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Playoff NBA 2018: Golden State sfida Anthony Davis (e non solo), con l’incognita Steph Curry

NBA

La prima semifinale di Conference sarà quella tra Warriors e Pelicans, con i campioni NBA in carica in attesa del rientro di Steph Curry e chiamati a superare una delle squadre più in forma in questa post-season. Sulla carta non sembra esserci storia, ma New Orleans già contro Portland è riuscita a sovvertire il pronostico

Golden State Warriors e New Orleans Pelicans saranno le prime due squadra a scendere in campo nelle semifinali di Conference 2018. Gli altri tre incroci sono ancora da definire, mentre Anthony Davis e compagni hanno sorpreso tutti per rapidità ed efficacia nello sbarazzarsi di Portland, considerata dall’unanimità degli opinionisti come favorita per il passaggio di turno. Dall’altra parte invece tutti aspettano Steph Curry, che sembra ormai sempre più vicino al ritorno in campo. Secondo le ultime indicazioni di coach Steve Kerr, la presenza del n°30 per la gara-1 della semifinale di Conference contro i New Orleans Pelicans è data in dubbio. La buona notizia è il suo ritorno sul parquet, quantomeno in allenamento; disponibile per la prima volta dopo il problema al ginocchio dello scorso 23 marzo che lo ha costretto a saltare le ultime 14 partite giocate dagli Warriors. L’allenatore dei campioni NBA in carica ha sottolineato che gli allenamenti saranno decisivi nel suo processo di riabilitazione e che per ora Curry è sembrato star molto bene: “Penso che le indicazioni più significative saranno dettate da come il suo corpo risponderà allo sforzo durante il resto del giorno. Verrà in palestra con noi ogni giorno e dopo qualche allenamento avremo un quadro definitivo. Per ora tutto sembra andare per il meglio”. Nel frattempo Golden State ha saputo fare a meno di Curry contro San Antonio, ritrovando solidità difensiva in una serie in cui gli Spurs sono riusciti soltanto in parte a metterli in difficoltà. La novità è stata l’utilizzo di Andre Iguodala in quintetto; un’opzione che in caso di indisponibilità del n°30 potrebbe essere riproposta anche contro i Pelicans. JaVale McGee è stato il centro più utilizzato, in una turnazione che ha regalato minuti importanti anche Kevon Looney, lasciando invece sempre seduto in panchina Zaza Pachulia. Contro New Orleans quello sarà un passaggio fondamentale, visto l’arduo compito da assolvere: limitare Anthony Davis. Con un Kevin Durant che resta il candidato principale per il ruolo di stopper, sotto canestro sembra probabile che si deciderà la durata della serie, visto che anche in questo caso tutti i pronostici sono contro le chance di successo di New Orleans.

I precedenti stagionali

Quelle partite sono inevitabilmente poco indicative, visto che le prime tre sono state giocate prima del 5 dicembre, quando New Orleans poteva ancora contare su DeMarcus Cousins (infortunatosi il 26 gennaio) e su uno stile di gioco profondamente diverso. In quegli incroci datati 2017 vinsero sempre gli Warriors, che giocarono sul velluto contro la combinazione di “Twin Towers” dei Pelicans. Discorso ben diverso per l’ultimo scontro, il più recente e soprattutto il più significativo in quanto ad accoppiamenti e scelte sul parquet. Il 7 aprile scorso Steph Curry non c’era (così come potrebbe accadere all’inizio di questa serie) e a pesare furono soprattutto le motivazioni. New Orleans infatti disputò una vera a propria sfida playoff con una settimana d’anticipo, visto che una sconfitta avrebbe condannato i Pelicans a rischiare l’esclusione dalla post-season. Indicativo come le cose siano andate per il meglio grazie a uno schema che poi si è ripetuto in maniera fedele anche contro Portland. Una sorta di antipasto di quello che sarebbe stato il primo turno. In casa Pelicans infatti Davis chiuse con 34 punti e 12 rimbalzi, ma al suo fianco furono decisivi i 28 punti e sei triple di Nikola Mirotic, i 25 e la super difesa di Jrue Holiday, 12 e 17 assist di Rajon Rondo e 15 punti cruciali di E’Twaun Moore. Insomma, a New Orleans hanno fatto le prove generale: per battere Golden State bisogna che tutto funzioni in maniera perfetta. E potrebbe non bastare.

