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NBA, David Fizdale si presenta ai New York Knicks: “Tutto inizia dalla difesa”

NBA
David Fizdale, 44 anni il prossimo 16 giugno, ha un record di 50-51 in carriera da capo-allenatore (foto Getty)
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Il nuovo allenatore dei Knicks ha cominciato ufficialmente la sua avventura nella Grande Mela con una conferenza stampa piena di dichiarazioni ad effetto, con un minimo comune denominatore: la grande attenzione alla fase difensiva, marchio di fabbrica di tutte le squadre vincenti a New York

David Fizdale non è mai stato, e molto probabilmente non sarà mai, un uomo ordinario. E per questo la sua prima conferenza stampa da capo-allenatore dei New York Knicks non poteva che essere pirotecnica, toccando tantissimi argomenti diversi in campo e fuori, dando immediatamente un sacco di carne da mettere al fuoco per la temibilissima stampa della Grande Mela. “Dicevo sempre a mia madre che un giorno avrei giocato al Garden” ha detto Fizdale con mamma Helen presente nella sala insieme alla moglie Natasha. “Ma’, non ce l’ho fatta, ma se non altro potrò allenare qui. Non voglio guardarmi indietro e dire che non ho preso al volo questa opportunità: non so come finirà, ma so per certo che darò tutto quello che ho. Ho grande fiducia e sicurezza nella mia etica del lavoro e nella mia apertura all’apprendimento e alla crescita”. Le sfide davanti a lui però sono tantissime: i Knicks sono una franchigia storica della NBA, ma “storica” sta anche a significare che negli ultimi vent’anni ci sono stati ben pochi motivi per esultare. Dopo il sorprendente viaggio fino alle Finals del 1999, infatti, le delusioni hanno di gran lunga superato le soddisfazioni, andando ai playoff solamente in sei delle successive diciannove stagioni, con l’ultima che risale al 2013. In questo lasso di tempo la franchigia di James Dolan ha cambiato ben undici allenatori, tutti incapaci di dare alla città di New York anche solo una finale di conference dopo i fasti con Jeff Van Gundy in panchina. Quella squadra, nata sulle ceneri e sullo spirito inculcato dall’esperienza newyorkese di Pat Riley, basava le sue fortune sulla metà campo difensiva e pare proprio che Fizdale – assistente allenatore ai Miami Heat per otto anni, tra cui il quadriennio con LeBron James – voglia come prima cosa restaurare la mentalità difensiva dei New York Knicks.

Fizdale: “Voglio una difesa da primi posti nella lega”

La difesa è nel DNA vincente delle franchigie di New York, tornando indietro nel tempo fino ai Knicks di Holzman ma anche ai Giants campioni NFL o gli Yankees di Joe Torre. Per questo, qualsiasi speranza di tornare a vincere passa dalla metà campo difensiva: “Io vedo atleti, velocità e una certa durezza fisica in questa squadra” ha spiegato Fizdale illustrando il suo manifesto programmatico. “Voglio andare su e giù per il campo, condividere il pallone e attaccare l’area, ma nulla di tutto questo è possibile se prima non diventiamo una grande squadra difensiva. Voglio una difesa ai primi posti nella lega, veloce, distruttiva, versatile e vocale che possa azionare l’attacco e farci andare in campo aperto”. La base di partenza, bisogna dire, è tutt’altro che incoraggiante: New York ha chiuso al 23° posto per punti concessi su 100 possessi a quota 108.4, crollando ulteriormente al 26° posto nelle partite lontano dal Madison Square Garden. I Knicks hanno concesso meno di 100 punti solamente 19 volte in tutta la stagione (peraltro vincendo 15 di quelle partite), mentre nelle restanti hanno chiuso con un record di 14-49. Questo però non sembra essere un problema per Fizdale: “Saremo una squadra dallo stile fisico e aggressivo: toccheremo un sacco di palloni cercando di creare delle palle perse e andando in contropiede, guadagnandoci la possibilità di giocare uno stile offensivo più fluido”.

