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Playoff NBA 2018: Philadelphia-Miami 104-91, i Sixers vincono gara-5 e volano in semifinale

NBA

I Sixers allungano nel secondo tempo e battono per la quarta volta in cinque gare gli Heat, conquistando una qualificazione alle semifinali di Conference che mancava da sei anni. Undici punti per Marco Belinelli, che si gode l’ennesima serie playoff vinta della sua carriera

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Philadelphia 76ers-Miami Heat 104-91

Sono durate un tempo le flebili speranze di rimonta di Miami, travolta poi nel terzo quarto dal parziale da 34-20 che ha dato il via alla definitiva fuga dei Sixers. Un colpo decisivo per le sorti di gara-5 e soprattutto della serie, portata a casa con merito da un gruppo che si candida ufficialmente a ricoprire il ruolo di mina vagante della Eastern Conference: “I Sixers possono andare lontano quanto vogliono in questi playoff”, è il commento a caldo di Ben Simmons, autore di 14 punti, dieci rimbalzi e sei assist. Come dargli torto al termine della prima serie della sua carriera chiusa quasi in tripla doppia (18, 10 e 9 assist di media) e in cui coach Brown si è potuto godere i frutti di anni di duro lavoro. Non tanto e non solo per le sconfitte che è stato costretto a digerire, quanto per il lavoro tattico e tecnico fatto su un gruppo che adesso è pronto a sbocciare. Joel Embiid si gode la terza vittoria in carriera ai playoff in altrettante gare giocate, dominante contro un Hassan Whiteside irriconoscibile. Il camerunense chiude con 19 punti, 12 rimbalzi e un eloquente +22 di plus/minus; dall’altra parte il lungo degli Heat invece mette a referto due punti, 0/4 al tiro e -14. Una serie a senso unico anche sotto canestro, nonostante le due partite saltate da Embiid: il lungo dei Sixers gioca infatti nella serie più minuti totali (avendo a disposizione quasi la metà del tempo) di Whiteside, realizzando più del triplo dei suoi punti. Un dato su tutti per determinare il disastro fatto dal giocatore di Miami: Whiteside chiude la serie con più palle perse totali (16) che canestri dal campo (9). Poco importa a Philadelphia, che si gode una festa che mancava da un bel po’ di tempo, nella serata in cui il Wells Fargo Center riabbraccia Meek Mill (di cui avevamo già parlato qui) e può esultare per un passaggio del turno che mancava da sei anni. Philadelphia raccoglie così la seconda serie playoff vinta negli ultimi dieci anni (come ricorda qualcuno: ‘Sono comunque il doppio di quelle portate a casa dai Knicks’) e adesso attende la vincente della sfida tra Boston e Milwaukee. Sei stagioni fa toccò vedersela proprio con i Celtics (serie persa in gara-7 al Garden), ma questa volta le cose sono profondamente diverse.

Belinelli, una serie playoff da incorniciare anche per lui

In tutto questo non può e non deve passare in secondo piano il fatto che grazie al successo dei Sixers, possiamo continuare a goderci Marco Belinelli ancora per un altro po’ (come minimo) in questa post-season. Il n°18 di Philadelphia chiude gara-5 con 11 punti e 4/12 al tiro, in calo rispetto alle prime tre scintillanti prestazioni. Belinelli chiude la serie con 16.6 punti di media, ben al di sopra degli 11 raccolti a Chicago nella sua versione migliore ai playoff. Lui, J.J. Redick (autore di 27 punti, il miglior realizzatore della sfida), Ersan Ilyasova, Robert Covington e Dario Saric hanno dimostrato di essere il supporting cast perfetto a sostegno delle due giovani stelle dei Sixers. “Il roster di Philadelphia è stato costruito nel modo giusto”, commenta un amareggiato coach Spoelstra, che difficilmente avrebbe potuto inventarsi qualcosa in più in una serie in cui il rimpianto più grande resta certamente la mancata vittoria in gara-4. Miami termina la stagione con cinque giocatori in doppia cifra, tra i quali non poteva che esserci anche Dwyane Wade: “Loro sono il futuro della NBA”, è il suo lapidario commento a fine partita riferito a Philadelphia. “Qualche volta succede di essere molto fortunati e di pescare al Draft qualche giocatore davvero speciale e loro ne hanno scelto più di uno di questo tipo. Embiid non è un giocatore che parla soltanto, non è solo bravo a provocare su Twitter. Se iniziano a credere di potercela fare già adesso, possono riuscirci”. Il futuro del n°3 degli Heat invece è ancora molto incerto, così come quello di una squadra a cui è evidente che manchi qualcosa in termini di talento. “Si può perdere dando tutto, soprattutto si può perdere contro una squadra migliore di te. E questo è quello che è successo in questa serie”. È arrivato dunque il momento di salutare anche Wade? A sentire le sue parole si direbbe proprio di no: “Siamo a Philadelphia, io amo questa città, ma questa volta non arriverà nessuna breaking news che mi riguarda. State tranquilli”. Gabrielle Union stavolta non promette nulla di compromettente via Twitter, ma si unisce al pensiero dei tanti appassionati e tifosi. “Non credo che questa sia la fine, ma mio Dio… Dwyane Wade ha avuto una carriera che la maggior parte delle persone sognerebbe di avere. È una leggenda, un’icona ed è così dolce”. Sì, troverà il modo di consolarsi anche questa volta.

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