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NBA, gli incredibili playoff di "Scary Terry" Rozier

NBA

Ennio Terrasi Borghesan

Dalla G-League a riserva ignorata fino all’impatto devastante in questi playoff: l’ascesa di Terry Rozier va di pari passo con quella dei sorprendenti Boston Celtics, a un passo dalle finali di conference anche senza  Kyrie Irving e Gordon Hayward

Londra, 10 gennaio 2018. Boston Celtics e Philadelphia 76ers sono nel Regno Unito per disputare l’annuale partita di regular season NBA sul suolo europeo, un evento che è anche una rara possibilità per i media del Vecchio Continente di entrare in contatto con i giocatori NBA. L’effetto collaterale di queste situazioni è che le Media Availabilities tendono ad essere più affollate di quanto non accada per le normali partite di stagione regolare.

È il secondo giorno in cui giornalisti accreditati possono entrare in contatto con i giocatori di Celtics e Sixers e con l’avvicinarsi della partita prevista per l’indomani i reporter sul posto aumentano di numero. È quindi raro trovare un giocatore delle due squadre che non sia circondato da un manipolo di almeno una mezza dozzina di inviati, pronti a raccogliere la maggiore quantità possibile di dichiarazioni per riempire i loro pezzi.

A essere trascurati sono generalmente i giocatori meno glamour delle due squadre, che pur mantenendosi a disposizione dei reporter tendono a mantenersi a distanza, approfittando del disinteresse mediatico per completare l’allenamento con qualche esercizio di stretching o affidandosi alle cure dei fisioterapisti. Tra i giocatori “ignorati” dei Celtics, una volta terminato l’allenamento della squadra di Brad Stevens, c’è anche un ragazzo al terzo anno NBA che in questi playoff sta tenendo medie di tutto rispetto: 19 punti di media con il 42% da 3 punti (su 8 tentativi a partita), 6.5 assist e soltanto 1.3 palle perse a gara, guidando la sua squadra verso un insperato ritorno alla Finale di Conference.

In cinque mesi la carriera NBA di Terry Rozier è cambiata totalmente e il livello oggi raggiunto dal prodotto di Louisville è il frutto di due anni e mezzo di lavoro duro e costante, nella speranza continua di farsi trovare pronto a cogliere un’occasione che alla fine è arrivata, forse nella stagione in cui ce lo si poteva aspettare di meno.

Aspettare la chance

Scelto alla numero 16 del Draft 2015, l’impatto di Rozier con l’NBA non è dei più fortunati: chiuso come minutaggio e gerarchie, l’ex giocatore di Louisville viene mandato a formarsi in D-League ai Maine Red Claws, per rinforzare la qualità del suo decision-making e delle sue conclusioni di tiro. Nella sua stagione da rookie, infatti, Rozier chiuderà con il 22% dalla lunga distanza e un pessimo rapporto tra assist e palle perse (0.9 contro 0.5). Al netto degli evidenti difetti, però, certe caratteristiche di Rozier si possono intravedere in una delle prime partite di pre-season disputate in carriera: ad esempio l’atletismo, la fiducia in se stesso e la voglia comunque di alzare il ritmo, ad ogni costo.

Nelle ultime stagioni NBA abbiamo osservato tanti casi di giocatori fioriti grazie all’esperienza nella lega di sviluppo: gregari di assoluto livello come Danny Green, J.J. Barea e Patty Mills, per citare tre giocatori protagonisti in squadre poi laureatisi campioni NBA, hanno riattivato la propria carriera grazie all’allora D-League, ma anche un All-NBA come Rudy Gobert deve una parte importante del suo processo di crescita ai periodi trascorsi nella “lega inferiore”.

L’esperienza di Rozier in D-League ha poi permesso a “Scary Terry” di conquistarsi uno spazio sempre più stabile nel roster dei Celtics dopo i soli 311 minuti sul parquet nell’anno da rookie. Da sophomore, infatti, gioca poco più di 15’ di media a partita, affermandosi stabilmente come riserva di un incontenibile Isaiah Thomas e dimostrando di essere sulla buona strada per limare quei difetti visti all’inizio della sua stagione NBA.

Il meglio dell’esperienza in D-League di “Scary Terry”.

L’apprendistato di Rozier è continuato anche all’inizio di questa stagione, con il cambio in cabina di regia - e di leadership della squadra - tra Thomas e Kyrie Irving. Con un minutaggio maggiore (23’ di media) a causa anche degli acciacchi allo stesso Irving e a Marcus Smart, il prodotto di Louisville si è fatto trovare pronto all’aumento di responsabilità, continuando a limare quel rapporto tra assist e palle perse e a far girare con ordine e qualità una squadra profondamente rinnovata rispetto all’anno precedente.

L’occasione arriva proprio in concomitanza con il momento più complicato della stagione di Boston, calata di smalto proprio dopo a seguito della trasferta londinese e alle prese con numerosi infortuni. Una volta perso anche Irving fino al termine della stagione, tocca a Rozier prendere in mano una squadra a cui, nonostante un avvicinamento tranquillo verso il secondo posto a fine regular season, in pochi davano chances. Ma quando lavori duro per ottenere la tua occasione, puoi anche andare oltre i tuoi limiti.

