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Playoff NBA 2018, Utah-Houston 87-100: Harden è appannato, ci pensa Paul a battere i Jazz

NBA

Il Barba parte forte (14 punti nel primo quarto), ma è Chris Paul per una volta a condurre le danze (27 punti, 12 rimbalzi e 6 assist). Houston tira male, ma vince lo stesso dominando la sfida per oltre mezz'ora: i Rockets sono a un passo dalle finali di conference

IL TABELLINO

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Utah Jazz-Houston Rockets 87-100

Dopo aver fatto per tutta la stagione da spalla, per una volta Chris Paul ha deciso di prendersi il centro della scena. Di giocare una di quelle partite che fino allo scorso anno erano la norma ed erano soprattutto l’unico modo per provare a conquistare un successo. Facendosi carico di compagni e responsabilità, dominando il pallone per la maggior parte del tempo, scandendo il ritmo dell’attacco dei Rockets.  A guardare le mappe di tiro delle due squadre è evidente il peso delle scelte (e dei tiri) di CP3 nella sfida, quasi che i Jazz sembrano la squadra che tra le due sta seguendo i precetti di Daryl Morey (soltanto due tiri dal midrange di Utah, contro la 15ina abbondante di Houston). Alla sirena finale Paul chiude con 27 punti (massimo stagionale ai playoff eguagliato), 12 rimbalzi e sei assist; il modo migliore per festeggiare il suo 33esimo compleanno, uscito dall’arena di Salt Lake City avvinghiato a mamma Robin e felice di tornare a Houston con la possibilità di scrivere la parola fine in calce a questa semifinale di Conference. Un ostacolo mai superato in carriera da CP3. Una grande partita giocata di fronte a buona parte della sua famiglia, visto che in prima fila c’era seduto anche suo fratello C.J., protagonista di un divertente siparietto nel corso del match. La sicurezza infatti è intervenuta durante la sfida per allontanare dal campo il fratello di Chris, scatenando subito l’attenzione e le richieste del n°3 dei Rockets, in quel momento seduto in panchina e impegnato a protestare con le guardie assieme a coach D’Antoni. C.J. è rimasto lontano dal parquet per poco, giusto il tempo di chiarire che le offese rivolte a James Williams (uno dei tre arbitri del match) non erano state pronunciate da lui: “La cosa divertente è che conosco James, mi ha arbitrato quando ero al college. E poi io non uso quel linguaggio”. Con la squadra del fratello Chris in grado di veleggiare ben oltre la doppia cifra di vantaggio negli ultimi tre quarti di gara, C.J., come tutti i tifosi Rockets, non si sarebbe mai voluto perdere lo show messo in piedi da Paul.

Harden si perde per strada, Capela stoppa tutti

E James Harden in tutto questo? Il Barba parte forte, segna 14 punti tirando 4/8 dal campo nel primo quarto e mettendo a referto il massimo realizzato in una prima frazione in questi playoff. Poi però si spegne, perde otto palloni a fronte di soli tre assist e chiude con 8/22 al tiro. Non la sua miglior prestazione insomma, nonostante a metà terzo quarto i Jazz devono rinunciare a Dante Exum, infortunatosi alla gamba nel tentativo di penetrare al ferro. L’australiano è stato l’arma che ha cambiato le sorti in difesa per Utah in gara-2, l’unico in grado di costringere Harden a tirare 1/11 dal campo, ma sempre alle prese con problemi fisici che ne hanno limitato la consacrazione. Sul parquet resta per ben 38 minuti Donovan Mitchell, che 25 punti non ha mai problemi a metterli a referto, così come a far sentire la sua voce quando c’è da dimostrare personalità. Il rookie dei Jazz si becca un tecnico assieme a Clint Capela, dopo che nel quarto periodo la frustrazione per l’incapacità di riuscire a tornare definitivamente in corsa si faceva sempre più pesante. Il lungo svizzero sceglie il modo più dolce per vendicarsi, piazzando una delle cinque stoppate messe a referto negli ultimi tre minuti proprio su Mitchell. È la giocata che sancisce la fine della sfida, celebrata da Capela con tanto di dito indice che oscilla, a richiamare il gesto reso famoso da Mutombo negli anni ’90. Alla sirena sono 12 punti, 15 rimbalzi e sei stoppate per il lungo dei Rockets, uno dei quattro in doppia cifra in una gara da 41% dal campo e 26% dall’arco per Houston. Se vincono anche in una serata in cui tirano in maniera mediocre, sono davvero pessime notizie per tutti.

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