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Playoff NBA, l’impatto invisibile di Kyle Korver quando è in campo

NBA

Fabrizio Gilardi

La guardia dei Cavs ora esce dalla panchina, ma è comunque il terzo giocatore più importante per Cleveland in attacco — anche, se non soprattutto, quando non tocca il pallone

In questa stagione, nelle 30 partite in trasferta in cui hanno potuto schierare Kyrie Irving, i Boston Celtics hanno ottenuto 22 vittorie, 4 sconfitte e 4 sconfitte che somigliavano ad pareggio, con scarto inferiore a 5 punti contro Cavaliers, Spurs, Rockets e Warriors. A partire dall’infortunio di Kyrie lontano dal TD Garden sono arrivati solo 7 successi in 18 incontri e nelle ultime ultime 8 settimane l’unica vittoria è stata quella che ha deciso la serie di secondo turno contro Philadelphia, nel supplementare di gara-3, già entrata nella storia dei Sixers dalla parte sbagliata come “The Confetti Game”.

Le chiavi di lettura più semplici sono spesso superficiali ma difficilmente danno indicazioni completamente errate, e alla luce dei risultati recenti era abbastanza ragionevole aspettarsi che i Cavs avrebbero difeso il fattore campo e si sarebbero portati sul 2-2, nonostante i 48 punti di scarto subiti complessivamente a Boston e l’impressione che dopo sole due partite si potesse già iniziare a pensare alla prossima free agency di LeBron James e al futuro post-nucleare di Cleveland — intesa come città intera, non solo come squadra.

Perché ciò che gli occhi vedono, quello sì che a volte può trarre in inganno: dipende dal punto di vista, dall’attenzione, dalla capacità di analizzare le informazioni, dallo stato d’animo, a volte da preconcetti, spesso dalla tendenza a concentrarsi su alcuni dettagli trascurandone altri. Quasi sempre c’è bisogno di guardare, per diminuire il rischio di essere ingannati, e poi di guardare di nuovo, per cercare chiavi di lettura più profonde e togliersi alcuni dubbi. E poi magari, se ci sono tempo e interesse, guardare ancora e ancora meglio.

Vedendo come i Cavs hanno affrontato le due gare casalinghe si nota immediatamente il diverso livello di impegno e di attenzione in difesa: non c’è bisogno di guardare a fondo e non c’è alcun rischio di essere ingannati, così come non c’è bisogno di ragionare eccessivamente sul fatto che la promozione in quintetto di Tristan Thompson ha dato frutti estremamente positivi, è evidente. E vedendo che il “retrocesso” è stato Kyle Korver si potrebbe anche pensare che a 37 anni l’ex Hawks sia più adatto a un ruolo marginale e che le due vittorie siano arrivate anche per la sua retrocessione.

In questo caso però è decisamente meglio fermarsi a guardare, cosa che peraltro per Korver vale sempre e comunque: nel suo gioco non c’è quasi nulla di appariscente, tolte l’incredibile rapidità di rilascio e la grande precisione al tiro, ma queste sono solo le due punte dell’iceberg. All’apice della carriera era la prima opzione offensiva di una squadra in grado di raggiungere le Finali di Conference, mentre oggi si limita ad essere il terzo miglior giocatore dei Cavaliers, dall’alto di 10 punti a partita con il 70% di percentuale reale che manco a dirlo è il dato più alto tra i giocatori che hanno superato il primo turno, terzo di tutti i playoff dietro al 75% di Mike Scott (!!!) e al 72% di Khris Middleton.

Ma, di nuovo, questo è quello che si vede. Per apprezzare a pieno Korver e capire come e perché è realmente il secondo miglior soldato alla corte del Re serve guardare, con calma e attenzione, (quasi) tutto ciò che è successo a partire dal momento in cui ha messo piede in campo in gara-3, negli ultimi possessi del primo quarto.

