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NBA, Whiteside attacca: "È assurdo non farmi giocare nei finali", gli Heat lo multano

NBA

Il centro di Miami non ha digerito la scelta di tenerlo in panchina nel quarto periodo e nell’overtime della gara persa contro Brooklyn: "È una caz**ta enorme tenere uno dei migliori lunghi NBA in panchina". E la società non l’ha presa bene

Che le cose tra Hassan Whiteside e i Miami Heat non andassero per il meglio era già chiaro a molti, ma le dichiarazioni nel post-partita della sconfitta contro Brooklyn hanno definitivamente fissato il punto. Al termine della gara persa contro i Nets all’overtime, Whiteside ha criticato la scelta di tenerlo a lungo in panchina nel finale perché gli avversari avevano deciso di giocare con il quintetto piccolo. Il centro di Miami è rimasto sul parquet in totale soltanto per 20 minuti dei 53 complessivi, senza mettere piede in campo né nel quarto periodo, né durante l’overtime. Alla domanda dei cronisti su quanto fosse stato difficile guardare i suoi compagni senza essere protagonista, Whiteside ha replicato stizzito: “È sconfortante e non dovrebbe essere così. Perché abbiamo scelto di stare al loro gioco?”, sottolinea riferendosi alla decisione di abbassare il quintetto fatta da coach Spoelstra, in risposta alla mossa dei Nets. “Abbiamo in squadra uno dei migliori centri NBA, perché scegliere di seguire le loro variazioni tattiche? Non sono tante le squadre che possono vantare un centro di livello, per quello i Nets hanno preferito sfruttare i loro punti di forza. È stata un caz**ta, davvero. Un’enorme caz**ta fare questa scelta. Ci sono un sacco di squadra che tengono lo stesso in campo i loro centri, in qualsiasi situazione. Io dovrei essere uno di loro, è una caz**ta”. Un attacco frontale, che non ha bisogno di parole di commento aggiuntive: “Non so se è dovuto al fatto che dopo l’infortunio abbia delle restrizioni nel minutaggio che io non conosco. In realtà il mio utilizzo è stato più o meno questo per tutta la stagione. È stato frustrante e lo è tutt’ora, dura da affrontare. Non so bene perché, non lo capisco, è una cosa folle”. Inevitabile quindi immaginare che il suo futuro a Miami sia quantomeno in discussione: “Non so, forse”.

Il quarto periodo passato (quasi sempre) in panchina

Tanto basta dunque per aver scatenato l’ennesimo putiferio in spogliatoio, con un addetto degli Heat che arriva a interrompere le domande di Barry Jackson del Miami Herald quando ormai è troppo tardi. Per sua fortuna Spoelstra aveva già parlato prima della sfogo di Whiteside, evitandosi così le imbeccate dei cronisti, sottolineando come la condizione fisica sia l’unica discriminante: “Starà meglio, vedrete. Non è lo stesso giocatore che avevamo a disposizione prima dell’infortunio con i Sixers. Lui probabilmente dirà qualcosa di diverso, ma il campo non mente. Dietro le quinte si può dire ciò che si vuole, ma alla fine resti sul parquet soltanto per il tempo che ti spetta. Un quintetto veloce è messo in difficoltà dalla dimensione degli avversari o è il contrario? Nel nostro caso la loro rapidità ci ha costretto a cambiare”. ‘Impara a muovere i piedi in difesa e poi ne riparliamo’, sembra essere il messaggio in codice, forse quello che ha fatto definitivamente traboccare il vaso già stracolmo di Whiteside. Il centro aveva raccontato di aver avuto due incontri con Spoelstra per parlare del suo utilizzo, sceso nelle ultime due stagioni prima da 31 a 29 minuti, per poi arrivare ai 25 di questa regular season. Mediamente poi, quando vede il campo nel quarto periodo, viene sfruttato giusto il minimo indispensabile: è 11° per minuti giocati nell’ultima frazione nel roster degli Heat, il 311° di tutta la NBA (nonostante abbia il 19° contratto, con quasi 24 milioni di dollari incassati quest’anno). Nel frattempo la franchigia della Florida ha deciso di multarlo a causa del suo turpiloquio, definendo il suo atteggiamento deteriore per tutto lo spogliatoio. Il suo futuro, al netto di un contratto molto pesante, è sempre più lontano da Miami, che dovrà capire soprattutto cosa farne nel presente a partire dai prossimi giorni. I playoff sono ancora da conquistare.

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