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NBA Saturdays, Sixers sotto 0-2 e spalle al muro: riflettori puntati su Ben Simmons

NBA

Philadelphia chiede aiuto al pubblico di casa e spera nella voglia di rivalsa della propria matricola meraviglia: solo 15 squadre su 251 hanno recuperato una serie a sette da sfavoriti sotto 2-0, ma la rimonta dei Sixers comincia da gara-3.

DIRETTA SU SKY SPORT 2 HD A PARTIRE DALLE ORE 23.00

Philadelphia è entrata nei playoff sulle ali di una striscia di 16 successi consecutivi. Poi è arrivato un primo turno convincente, un secco 4-1 ai Miami Heat per approdare trionfalmente in semifinale di conference. Davanti i rivali di sempre, gli storici avversari di mille battaglie playoff: i Boston Celtics. E con la prima trasferta al TD Garden per i Sixers sono iniziati i problemi. Due gare a Boston, due sconfitte, la seconda che fa ancora male, dopo essere stati sopra di 22 punti e finire per cedere 108-103. Sul banco degli imputati sono finiti in tanti, da coach Brett Brown, accusato di aver gestito male la rimonta dei Celtics, senza chiamare un time-out per rompere l’inerzia (“La loro intensità difensiva è salita incredibilmente di livello”, ha riconosciuto l’allenatore dei 76ers) al rookie meraviglia Ben Simmons (0/4 al tiro, un solo punto alla sirena di gara-2 e un pessimo -23 di plus/minus). La deludente prestazione del primo candidato al premio di matricola dell’anno non è passata inosservata né negli spogliatoi di Sixers e Celtics né nel resto della lega. Sono arrivate parole di solidarietà ad esempio dal suo avversario più temibile per il riconoscimento di rookie dell’anno, Donovan Mitchell: “Succede a tutti, anche ai più grandi. È successo a LeBron James, segnò solo 8 punti in gara-4 delle finali NBA contro Dallas; mi ricordo James Harden perdere 10 palloni in una gara di playoff contro Golden State. Ora è successo a Simmons, ma mi aspetto che reagisca alla grande perché è un ottimo giocatore e gli ottimi giocatori sanno reagire a serate come questa. Non si può giocare bene ogni singola partita, non è così facile come pensa la gente”. Se le parole del suo rivale dei Jazz possono avergli fatto piacere, ancora di più quelle arrivate in soccorso niente meno che da Allen Iverson, che dopo gara-2 ha fatto squillare il telefono della matricola da Louisiana State: “Mi ha detto di giocare come so fare io – per me è come se fosse una seconda natura - mi ha offerto un po’ di incoraggiamento”, ha rivelato Simmons. Che in vista della terza gara della serie, la prima sul parquet amico del Wells Fargo Center, giura che il grado di fiducia in se stesso non è assolutamente diminuito (“Sono uno che scende in campo ogni volta con molta fiducia in quello che so fare, e so che questo non sarà diverso neppure in gara-3”) anche se coach Brown riconosce le difficoltà che il suo rookie è costretto a fronteggiare: “Vede ogni volta un muro con cinque canotte e cinque numeri di maglia: Boston sta facendo un buon lavoro di squadra nel cercare di fermarlo. Sono le cose che succedevano a LeBron James all’inizio della sua carriera: tutto quello che vedeva era un muro di avversari attorno a lui, e difese che non ti concedono sottomani ma al massimo un tiro in sospensione”. Che nel caso di Simmons è il punto debole del repertorio, e contribuisce al dato che vede i Sixers sotto di 44 punti contro i Celtics nei 73 minuti con il loro n°25 in campo.

La storia dice Celtics

L’attesa attorno alla prima gara della serie sul parquet di Philadelphia gira quindi attorno alla prestazione di Simmons e, per noi, anche a quella di Marco Belinelli, positivo in entrambe le prime due partite della serie (chiuse entrambe a quota 11, in soli 20 minuti nell’ultima) e potenziale X factor di una serie che non appare ancora così chiusa come indicherebbe la statistica e i precedenti storici. Delle 251 serie al meglio delle sette gare in cui la squadra col fattore campo ha vinto le prime due partite, solo 15 si sono poi risolte con la squadra sfavorita vincente: Philadelphia non si aggrappa tanto al misero 6% che il dato suggerisce, quanto invece a un roster di Boston che – senza Gordon Hayward e Kyrie Irving, e con Jaylen Brown rientrato solo tra i sani-e-arruolabili in gara-2 – potrebbe e dovrebbe manifestare qualche limite, se non di qualità almeno di quantità. Fatta salva la costanza di rendimento mai troppo celebrata di Al Horford, coach Stevens ha bisogno che i suoi giovani – da Jayson Tatum a Brown, da Marcus Smart a Terry Rozier – continuino a giocare a un livello di pallacanestro che obiettivamente in pochi potevano aspettarsi in sfide di playoff (39 punti, 12 assist e 12 rimbalzi il contributo combinato in gara-2 di Rozier e Smart, ad esempio). Se invece il pubblico di Philadelphia dovesse spingere i Sixers a una convincente vittoria, allora le certezze dei giovani Celtics potrebbero lentamente iniziare a sgretolarsi. L’appuntamento è per le ore 23.00 di sabato, su Sky Sport 2 HD con Marco Belinelli, i suoi Sixers e dei Celtics che non vogliono smettere di crederci: gara-3 potrebbe già essere decisiva.

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