Primo segnale: ad occuparsi della sua marcatura è Marcus Smart, il miglior difensore perimetrale dei Celtics, uno dei migliori dell’intera NBA specie nel passare sopra (a volte in senso verticale, come un bulldozer) ai blocchi avversari e quindi ideale per prendersi cura dei movimenti lontano dalla palla di Korver. La difesa dei Celtics basa gran parte delle sue fortune sull’abilità di cambiare sempre e comunque sostanzialmente su tutti e cinque i ruoli da parte di tutti o quasi i giocatori in campo, ma a Korver viene riservato un trattamento speciale, con un difensore dedicato che deve mantenere il contatto a prescindere da tutto il resto. Servono tre blocchi di tre giocatori diversi (Love, Nance e Hill nell’ordine), ma alla fine anche Smart cede, lasciando però la difesa sul lato forte dei Celtics totalmente disorientata e disorganizzata. E non è una colpa di Smart, ma un merito di Korver, anche se non ha toccato il pallone. Tripla non contestata di Hill, il giocatore più caldo in campo.

Il movimento incessante di Korver sposta la difesa e nel vortice di cambi sistematici può capitare anche che ad occuparsi di lui debba essere Horford, che è un difensore eccellente e di grande versatilità, ma che nel caso specifico sarebbe incaricato di proteggere il ferro. Bastano due passi di Korver nella direzione giusta e al momento giusto per costringere Horford a lasciare libero il centro area: il resto è merito della visione di gioco di LeBron e della presenza in campo di Greg Monroe, che resta totalmente spiazzato dal roll di Nance.

Nel fare i complimenti a Korver, coach Tyronn Lue ha dichiarato che è cosa rara vedere un veterano dell’età di Korver tenere i ritmi forsennati di atleti ben più giovani di lui come Rozier e Smart (salvo poi rendersi conto che è anche più vecchio di quanto pensasse). Korver è l’attaccante più avanzato nel momento in cui si sviluppa la transizione ma è il primo Cavalier a rendersi conto che occorreva tornare in difesa: per questo si mette sulla strada di Rozier, lotta sul pallone vagante e torna ad occupare il centro dell’area. Queste sono cose che si vedono, ma che serve vedere, perché, sbagliando, si sarebbe portati a non ritenerle proprie di un giocatore come Korver.

Questa invece è la specialità della casa, anche se da distanza inusuale (il 78% delle conclusioni tentate da Korver sono tiri da 3 punti). Secondo i principi del karate, parte da fermo, scatta alla massima velocità e si ferma nuovamente e in perfetto equilibrio. Un giocatore con rilascio più lento e minori capacità di mettere a posto i piedi si sarebbe trovato totalmente contestato da Tatum; per Korver invece è solo un lieve disturbo nella visione perimetrale.

Jaylen Brown è un difensore molto più istintivo e meno metodico di Smart, ma questo non gli ha impedito di rendere impossibile la vita ai tiratori di Philadelphia nella serie precedente. Qui sembra cavarsela nonostante il peccato capitale di lasciare Korver libero per andare ad aiutare a centro area, ma il karma lo punisce immediatamente: i Cavs recuperano il pallone vagante e Jeff Green torna in difesa ancora prima che il suo passaggio arrivi nelle mani di Korver, sapendo benissimo di aver assicurato tre punti in più alla sua squadra.

Nella seconda parte della clip, sul successivo possesso offensivo, Smart si fa carico della responsabilità di telecomandare Brown su Korver dopo il cambio e di assicurarsi che non lo perda di vista, scottato dall’errore precedente. Così facendo però perde totalmente di vista Green, che ovviamente viene visto da LeBron e segna comodamente. Qui Korver non ha fatto sostanzialmente nulla, ma la sua sola presenza e il canestro precedente sono bastati per mandare in confusione i Celtics. Da guardare e riguardare.

Brown è stata la vittima preferita di Korver anche nella metà campo opposta, specie in gara-4: se isolato contro attaccanti di primissimo livello Kyle rischia la presenza costante all’interno di Shaqtin’ a Fool, ma in tutte le altre situazioni difensive è una presenza costante perché capisce il gioco, utilizza alla perfezione il corpo ed è in grado di anticipare i movimenti dell’attaccante. Qui stoppa in modo netto l’esterno dei Celtics, che poi perde la concentrazione, istintivamente va a coprire proprio Korver forse perché memore degli errori di gara-3 e probabilmente anche per un desiderio di vendetta immediata, ma così facendo lascia Tatum in balia di due Cavaliers e costa tre punti alla propria squadra.

