey, ma quello che è ancora più pazzesco non è il numero di tentativi quanto il numero di triple realizzate. Se Harden è tiratore da 36.7% dall’arco in stagione, lo split del dato evidenzia particolarità davvero interessanti. Il “Barba” tira il 32.5% nelle conclusioni in arresto-e-tiro dall’arco e va appena sopra il 39% sulle triple smarcate. In quelle in stepback, invece – solitamente eseguite a otto o più metri dal canestro, visto anche la dinamica di esecuzione, che richiede un passo indietro (step back) prima del rilascio – spesso con l’uomo addosso, Harden mantiene un irreale 45.9%. La bontà, anche statistica, di questo tipo di conclusione è confermata dai dati sui punti per possesso: è di 0.75 a tiro per le conclusioni dalla media distanza, notoriamente rinnegate dal sistema di Houston improntato al cosiddetto Moreyball; sale a 1.1 per i tiri da tre punti e a un ottimo 1.26 per le conclusioni attorno al ferro, che siano in sottomano o schiacciate. Il dato sugli stepback da tre punti? Fanno 1.38 punti a tiro, la cifra più alta in assoluto. 

Il segreto del suo stepback da tre punti

In un sistema offensivo che Morey e Mike D’Antoni hanno scientificamente costruito su criteri peculiari – gli Houston Rockets sono la prima squadra di sempre a tentare più tiri da tre punti (oltre 42 a sera) che da due (38) – la tripla in allontanamento di Harden è diventato il manifesto del miglior attacco NBA (113.1 punti per 100 possessi, meglio anche dei Golden State Warriors). E il tiro oggi più letale di tutta la lega ha un segreto, che è stato “scoperto” quando la scorsa estate la guardia dei Rockets ha visitato i laboratori scientifici del Peak Performance Project, nella loro sede californiana di Santa Barbara. Tra i testi biomeccanici eseguiti sul giocatore di Houston, è emerso come Harden sia nel 99% percentile sulla totalità degli atleti professionisti esaminati in laboratorio per capacità di arrestarsi e tramutare il moto di accelerazione necessario a battere l’avversario nel movimento di stepback che griffa la sua tripla immarcabile. Sta quindi nel suo peculiarissimo sistema frenante il segreto dell’arma totale di James Harden, perché la sua capacità di decelerare è quello che gli permette di ricavarsi lo spazio necessario al rilascio del tiro. “Sono bravo a penetrare al ferro – dice il diretto interessato – per cui spesso gli avversari mi concedono un po’ di distanza per non farsi battere in palleggio: a me sta bene, perché non ho mai avuto così tanta fiducia nel mio tiro in stepback come ora”. Gli avversari che lo affrontano sono solitamente di due tipi diversi: pariruolo della sua altezza e stazza, che lo marcano normalmente durante la gara, oppure lunghi coinvolti in un cambio di marcatura generato da un pick and roll che spesso anticipa l’isolamento offensivo di Harden. Due ulteriori dati illustrano perfettamente quello che succede quando il n°13 dei Rockets si mette in proprio per arrivare alla sua conclusione preferita: delle 157 triple tentate in allontanamento, solo 2 sono state assistite, a testimonianza di una giocata che si sviluppa con Harden isolato e gli altri quattro compagni allargati il più possibile sul parquet. E quando i lunghi avversari cambiano su Harden, le incredibili percentuali al tiro del “Barba” salgono ulteriormente a un incredibile 55% sui suoi stepback. Un dato che porta il resto della NBA a farsi un’unica domanda: come si può fermare? Risponde per tutti Mike D’Antoni: “Semplice: non si può”. E i numeri collezionati quest’anno da Harden e dagli Houston Rockets sono lì a dimostrarlo. 

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