01 giugno 2018

NBA, la follia di J.R. Smith: tutte le reazioni di avversari e compagni

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La guardia dei Cavs nega di non aver saputo il punteggio (in parità) e prova a dare la sua versione dei fatti. Ma coach Lue ammette: "Pensava fossimo avanti nel punteggio", mentre LeBron James - incalzato sull'argomento - perde la pazienza e abbandona la conferenza stampa post-partita

OAKLAND, CALIFORNIA — Mancano 4 secondi al termine di gara-1, Cleveland è sotto di un punto (107-106) ma George Hill va in lunetta con due tiri liberi. Segna il primo, impattando il punteggio. Poi sbaglia il secondo — ma J.R. Smith riesce a fare la giocata più importante della sua (rivedibile) gara, mettendo le mani sul pallone. Poi il fattaccio. Invece di provare un tiro, o servire LeBron James che gli chiedeva disperatamente palla (“Io l’avrei data a lui”, commenta malizioso Draymond Green in conferenza stampa), Smith inizia a palleggiare verso la propria metà campo, col cronometro che va pericolosamente verso lo zero, prima di tentare un disperato passaggio allo stesso Hill, che però non ha neppure il tempo di tentare un’ultima conclusione. “Pensava fossimo sopra di uno, pensava di non dover tirare”, ammette quasi sottovoce Tyronn Lue nel post-gara, la stessa conclusione a cui era arrivato solo un paio di minuti prima anche Steve Kerr: “Siamo stati fortunati, perché immagino J.R. pensasse di essere avanti nel punteggio. Succede, io che sono un malato di pallacanestro mi ricordo essere già capitato in passato, a Derek Harper coi Dallas Mavericks parecchi anni fa, quando ha palleggiato fino alla sirena convinto di essere sopra e non in parità [108-108 il punteggio, in gara-4 di semifinale di conference 1984 contro i Lakers, poi persa dai Mavs ai supplementari 122-115, ndr]”. Una versione — quella sostenuta dai due allenatori — che il diretto interessato cerca disperatamente di negare: “Sapevo che eravamo in parità — afferma negli spogliatoi — ma pensavo che avremmo chiamato un time-out visto che avevamo preso il rimbalzo”. Parole che sembrano contraddire il labiale dello stesso Smith catturato dalle telecamere, dove la guardia sembra provare a spiegare l’accaduto a LeBron James con le parole “I thought we were ahead”, pensavo fossimo davanti (nel punteggio). “Se avessi pensato che fossimo in vantaggio avrei tenuto la palla e mi sarei fatto fare fallo”, prova a insistere Smith.

Le parole - e il gesto stizzito - di LeBron James

Alla sua versione non credono in molti, né i suoi avversari né i suoi compagni. “Siamo stati fortunati — ammette Draymond Green — ma a volte devi esserlo, fa parte del gioco. E poi comunque devi sapere quant’è il punteggio, se sei davanti, dietro o in parità”, aggiunge ancora una volta senza risparmiarsi la provocazione. Che l’argomento scotti — soprattutto nello spogliatoio di Cleveland — lo si capisce dalle dichiarazioni di LeBron James, che si vede vanificato il suo massimo in carriera ai playoff (51 punti, solo il sesto giocatore nella storia delle finali NBA a toccare quota 50) da una sconfitta davvero difficile da digerire. “Dobbiamo andare avanti, questa partita è finita. Abbiamo avuto le nostre opportunità ma non darò mai la colpa a J.R. per una sconfitta, non è il mio modus operandi. Non do mai la responsabilità a un mio compagno: non penso neppure ci sia bisogno di dirlo”. Poi però, incalzato dalle domande — a dire il vero ridondanti e troppo insistenti — di un giornalista di ESPN, anche il “Re” perde le staffe: “Cosa vuol dire qual è la mia versione dei fatti?”, chiede James. “Chiedete a me se J.R. fosse al corrente o meno del punteggio: come faccio io a saperlo? Ho già detto di non averci ancora parlato. Io sapevo che la gara era in equilibrio, penso che tutti ne fossimo al corrente. Questo è il mio punto di vista, ma non posso sapere cosa stesse pensando J.R.”. E poi — davanti all’ennesima domanda — James si alza e abbandona stizzito il tavolo della conferenza stampa, senza più rispondere. Perdere così fa male, anche se sei il "Re". 

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