Anche in gara-4 il copione è esattamente lo stesso di gara-3: Smart dovrebbe essere l’ombra di Korver, ma lo perde (qui con colpa, basta un solo blocco) e Kyle segna l’equivalente di un tiro libero (per lui).

Terrore. Non si può definire altrimenti la sensazione che Korver lanciato in transizione su una delle corsie laterali incute nella difesa avversaria. Nella prima parte della clip Baynes e Smart hanno come unico pensiero quello di non lasciargli spazio, anche a costo di scoprire il centro area; nella seconda Horford preferisce concedere un tiro da tre comodo e piedi per terra a Kevin Love (oltre il 40% in stagione da quella zona) per contestare anche solo l’idea che Korver possa tentare una tripla dall’angolo sinistro (54% in stagione, timore più che giustificato). Anche in questo caso Korver non ha fatto nulla e il suo contributo non si vede, ma per il solo fatto di esistere ha garantito buone soluzioni offensive ai compagni.

Un’altra delle tre stoppate gentilmente offerte da Korver a Brown, unita alla difesa sul primo tentativo come sottolineato in telecronaca: nella serie Kyle ha contestato come difensore primario 28 conclusioni, concedendo solo 8 canestri (29%, dato sensazionale). Il resto è il solito enorme effort sui palloni vaganti e il mix di terrore, sconforto e voglia di riscatto che porta Smart a commettere fallo sulla tripla immediatamente successiva.

Korver e il lato sinistro del campo, una grande storia d’amore. Nella prima situazione Horford non si fa portare all’esterno e decide di restare a protezione del ferro, ma così facendo lascia nuovamente Tatum alle prese con due avversari. Anche in questo caso basta un semplice blocco di Kevin Love per liberare Korver, nell’ennesimo episodio del ballo a due che ha distrutto i Raptors nella serie precedente.

Pochi secondi dopo i Cavs cercano e ottengono il cambio in modo da portare LeBron in post contro Rozier, che non ha alcuna possibilità di tenerlo e costringe Baynes ad accorrere in aiuto e tutta la difesa a ruotare. LeBron legge la situazione prima che Rozier possa recuperare sul perimetro, l’extra-pass di Love è perfetto, il canestro di Korver è automatico. Qui gli occhi vedono una circolazione di palla magistrale, ma per apprezzare la lettura e il tempismo di LeBron e la rapidità del passaggio di Love e del rilascio di Korver, su cui Rozier stava recuperando, serve guardare almeno un paio di volte.

In gara-4 James ha tirato per ben 19 volte in situazioni che vengono definite non contestate, quindi con difensore ad oltre 1,2 metri di distanza (4 piedi), realizzando 12 canestri. Dato che per i Celtics è totalmente inaccettabile e testimonia delle difficoltà e della scarsa coordinazione difensiva della squadra in questa occasione, ma che ovviamente comprende anche meriti da parte dei Cavs. In questo caso, ovviamente, c’è il contributo di Korver e della sua forza di attrazione gravitazionale, qui esercitata su Tatum, che non può muoversi di un centimetro e compromette la capacità della difesa di ruotare e adeguarsi, costringendo Horford a rimanere a metà strada tra James e Thompson per non concedere un comodo appoggio. Anche stavolta l’intenzione dei Celtics era probabilmente di sostituire Rozier con un difensore più adatto a contenere LeBron, ma il tempismo dell’operazione è stato tutt’altro che ottimale.

Qui basta vedere. Il manifesto della partita e della serie di Korver: solo contro quattro Celtics, per salvare due punti. Ottiene anche il possesso, dà l’esempio e costringe i compagni a pareggiare la sua intensità, a partire da LeBron che a quasi 34 anni e a questo punto della carriera ha bisogno di stimoli continui per essere al 100% concentrato e stimolato anche in difesa.

Korver però nel frattempo non è ringiovanito, ne ha sempre 37 e avrebbe parecchia voglia di respirare per la seconda volta l’aria delle Finali NBA e, magari, pure capire come è fatto un anello.

E si vede, eccome se si vede.

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