Perché vincerà Golden State

Perché gli Warriors sono una squadra migliore e soprattutto contro i Pelicans hanno degli evidenti vantaggi nell’accoppiamento su entrambi i lati del campo. Gli incroci degli ultimi anni non lasciano dubbi: dalla stagione 2012/13 (inclusa la serie playoff al primo turno del 2015), Golden State ha vinto 24 delle ultime 26 partite, segnando mediamente dieci punti degli avversari e tirando con oltre il 40% di media dall’arco. Cifre che raccontano bene quanta fatica dovrà fare New Orleans per restare aggrappata a una squadra che contro San Antonio ha dimostrato cosa è in grado di fare, soprattutto a protezione del ferro. Il ritorno in campo di Curry e la sua condizione fisica detterà i ritmi della serie: con uno Steph abile e arruolabile sin da gara-1, che si è lasciato i problemi fisici alle spalle, per i Pelicans diventa virtualmente impossibile impedire a Golden State di prendere un tiro ad alta percentuale ogni singolo possesso. Se gli Warriors riusciranno a sigillare il proprio canestro, impedendo a New Orleans di fare la gara a chi segna di più, bisognerà soltanto contare il numero di partite che i campioni NBA in carica impiegheranno per conquistare la quarta finale di Conference consecutiva.

Perché vincerà New Orleans

Perché i Big Four dei Pelicans scoprono di essere meglio di quelli degli Warriors, perché la difesa di Draymond Green su Davis magicamente smette di funzionare, perché Rondo diventa un difensore attento e scrupoloso, in grado di contenere all’occorrenza Curry o Thompson. E potremmo andare avanti così con diversi periodi ipotetici per un altro po’, senza avere la certezza che tutto questo possa bastare. Dalla parte dei Pelicans c’è un dato: 114.7, il rating offensivo di New Orleans nelle quattro sfide contro Porltand, la miglior squadra in questo inizio dei playoff. Quello, unito all’alto numero di possessi, potrebbe essere l’unico modo per provarci. Il problema è che tutte le squadre che nell’ultimo triennio hanno provato a correre contro gli Warriors sono sempre rimaste scottate. Davvero conviene metterla sul ritmo contro la squadra di Steph Curry e Kevin Durant? Auguri.

L’accoppiamento chiave della serie: la marcatura dei Pelicans su Kevin Durant

Gli Spurs, senza Kawhi Leonard a causa delle note vicende, si sono posti a lungo l’interrogativo senza trovare risposta. E adesso coach Gentry e tutto il suo staff dovrà fare lo stesso: chi marcherà Kevin Durant? Il ruolo di ala è quello certamente più debole, in un quintetto che ha trovato la sua solidità grazie al quartetto Rondo/Holiday/Mirotic/Davis. L’altro posto è occupato da E’Twaun Moore, o in alternativa da Solomon Hill e Darius Miller, in rigoroso ordine crescente d’altezza (una componente decisiva per provare a limitare KD). Non il miglior antidoto contro l’MVP delle Finals. Un’altra alternativa è DeAndre Liggins che conosce bene il n°35 degli Warriors, visto che spesso e volentieri lo ha affrontato in uno contro uno in allenamento ai tempi dei Thunder, ma è un giocatore che mette troppo in difficoltà la squadra nella metà campo offensiva. Nell’ultimo incrocio stagionale il giocatore designato a inizio gara fu Holiday, un ottimo difensore che concede però troppi centimetri a Durant. Con pazienza e organizzazione anche quello è un accoppiamento mortifero per i Pelicans (come dimostra il primo possesso della sfida del 7 aprile). Durant chiuse quella partita con 41 punti, 13 dei quali arrivati proprio nel faccia a faccia con Holiday. Resta l’ultima (ed estrema) opzione: Anthony Davis, che lontano da canestro perderebbe incidenza sulla difesa nella protezione del ferro e allo stesso tempo sarebbe attaccabile sul perimetro. Golden State però a quel punto potrebbe far pagare l’assenza di centimetri dei Pelicans giocando con JaVale McGee e più in generale tenendo il quintetto alto. Un enorme problema di incastri per New Orleans insomma, uno di quelli che spesso decidono le serie playoff.

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