Dopo diverse settimane di negoziazioni e incertezze, Steve Kerr e gli Warriors hanno deciso di proseguire per altre due stagioni un’avventura iniziata nel 2014. E nella prima conferenza stampa dopo la firma del nuovo contratto, il coach si è detto entusiasta della prospettiva di rimanere a Golden State ma anche consapevole di dover allenare meglio la squadra rispetto a quanto fatto nell’ultima, deludente annata
Sul volto di Steve Kerr c’è un sorriso che difficilmente negli ultimi, complicati mesi trascorsi sulla panchina di Golden State gli era capitato di sfoggiare. Il coach quattro volte campione NBA, con alle mani altri cinque anelli vinti da giocatore, si presenta così alla conferenza stampa organizzata per raccontare i motivi che hanno spinto lui e gli Warriors a decidere di rimanere ancora legati per altre due stagioni. “Non potrei essere più entusiasta di quanto sono, credo che nelle ultime settimane abbiamo avuto un dialogo molto collaborativo con il front office e alla fine abbiamo deciso di rimanere ancora insieme” premette Kerr, che specifica dal lato suo di aver condiviso con la moglie la decisione di firmare per altre due stagioni. E dopo aver chiarito che né Steph Curry né Draymond Green hanno influito sul processo che ha portato al nuovo contratto, Kerr prova a gettare uno sguardo verso il futuro partendo dall’ultima, deludente stagione vissuta sulla Baia.
Kerr e le prospettive a Golden State
“Onestamente le ultime due annate sono state difficili” ammette Kerr, “e tra l’età media del roster e i tanti infortuni ho forse dato troppo corda e troppo riposo a tutti”. Qualcosa, insomma, secondo Kerr deve cambiare a partire dalla prossima stagione: “Credo che abbiamo perso un po’ della nostra disciplina, ci siamo un po’ lasciati andare e la responsabilità è mia”. Il mea culpa del coach prosegue entrando poi nei dettagli tecnici e citando le palle perse (15.7 di media a partita, terzo peggior dato di tutta la NBA) come simbolo della scarsa attenzione della squadra. “Devo fare meglio, nell’ultima stagione non ho dato il mio meglio e so che posso allenare in maniera molto più efficace” aggiunge Kerr, che in conclusione ammette come, complici anche gli infortuni che terranno fermi ancora a lungo Jimmy Butler e Moses Moody, occorrerà dare più importanza allo sviluppo dei giocatori giovani a roster che, però, specifica il coach “dovranno guadagnarsi i minuti in campo”.