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Playoff NBA 2018, Golden State-Houston 92-95: i Rockets passano alla Oracle con 57 punti di Paul e Harden

NBA

Houston ottiene la prima vittoria di sempre sul campo di Golden State nei playoff e si riprende così il vantaggio del fattore campo, pareggiando la serie sul 2-2. Decisivo l'ultimo quarto, con gli Warriors tenuti a soli 12 punti

IL TABELLINO

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Golden State Warriors-Houston Rockets 92-95

Gara-4 tra Warriors e Rockets è una gara di parziale, nessuno però più importante di quello che arriva per ultimo: Houston apre infatti il quarto quarto sotto di dieci punti (80-70) e un’imponente schiacciata di Shaun Livingston in testa a Clint Capela allunga il distacco a 12 punti. Da quel momento in poi il parziale mandato a segno dagli uomini di Mike D’Antoni è di 25-10 per chiudere la gara, ottenere la prima vittoria di sempre nei playoff sul campo di Golden State, riconquistare il vantaggio del fattore campo e riportare la serie in parità sul 2-2. Le due squadre arrivano esauste allo striscione del traguardo: tirano 3/18 in tutto l’ultimo periodo gli Warriors, con 0/6 da tre punti, fanno meglio ma non di molto i Rockets (7/20 dal campo, 3/12 da tre punti). Golden State nell’ultima frazione di gioco ha più palle perse (4) che canestri (3) e segna soltanto 12 punti (minimo eguagliato per un ultimo quarto di una gara di playoff da quando c’è il cronometro dei 24 secondi), mentre dei 25 segnati da Houston 8 portano la firma di Chris Paul, decisivo nei momenti decisivi anche se un suo errore dalla lunetta con mezzo secondo sul cronometro permette ai padroni di casa di chiamare un time-out e organizzare l’ultimo disperato tiro, per mandare la partita in overtime. La conclusione di Steph Curry dall'angolo però non trova il canestro e i texani lasciano la California portando a termine la missione desiderata, vincere almeno una gara per giocarsi ora una mini-serie alle tre partite, con due gare al Toyota Center. I protagonisti come al solito hanno i volti noti di James Harden, autore di 30 punti con 11/26 al tiro e di un Chris Paul più preciso e chirurgico, che chiude a quota 27 con 10/20 dal campo e un ottimo 5/9 da tre punti. La rotazione di Mike D’Antoni, da tradizione, si stringe ulteriormente e soltanto Eric Gordon (14 punti ma 1/8 dall’arco) e Gerald Green (3) vedono il campo dalla panchina; tra i titolari, il contributo di Clint Capela e di P.J. Tucker è più di quantità (13 rimbalzi il primo, addirittura 16 il secondo) che di quantità, ma risulta fondamentale per imprimere alla gara quella fisicità necessaria a inceppare gli oliati meccanismi del basket targato Warriors. Che gara-4 la perdono anche per via di troppe palle perse (16 alla fine, che portano a 20 punti per CP3 e compagni) e per aver finito col giocare la pallacanestro di Houston, fatta di tanti isolamenti e non della consueta circolazione di palla. Lo dimostra il numero di assist degli uomini di coach Kerr: solitamente sopra i 25, con picchi tutt’altro che rari verso quota 30 e oltre, sono solo 14 i canestri assistiti di Golden State sui 35 realizzati (12 su 30 quelli di Houston). 

Un ultimo periodo da 12 punti: il peggior quarto della stagione degli Warriors

È stata una partita di parziali, si diceva, e il primo lo manda a segno Golden State, che parte fortissimo: 12-0 per iniziare la gara, con Kevon Looney in quintetto al posto dell’infortunato Andre Iguodala, fermato da un ginocchio dolorante. Il primo quarto si chiude sul 28-19 per gli Warriors, che sembrano voler indirizzare da subito la sfida. Il secondo periodo però è tutta un’altra storia: Houston manda a tabellone la bellezza di 34 punti, con ottime percentuali al tiro (il 50% sia dal campo che dall’arco, un egregio 9/11 dalla lunetta) ma soprattutto tiene a 18 punti con 7/25 al tiro e un solo canestro da tre punti su sei tentativi i padroni di casa. All’intervallo è 53-46 per gli ospiti, ma si sa che il terzo quarto è il momento preferito per Steph Curry e compagni: il n°30 si accende e manda a bersaglio 17 dei suoi 28 punti totali, 11 dei quali consecutivi (3 triple seguite da un sottomano al ferro). Sono 17 in tutto i punti dei Rockets nel terzo parziale, nel quale Golden State segna 23 punti negli ultimi 11 possessi e 34 in totale, portandosi sul +10 con cui apre l’ultima frazione di gioco. Oltre ai 28 di Curry, i californiani possono contare sui 27 del solito Kevin Durant, con anche 12 rimbalzi ma solo 9/24 al tiro (giunto pure lui esausto all’ultimo quarto, quando tira 1/5 con 0/3 dall’arco) e su un Draymond Green che sfiora la tripla doppia (11 punti, 13 rimbalzi e 8 assist). Va in doppia cifra anche Klay Thompson a quota 10, che per un momento deve lasciare il campo per un colpo ricevuto al ginocchio sinistro ma torna in campo e termina regolarmente la partita. Per la prima volta sotto la guida di Steve Kerr, però, anche il consueto parziale del terzo quarto (vinto di 15 o più punti per la 52^ volta) non basta, perché le percentuali al tiro dell’ultimo periodo (il 16.7%) va a libri come il peggior quarto offensivo dell’intera stagione degli Warriors, che oltre a perdere il vantaggio del fattore campo conquistato con il successo di gara-1 a Houston mettono anche fine alla striscia record di vittorie interne consecutive nei playoff a quota 16 (primo ko dopo 702 giorni, dalla fatidica gara-7 di finale NBA contro Cleveland nel 2016).

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