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NBA, risultati della notte: crollo Spurs a L.A., New Orleans torna al successo

NBA

Kyle Kuzma si inventa una serata da 30 punti, trascinando i Lakers al successo sugli Spurs dopo un supplementare. Tutto facile per New Orleans contro Memphis e per Miami contro Atlanta, Orlando "vince" il derby del tanking contro Dallas

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Los Angeles Lakers-San Antonio Spurs 122-112 OT

I San Antonio Spurs rischiano di perderla già al termine dei tempi regolamentari, quando la penetrazione al ferro di Josh Hart sull’ultimissimo possesso viene disturbata in extremis dalla rotazione in aiuto di LaMarcus Aldridge e il sottomano della matricola dei Lakers rimbalza sul ferro due volte e poi esce. Nell’overtime, però – necessario per rompere la parità 112-112 dopo 48 minuti – la squadra di coach Popovich sembra non averne davvero più e cede di schianto (14-4 il parziale dei cinque minuti supplementari) di fronte a un’edizione dei Lakers senza Lonzo Ball e Brandon Ingram ma con un Kyle Kuzma scatenato, che chiude la serata segnando 6 dei suoi 30 punti (con 11/23 dal campo e 5 triple) nell’extra time. La matricola da Utah diventa così il primo rookie nella storia della NBA a far registrare almeno 1.200 punti, 450 rimbalzi e 150 triple in una singola stagione e infligge agli Spurs una sconfitta che può rivelarsi molto costosa. La squadra texana, infatti, invece di superare gli Utah Jazz per il quarto posto a Est, li insegue ora (con una sconfitta in più nel bilancio vinte-perse) da quinti, a pari merito con gli Oklahoma City Thunder ma vede sia Minnesota che New Orleans (settime e ottave a Ovest) con lo stesso numero di sconfitte e una vittoria soltanto in meno. La situazione in classifica vede infatti i Jazz con un record di 45-33, Spurs e Thunder a quota 45-34, Timberwolves e Pelicans a 44-34. San Antonio esce sconfitta dallo Staples Center per la seconda sera in fila (dopo il ko contro i Clippers di Danilo Gallinari) ma è da sette gare che gli uomini di coach Popovich non vincono lontano dall’AT&T Center, perdendo anche tutte le gare stagionali contro i Lakers (0-3) per la prima volta dalla stagione 1997-98. Non bastano agli Spurs i 28 punti con 12/20 al tiro con 9 rimbalzi di LaMarcus Aldridge e i 23 con 10 rimbalzi e 6 assist di Dejounte Murray, mentre l’ex Pau Gasol chiude in doppia cifra con 11 punti e 12 rimbalzi. Guidati da Kuzma i Lakers interrompono una striscia negativa di tre sconfitte grazie anche ai 21 punti con 6 assist e altrettanti rimbalzi di Kentavious Caldwell-Pope e ai 19 dalla panchina di un redivivo Channing Frye, che chiude con 8/9 dal campo e perfetto dall’arco (3/3). 

Atlanta Hawks-Miami Heat 86-115

A differenza di ieri, la seconda sfida in altrettante serate tra Heat e Hawks non è stata particolarmente equilibrata. Il merito è di Kelly Olynyk, che aveva una motivazione ulteriore per fare bene stanotte: quando è entrato in campo dalla panchina, ha raggiunto quota 1.700 minuti in stagione, guadagnandosi così il milione di dollari bonus previsto dal suo accordo con la franchigia. Un improvviso innalzamento del conto in banca che non è passato inosservato all’interno dello spogliatoio: “Cene, drink, birre: paga tutto lui” ha scherzato coach Erik Spoelstra. “Adesso vedo se riesco anche a farmi pagare il biglietto per uno spettacolo. È tutto a carico suo, farò mettere tutto sul suo conto”. In realtà si trattano di soldi ben guadagnati, come testimoniato anche nella gara di Atlanta: Olynyk è stato eccellente nel secondo quarto, realizzando cinque delle sue sei triple di serata per prendere il controllo della gara e non mollarlo più fino alla fine. Il canadese ha poi chiuso con 19 punti, seguito da altrettanti di Josh Richardson (anche 4 stoppate e 3 recuperi per lui) e i 18 di Justise Winslow, lasciando a riposo i vari Dragic, Wade e James Johnson alle prese con qualche acciacco di troppo. Con il posto ai playoff ormai assicurato, gli Heat hanno in mano il proprio destino per chiudere al sesto posto, avendo il “tie breaker” sia nei confronti di Washington che di Milwaukee.

