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NBA, Minnesota ritrova Butler e vince a L.A., crollo Miami e Washington

NBA

I T'Wolves rischiano sul campo dei Lakers, ma nel secondo tempo ritrovano il successo grazie ai 18 punti in 23 minuti del rientrante Jimmy Butler. Toronto supera Indiana ed è certa del primo posto a Est grazie al miglior record nella storia della franchigia. Sconfitte incompensibili per Washington e Miami contro Atlanta e New York, tutto facile per Boston e New Orleans contro Chicago e Phoenix

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Los Angeles Lakers-Minnesota Timberwolves 96-113

Per almeno un tempo i Minnesota Timberwolves se la sono vista veramente brutta. In una partita che non potevano perdere dopo aver già lasciato per strada lo scontro diretto con Denver la sera precedente, la squadra di Tom Thibodeau a un certo punto del secondo quarto è scivolata anche a -12 sul campo dei Los Angeles Lakers, vedendosi passare vicino lo spettro di una sconfitta pesantissima in ottica playoff. Per loro fortuna il rientro di Jimmy Butler ha riportato un po’ di calma all’interno di una squadra ansiogena: il numero 23, al rientro dopo 17 partite di assenza, ha chiuso con 18 punti in 23 minuti, supportato dai 25 con 8 assist di Jeff Teague e dalle doppie doppie di Taj Gibson (18+10) e Karl-Anthony Towns (14+11) per riprendersi l’ottavo posto solitario nella Western Conference con mezza partita di vantaggio sui Nuggets. Un terzo quarto da 29-15 ha rimesso a posto le cose per gli ospiti, che nell’ultimo quarto vinto 33-23 hanno dilagato fino a toccare il +20, ma senza che questo impedisse a Thibodeau di tenere in campo fino alla fine buona parte dei suoi titolari. Ai Lakers, arrivati alla nona sconfitta nelle ultime 13 gare e privi di Kyle Kuzma dal terzo quarto in poi per una distorsione alla caviglia, non sono bastati i 20+10 di Julius Randle e i 20+11 di Josh Hart per onorare il grande Elgin Baylor, di cui prima della palla a due era stata svelata la statua all’esterno dello Staples Center.

Toronto Raptors-Indiana Pacers 92-73

I Toronto Raptors aggiornano ancora una volta i record di franchigia, riuscendo in un colpo solo a superare quota 56 vittorie totali, 32 successi casalinghi e a prendendosi aritmeticamente la vetta della Eastern Conference. Mai i canadesi avevano concluso la regular season guardando tutti gli altri dall’alto: “È un’enorme gratificazione, ma non possiamo di certo dirci soddisfatti del tutto. Non abbiamo ancora conquistato quello che è il nostro obiettivo, ma dobbiamo essere felici di quanto fatto finora”. Coach Casey mantiene un basso profilo anche dopo aver dominato la sfida contro Indiana, volando in doppia cifra di vantaggio già dal primo quarto e mantenendo poi il controllo senza troppo sforzo. I Pacers infatti non la mettono mai, incapaci di vincere all’Air Canada Center dal 1 marzo 2013 e battuti in tutti e quattro gli incroci stagionali dai Raptors. Il quintetto degli ospiti combina per un eloquente 8/36 dal campo per 18 punti totali. Sì, la somma dei contributi di Oladipo (5), Turner (2), Bogdanovic (5), Young (4) e Collison (2). Così non vai da nessuna parte, soprattutto a Toronto, che si gode un Serge Ibaka da 25 punti, 10/13 al tiro e cinque triple. “Il viaggio non è ancora finito”, sottolinea Kyle Lowry, sul parquet per 28 minuti come DeRozan, per poi ruotare e riposare in vista dei playoff. Sono ben 11 i giocatori in casa Raptors a giocare almeno 14 minuti; sintomo di come Casey faccia realmente affidamento su tutto il gruppo e di come grazie a esso sia riuscito a chiudere la regular season in testa a Est. La settima squadra diversa negli ultimi sette anni, dopo Chicago, Miami, Indiana, Atlanta, Cleveland e Boston. Il problema vero però resta sempre lo stesso: alle Finals è sempre arrivato LeBron James. Toccare sfatare anche quel mito, prima o poi.