No alle etichette, sì alla versatilità

Proprio la fluidità posizionale sembra essere un tema particolarmente caro all’ex allenatore di Memphis, che ha regalato uno dei momenti più interessanti della conferenza stampa quando ha parlato della sua idea di guardie. Per Fizdale infatti non c’è distinzione tra point guard, shooting guard o qualsiasi altro tipo di aggettivo prima della parola “guard”, e questa è una delle cose che ha convinto la dirigenza guidata da Steve Mills e Scott Perry a dargli la panchina della squadra. “Non pensa al gioco seguendo compartimenti stagni: lo si sente spesso parlare di pallacanestro senza posizioni, senza avere paure di provare differenti combinazioni. Vista la direzione in cui sta andando il gioco, è una qualità molto importante”. Nel reparto guardie a disposizione di Fizdale ci saranno sicuramente Frank Ntilikina, Emmanuel Mudiay e Trey Burke, tutti arrivati nel corso della scorsa stagione via Draft, scambi o free agency. “Li posso schierare anche tutti assieme: a me interessa vedere velocità, abilità, aggressività, doti offensive e playmaking, e tutte le mie guardie hanno queste capacità” ha spiegato il nuovo coach. “Vedo molta versatilità in questo roster e molte combinazioni che possono essere utilizzate insieme”. L’obiettivo è soprattutto quello di sviluppare il talento a disposizione, con Fizdale che ha promesso lavoro durissimo in particolare a Mudiay, presente alla conferenza stampa insieme a Burke, Kyle O’Quinn e Lance Thomas. “Emmanuel, ti faremo lavorare duro e ti renderemo un giocatore difficile da difendere, oltre che un difensore formidabile. Svilupperemo tutti i giocatori a disposizione e farò loro una testa così sulla difesa, perché vedo molto talento”.

I dubbi sul carattere e sull’esperienza di Memphis

Lo stesso discorso può essere fatto su Kristaps Porzingis, per il quale la distinzione tra 4 e 5 – almeno secondo l’interpretazione di Fizdale – diventerà del tutto obsoleta, permettendogli di ricoprire entrambi i ruoli tanto in attacco quanto in difesa. Il precedente storico con un altro lungo europeo di grande talento, Marc Gasol, è però l’ombra più grande sul futuro di Fizdale a New York: l’allenatore californiano avrà imparato dalla sua esperienza con lo spagnolo, evitando di commettere gli stessi errori che gli sono costati la panchina a Memphis? Secondo il suo mentore Pat Riley lo sarà di sicuro, visto che si è prodigato in prima persona per convincere la dirigenza di New York a concedergli la panchina, come confessato anche dal presidente Mills. “Ho parlato a lungo con Pat per questa assunzione, chiedendogli molte domande sulle esperienze di David a Miami e a Memphis. Le risposte che abbiamo ottenuto ci hanno dato molta fiducia sul fatto che abbia capito i suoi errori”.

Fizdale ha sbagliato nello spingere un po’ troppo sulla “Miami Way” militaresca, cercando di imporla ad un gruppo che aveva avuto grande successo con sei partecipazioni ai playoff consecutive senza di lui. A New York, però, la situazione è molto diversa e Fizdale avrà maggiori “argomenti” per far pesare il suo modo di intendere l’allenamento e la pallacanestro. “La sfida più grande sono le aspettative della tifoseria e dei media” ha spiegato l’allenatore. “Ma lo sapevo già accettando questo lavoro. Anzi, mi piace che ci si aspetti di giocare a maggio. A chi non piacerebbe riuscire a riportare una squadra a lungo nei playoff? Davanti a una cosa del genere, o la insegui con tutte le tue forze oppure ne hai paura. Io non ho mai avuto paura in tutta la mia vita. Quante volte si ha la possibilità di allenare al Garden? È una cosa che ti capita una volta nella vita. Io amo le sfide e amo la storia, ma ancora di più amo cercare di fare la storia”.

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