New Orleans Pelicans-Memphis Grizzlies 123-95

Per una sera Anthony Davis ha potuto prendersela comoda: i suoi Pelicans infatti hanno avuto bisogno dei suoi servigi per meno di 32 minuti, risparmiandogli qualche fatica e un ulteriore chilometraggio sulla caviglia martoriata. Il tempo a disposizione è bastato ed avanzato al candidato MVP per fare i consueti danni agli avversari: 28 punti, 12 rimbalzi, 8/13 dal campo e 11/13 ai liberi con 3 stoppate e 2 recuperi, riscattando un paio di uscite non ai livelli della sua incredibile stagione. “Ho provato a tornare al modo in cui giocavo prima, caricandomi la squadra sulle spalle in entrambe le metà campo. È stato divertente, ma dobbiamo farlo ogni volta che scendiamo in campo” ha dichiarato dopo la gara. In effetti non sarebbe male se anche E’Twaun Moore si ripetesse, visti i suoi 30 punti con un 7/10 da tre che rappresenta il suo massimo in carriera, seguito anche dai 25 di un Nikola Mirotic decisivo nel parziale di 18-6 che ha deciso la sfida nel terzo quarto. Ai Grizzlies invece, proprietari del secondo peggior record della NBA, non sono serviti i 25 punti di MarShon Brooks per evitare la 26^ sconfitta nelle ultime 29 partite disputate, lasciando spazio ai Pelicans che mantengono una gara piena di vantaggio sul nono posto occupato dai Denver Nuggets.

Orlando Magic-Dallas Mavericks 105-100

Chissà che faccia hanno fatto i tifosi dei Magic presenti sugli spalti quando al posto dei vari Dennis Smith Jr., Harrison Barnes e Dirk Nowitzki si sono visti in campo Aaron Harrison, Dorian Finney-Smith e Johnathan Mosley pronti a saltare per la palla a due della sfida tra Orlando e Dallas. E chissà quante volte hanno dovuto controllare sullo smartphone chi fossero i vari Jamel Artis, Khem Birch e Rodney Purvis, protagonisti inattesi catapultati dalla G-League ad una gara NBA chiusa in doppia cifra uscendo dalla panchina. Oltre ai 20 punti in 25 minuti di Aaron Gordon e i 12 punti dei vari Mario Hezonja e Bismack Biyombo, sono stati i 16 punti combinati dai tre “sconosciuti” nell’ultimo quarto (sui 28 complessivi) a guidare la squadra ad un successo che ha ripercussioni esclusivamente per quanto riguarda il tanking. Dallas, infatti, mantiene così mezza partita di vantaggio su Orlando per il quarto posto nella prossima Lottery, una differenza che vuol dire quasi il 9% di possibilità di pescare in top-3 (da 37.8% a 29.1%) e oltre il 3% di avere la numero uno (da 11.9% a 8.8%). E considerando che questo sarà l’ultimo anno in cui fare speculazioni del genere avrà senso, i Mavs devono aver pensato che conveniva approfittarne, avendo come migliori marcatori i vari Jalen Jones (15 punti), Mosley (14) e Kyle Collinsworth (14) e lasciando in campo J.J. Barea per soli 9 minuti, complice un infortunio “sospetto” che lo costringerà a tornare immediatamente a Dallas.