Washington Wizards-Atlanta Hawks 97-103

Cosa si è disposti a fare pur di evitare LeBron James? Basta chiederlo agli Wizards, diventati ormai vittima sacrificale contro qualsiasi tipo di avversario. E così, 24 ore dopo essersi inchinati al Re, ecco Washington sprofondare anche contro Atlanta, in una gara sulla carta impossibile da perdere. “Nessuna aveva voglia di condividere con i compagni il pallone – commenta stizzito coach Brooks -, è tanto semplice quanto ovvia come spiegazione. Se non lo fai, prendi dei pessimi tiri e quelli non vanno dentro”. Per una volta non si può dare la colpa a John Wall di questo, tenuto a riposo perché ancora non del tutto recuperato e mai schierato nelle sfide in back-to-back. C’è Bradley Beal che chiude con 32 punti e una squadra che bene o male era comunque riuscita a portarsi sul +6 a meno di sei minuti dal termine. Da lì in poi però 16-4 di parziale in favore degli Hawks, guidati da sei giocatori in doppia cifra, dai 23 punti di Taurean Prince e i 22 di Tyler Dorsey in uscita dalla panchina.

New York Knicks-Miami Heat 122-98

Dwyane Wade sostiene che per i suoi Miami Heat sia più importante arrivare ai playoff con l’inerzia positiva di qualche vittoria, piuttosto che fare calcoli su quale avversario affrontare. Gli concediamo il beneficio del dubbio, ma perdere in casa dei New York Knicks facendosi massacrare da due rookie come Damyean Dotson (career high da 30 punti) e Luke Kornet (17) appena qualche giorno dopo aver saputo che i Boston Celtics non avranno Kyrie Irving per tutti i playoff appare un po’ sospetto. Per loro sfortuna anche gli Washington Wizards hanno pensato bene di perdere contro Atlanta, e in questo momento il settimo posto appartiene ai Milwaukee Bucks, che affronteranno domani notte in uno scontro per decidere chi finirà al sesto posto nella conference. Al Madison Square Garden gli Heat hanno mostrato la faccia peggiore di loro stessi, con cinque giocatori in doppia cifra ma nessuno sopra i 15 di Goran Dragic per una serata sotto il 40% dal campo e il 26% da tre. “A malapena ho riconosciuto la mia squadra rispetto a quelli che siamo stati e come abbiamo giocato” ha dichiarato coach Spoelstra, che si aspetta tutt’altra prestazione nelle ultime due contro Bucks e Raptors per chiudere la stagione.

Boston Celtics-Chicago Bulls 111-104

La NBA di inizio aprile, quella delle ultime partite di regular season non è di certo la più entusiasmante, né la più indicativa quando ad affrontarsi ci sono squadre che per ragioni diverse non hanno più niente da chiedere. Boston e Chicago sono esattamente in questa situazione: i primi già certi del 2° posto e costretti a leccarsi le ferite causate dai tanti infortuni, i Bulls impegnati a inseguire sconfitte che rendano meno improbabile una scelta alta al prossimo Draft. Il risultato non poteva che essere una vittoria Celtics, con tanto di allungo nel finale dei bianco-verdi guidati (ecco il motivo della premessa) dalla seconda tripla doppia in carriera firmata da Greg Monroe, autore di 19 punti, 11 rimbalzi e 10 assist in uscita dalla panchina. Una partita da ricordare per lui e per Jaylen Brown, al suo massimo in carriera da 32 punti, con 7/10 dalla lunga distanza. La difesa di Chicago ha lasciato fare, rispolverando per 16 minuti anche Omer Asik (ecco spiegata la tripla doppia di Monroe!) e portando a casa la tanto inseguita sconfitta. Boston ha fatto riposare Tatum, Horford e i tanti in via di guarigione che sperano di tornare al meglio dalla prossima settimana. I playoff ormai sono alle porte. Per fortuna, verrebbe da dire.

Phoenix Suns-New Orleans Pelicans 103-122

Manca poco, ma i New Orleans Pelicans ancora non si possono ritenere al sicuro. Pur vincendo agilmente contro i derelitti Phoenix Suns, a Anthony Davis e soci mancano ancora tre partite per poter essere sicuri del ritorno in post-season dopo tre anni di assenza, dovendosela giocare a Oakland contro Golden State, a Los Angeles contro i Clippers e infine in casa contro San Antonio. Nel frattempo, però, si godono una serata di stacco mandando Anthony Davis a quota 33 punti e Nikola Mirotic al massimo stagionale con 31 e 16 rimbalzi, oltre ai 22 con 10 assist di Jrue Holiday. Pur essendo saliti al quinto posto nella Western Conference in coabitazione con Spurs e Thunder, i Pelicans mantengono solamente una gara piena di vantaggio sul nono posto di Denver — un vantaggio di una sconfitta cruciale da difendere fino alla fine. Per Phoenix invece non ci sono di questi problemi, visto che sono sempre più vicini ad “assicurarsi” il peggior record nella NBA, forti di 16 sconfitte nelle ultime 17 gare. I 23 punti di Marquese Chriss e i 22 con 11 rimbalzi di Josh Jackson servono solamente per dare un po’ di minuti e fiducia ai propri giovani, con Devin Booker — sempre tenuto a riposo — che ha ricevuto la bella notizia di essere stato convocato nella rosa a 35 per il prossimo triennio della nazionale statunitense, che si ritroveranno a luglio a Las Vegas.

