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NBA, storie tese, risse e provocazioni: gli animi si infiammano tra Wizards e Raptors

NBA

Cinque falli tecnici e un paio di principi di rissa testimoniano del clima accesissimo in gara-3 tra Washington e Toronto. Una tattica utilizzata in maniera consapevole dalla squadra della Capitale, per cercare di mandare fuori partita i canadesi

Sotto 2-0, con la prima partita in casa sinistramente simile a un’ultima spiaggia per restare aggrappati alla serie, gli Washington Wizards hanno pensato bene di tirar fuori dalla borsa dei loro trucchi qualcosa di utile a scuotere un po’ gli equilibri della sfida. Non potendo essere il look total-black reso famoso dalle sfide di postseason contro i Celtics (“Stiamo andando al loro funerale”…), gli uomini di Scott Brooks hanno scelto di alzare selvaggiamente il livello di intensità della sfida, provando a testare le capacità di sopportazione dei canadesi. Ne è venuta fuori una gara-3 con cinque falli tecnici e almeno un paio di occasioni in cui il clima si è surriscaldato a livelli di guardia. Il primo – non a caso – dopo poco più di due minuti dall’inizio della gara, col punteggio soltanto sul 4-2 per Toronto. Subìto un fallo da OG Anunoby, Markieff Morris finisce a terra ma quando si rialza pensa bene di rifilare un colpo da dietro al n°3 dei canadesi. Gradisce poco il nigeriano naturalizzato inglese e al parapiglia si unisce anche Marcin Gortat, a prendere le difese di Morris, che però nel dopo partita getta acqua sul fuoco: “Non è neppure stata una vera rissa – dice l’ala degli Wizards – ho soltanto reagito a quello che mi è sembrato un colpo portato col gomito troppo alto da parte di Anunoby. Avevamo bisogno di maggior fisicità in gara-3, perché la mia impression è che nelle prime due gare di Toronto loro avessero fatto tutto quello che volevano. Reagendo al colpo di Anunoby volevo dare l’esempio e stabilire il modo in cui avremmo giocato da lì in avanti”. Una mossa quindi premeditata, da parte di Morris, volutamente compiuta per cercare di portare “fuori” dalla partita gli avversari. Nello scontro seguito al battibecco tra Morris e Anunoby entrano a farne parte anche Kyle Lowry e DeMar DeRozan, che cercano di arginare John Wall, che intervenuto nella mischia sembra intenzionato a menare lui stesso le mani. “È stato soltanto un momento in cui si sono scaldati gli animi, fa parte di una partita di basket: non è che ci siamo presi a pugni”, minimizza Lowry suonata la sirena finale. Risolta la questione con due falli tecnici – uno ad Anunoby, un altro a Morris – la gara è ripresa ma non c’è voluto molto prima che gli animi si infiammassero di nuovo. 

Premeditazione o no? Le opinioni di Gortat, Wall e Beal

Nel terzo quarto, infatti, al centro dei Raptors Jonas Valanciunas viene fischiato un fallo in attacco su Gortat. Arriva Bradley Beal che cerca di strappare il pallone ancora nelle mani del centro lituano di Toronto, che gradisce poco l’arrogante incursione del n°3 di Washington. I due si allacciano e ovviamente il primo a intervenire nel parapiglia è ancora Markieff Morris: “Tra me e Jonas non era nulla di serio, stavo solo cercando di farmi dare il pallone – spiega Beal – ma Morris fa sempre il bullo, non è una novità”. Un’opinione condivisa con molta sincerità anche dal suo compagno Marcin Gortat, che ammette: “A volte c’è bisogno di qualcosa del genere per alzare il livello di intensità e dare una scossa alla partita. Ne avevamo bisogno. Mi spiace soltanto che ci sia sempre Morris di mezzo, mentre dovrebbe riguardare anche tutti noi, me per primo. Sono uno che non colleziona falli tecnici e raramente si ritrova coinvolto in situazioni tese: dovrei farlo di più, per il bene della squadra, perché oggi Markieff ha fatto proprio questo, ha sacrificato se stesso, finendo con l’avere dei problemi di falli, per lanciare un messaggio e dare così una mano a tutta la squadra”. Differisce leggermente l’interpretazione di Beal, che non vuole concedere la premeditazione al 100% su episodi del genere: “Non è che arriviamo al palazzo decisi a giocare duro o fare a botte: certo, vogliamo essere aggressivi e fisici e a volte le cose scappano un po’ di mano e la tensione cresce”. Come successo infatti dopo lo scontro tra Valanciunas e Beal, quando a prenderne parte sono arrivati Serge Ibaka da una parte e John Wall dall’altra: “Gli ho semplicemente detto di togliere le sue mani dalla faccia dei miei compagni”, racconta l’All-Star degli Wizards, un commento evidentemente piaciuto poco al n°9 dei Raptors, che perde il controllo e cerca di aggredire la point guard di Washington, prima di essere trattenuto dagli arbitri e dagli uomini della sicurezza degli Wizards. “Sono i playoff, eravamo sotto 2-0 e avevamo bisogno di giocare in maniera più fisica e aggressiva – riassume Wall – ma questo non vuol dire che abbiamo voluto fare a pugni con nessuno”. “A un certo punto il clima si è surriscaldato – ammette Beal – e le cose sono un po’ sfuggite di mano. Abbiamo fatto del trash talk, è vero: fa parte del gioco”. Sono i playoff, baby – e tutto, o quasi, vale se c’è da ottenere una vittoria importante. 

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