Leadership e responsabilità

Nelle ultime sedici partite stagionali, con il posto ai playoff da mantenere e difendere dall’assalto di Cleveland e Philadelphia, Rozier ha in mano le chiavi della squadra, condotta con autorità con numeri comunque di tutto rispetto (14+6+5, e solo 1.6 palle perse di media) e un atteggiamento da veterano, come se non avesse mai fatto altro nella vita che non segnare 190 punti in dieci partite di playoff (settimo miglior realizzatore della lega per punti totali, oltre a essere il migliore dei Celtics).

Il career-high (ad oggi) di Rozier: 33 punti con 8/12 da 3 contro Sacramento lo scorso 25 marzo.

Con lui in campo Boston attacca molto meglio: tra i giocatori con almeno 200 minuti in quelle 16 partite, il +4.6 di rating offensivo dei Celtics è il terzo dato di squadra dopo Al Horford e Jaylen Brown; dato importante considerato che Rozier, in quel frangente, gioca più minuti di tutti. In difesa in compenso il calo non è così vertiginoso come ci si potrebbe aspettare, soprattutto alla luce dell’assenza dell’infortunato Smart.

L’arrivo dei playoff, però, porta subito in dote un avversario difficile sui due lati del campo come Eric Bledsoe. Con il giocatore dei Milwaukee Bucks che sbaglia l’approccio alla serie, sottovalutando l’avversario diretto, Rozier gioca per davvero sia fuori che dentro il campo: fuori, con la famosa querelle legata a Drew Bledsoe, ex giocatore NFL dei New England Patriots; dentro, producendo una serie nella quale, partita dopo partita, dimostra col rendimento ma anche con le sue influenze sui compagni di essere l’assoluto leader di una squadra da 55 vittorie in stagione regolare.

Gli highlights della fantastica gara-7 di Rozier contro i Bucks.

“Questa lega si basa sulle opportunità, sul lavoro duro e sul miglioramento continuo”. La sicurezza di Rozier sin qui ha avuto un effetto più galvanizzante che arrogante: non solo la forbice sempre più larga (+12.2) nella differenza on/off court del rating offensivo, ma anche un dato sconvolgente: considerando le prime 9 partite di questi playoff, i 193 tocchi del numero 12 dei Celtics nei quarti periodi (o supplementari) hanno prodotto zero palle perse e un’efficienza al tiro del 90%. Rozier è terzo per punti negli ultimi quarti (58) dietro solo a James (86) e Donovan Mitchell (69), alla pari con James Harden e Khris Middleton, a cui va aggiunto un incredibile 62% dalla lunga distanza (13/21, solo Middleton ha fatto meglio con 13/16).

Nelle prime tre stagioni NBA Rozier aveva segnato almeno 23 punti in una partita NBA soltanto tre volte, tutte nel 2017-18. Traguardo già raggiunto in quattro occasioni in questa post-season, occasioni tutte coincise con altrettante vittorie di Boston. Dietro solo a LeBron James per minuti giocati in questi playoff, il famigerato rapporto tra assist e palle perse di “Scary Terry” è su livelli d’élite assoluta: 6.5 assist di media contro 1.3 palle perse. Soprattutto, la guardia di Boston sta tirando con il 42% dalla lunga distanza, un dato quasi incredibile se si considera che nei primi due anni di carriera combinati ha tirato con il 30% scarso. Andando in profondità, però, si scopre che c’è ancora del margine di miglioramento: Rozier è diventato affidabilissimo nei tiri piedi per terra (52.3% dall’arco su 4.4 tentativi), ma arriva malapena al 28.6% quando deve prendersi le sue 3.5 triple dal palleggio (un dato che le squadre avversarie potrebbero sfruttare più spesso).

In gara-1 della serie con Philadelphia abbiamo forse visto il miglior Rozier di sempre.

Il futuro che sarà

Comunque possano proseguire i playoff dei Boston Celtics, è fuor di dubbio che questi due mesi abbiano rappresentato il breakout moment di Rozier in NBA. La storia della lega spesso insegna che quando si parte da un boom così fragoroso, l’assestamento può essere complicato: Rozier è una sensation dell’NBA odierna come, ad esempio, Jeremy Lin lo fu sei anni fa (più per motivi extra-cestistici)?

Lin poi faticò, anche a causa di infortuni, a mantenere o quantomeno avvicinare il rendimento fatto intravedere durante la “Linsanity”. Col ritorno a pieno regime di Irving, i minuti per Rozier potrebbero riassestarsi sulla quantità di inizio stagione, ammesso che la dirigenza Celtics non decida di esplorare il mercato nel momento di massimo valore del prodotto da Louisville che può essere esteso quest’estate oppure dovrà essere rinnovato già tra un anno, cosa che può rivelarsi più complicata di quanto preventivabile.

Essendo un terzo anno NBA, Rozier infatti vedrà il suo contratto scadere al termine della prossima stagione, quando dovrebbe diventare un restricted Free Agent. In un’estate già complicata dalla decisione da prendere su Marcus Smart e con gli inevitabili rinnovi di Jaylen Brown e Jayson Tatum da tenere bene in mente (oltre ai massimi salariali di Irving, Hayward e Horford già bloccati fino almeno all'estate del 2020), questo è l’anno buono per potenzialmente estendere il contratto di Scary Terry ed evitare che possa entrare nel pericoloso mercato della restricted Free Agency.

Pericoloso anche perché, dopo questi due mesi magici, le contendenti per i servizi di Rozier non mancherebbero di certo, consapevoli di andare a prendere un giocatore con la costante voglia di migliorare e capace di una scalata della piramide NBA che oggi lo porta ad essere, certamente, un giocatore che non sarà più snobbato e ignorato durante una media availability.

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