Orlando Magic-Charlotte Hornets 100-137

Meglio tardi che mai, anche se oggettivamente è molto più semplice quando i buoi sono già ampiamente scappati dalla stalla. Malik Monk, ancora caldo dopo i 16 punti realizzati nel solo quarto periodo nella sfida persa contro i Bulls due giorni fa, aggiorna il vertice della lista con le sue migliori prestazioni stagionali, chiudendo con 26 punti e otto assist in 26 minuti nel facile successo degli Hornets contro i Magic. Orlando è un birillo più che un avversario, facilmente aggirabile già nel primo quarto da Charlotte che segna 43 punti nella sola prima frazione e sfonda senza troppo sforzo la resistenza della squadra della Florida. Gli ospiti tirano con il 55.8% dal campo, il 54.8% dall’arco e non lasciano scampo ai Magic. “Gioco allo stesso modo, a prescindere dal tipo di avversario che ho di fronte – sottolinea Monk -, non mi preoccupo del blasone di chi mi trovo di fronte. Tutti sappiamo che sono giocatori di G-League perché abbiamo letto lo scouting report prima della sfida, ma per me è come se fossero stati LeBron James o Russell Westbroook. Non cambia il mio impegno”. Il tuo no, ma l’efficacia della difesa inevitabilmente sì. Con tutto il rispetto per i vari Khem Birch, Jamel Artis e Rodney Purvis (che chiudono il match con 12 punti a testa).

Detroit Pistons-Dallas Mavericks 113-106

Bastano le parole di Stan Van Gundy per descrivere pienamente questa partita: “Penso che possiamo definirla una gara a bassa intensità per entrambe le squadre: non c’era poi così tanta urgenza di vincerla da parte di nessuno fino a quando non siamo arrivati al supplementare, ma Reggie Jackson ha fatto le giocate che ci servivano per vincerla”. Il suo playmaker ha segnato 12 dei suoi 24 punti tra ultimo quarto e overtime rimanendo in campo per ben 35 minuti, il suo massimo da quando è rientrato dal grave infortunio che ha fatto deragliare la stagione dei Pistons. Insieme a lui Andre Drummond ha realizzato la solita doppia doppia da 19+16, trovando però un osso duro sulla sua strada in Johnathan Mosley, che si è tolto la soddisfazione di realizzare i suoi massimi in carriera per punti (26) e rimbalzi (12). “Giocare contro un giocatore dominante in NBA mi ha acceso il fuoco dentro: ho fiducia nelle mie capacità e so di poter giocare in questa lega, perciò è stato un bel test per me” ha dichiarato il giocatore alla sua nona partita di questa stagione dopo averne passata gran parte in G-League.

Memphis Grizzlies-Sacramento Kings 93-94

Con due squadre senza più nulla da chiedere alla stagione, uno si immaginerebbe che Kings e Grizzlies non abbiano poi tanta voglia di farsi del male. E invece ne è uscita fuori una partita divertente e tirata fino all’ultima, decisa da un jumper di Bogan Bogdanovic a pochi secondi dalla fine per dare ai suoi il definitivo vantaggio. Il serbo è stato anche protagonista della giocata difensiva decisiva, visto che grazie alle lunghe braccia è riuscito a deviare la rimessa di Memphis e a impedire così l’ultimo tiro della possibile vittoria. Prima delle sue due giocate erano stati Justin Jackson (con una tripla dall’angolo a 17 secondi dalla fine) e Dillon Brooks (con una tripla con 6 secondi sul cronometro della gara) a scambiarsi vicendevolmente la guida nel punteggio, per una gara che se non altro ha intrattenuto gli irriducibili fedeli ancora presenti sugli spalti per applaudire Zach Randolph, rientrato dopo otto partite di assenza. “Come partita non è stata granché, ma gli ultimi due minuti sono stati super divertenti” è stata l’analisi onesta di coach Dave Joerger, che porta a casa la vittoria con cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 18 di Willie Cauley-Stein. In casa Grizzlies invece MarShon Brooks ha aggiunto altri 23 punti al suo incredibile bottino da quando è tornato in NBA e l’altro Brooks, Dillon, ha chiuso con 16 pur tirando con 4/12 dal campo.

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