01 giugno 2018

NBA Finals, i Cavs hanno sprecato una delle migliori partite in carriera di LeBron James

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Solo cinque giocatori nella storia delle Finals avevano segnato 50 o più punti, ma mai nessuno aveva perso: LeBron James ha disputato una partita da tramandare ai posteri, eppure neanche quella è servita per evitare la sconfitta dei suoi Cavs

Il post gara-1 di LeBron James è stato probabilmente il più difficile della sua intera carriera. Segnare 51 punti con il 60% dal campo, prendere 8 rimbalzi e servire 8 assist è una prestazione che gli Dei del basket non potevano punire con una sconfitta. E invece siamo in presenza del più grande losing effort della storia del gioco, insieme probabilmente ai 63 punti (record ancora ineguagliato) di Michael Jordan contro i Boston Celtics nei playoff del 1986. Basti pensare che è solo la quinta volta che un giocatore supera 50 punti in una partita di finale ma è la prima in assoluto che vede quel giocatore uscire dal campo con una sconfitta.

LeBron James, semplicemente, ha fatto tutto quello che poteva: ha calibrato la selezione di tiro in base a ciò che la difesa gli offriva; ha tenuto sotto scacco mentalmente e fisicamente per 53 minuti i Golden State Warriors in casa loro, impedendo loro di trovare un modo che fosse uno per fermarlo o almeno limitarlo. Coach Steve Kerr le ha provate tutte: accettare il cambio difensivo, non accettarlo, raddoppiarlo sul palleggio, aiutare sulla penetrazione, difendere lasciando spazio, aggredirlo. Niente da fare, perché l’onnipotente LeBron Raymond James di questi playoff si ferma solo quando si siede in panchina. E ad aggiungere ulteriore rammarico al Re, i Cavs avevano pure retto bene nei suoi pochi momenti di pausa.

La partita di LeBron inizia con un passaggio non sfruttato da Kevin Love. Poi, nell’azione successiva, anticipa nettamente Durant gestendo la transizione: rapido scambio con Love e LBJ si ritrova sul lato sinistro accoppiato contro Green con tutta l’area libera. Batte facilmente l’avversario sul primo passo e va dritto verso il canestro: un bel modo di far capire che partita aveva in mente di fare.

LeBron ha già segnato da fuori e Durant giustamente si preoccupa di non lasciargli spazio per un tiro comodo. Ma l’attacco Cavs è in continuo movimento ed è questa la chiave: spostare la difesa per aprire linee di penetrazione. Al resto ci pensa il 23 che si va a prendere il fallo con tanto di faccia cattiva.

Il terzo quarto degli Warriors è potenzialmente devastante, lo sappiamo. In gara-1 non pare molto diverso visto che i padroni di casa cominciano subito con un 10-3 di parziale, ma di fronte c’è LeBron: se Cleveland non crolla è merito esclusivamente suo. Sul -7 piazza 13 punti consecutivi comprese queste due triple in transizione in faccia a Thompson e Durant che non sanno già più come difendere, perché James ha già segnato in tutti i modi possibili e immaginabili.

Per importanza, peso specifico ed esecuzione, questo è il canestro più bello della serata di LeBron. Riceve dalla rimessa e appena voltato verso il canestro attacca subito prendendo Durant in controtempo. Ha chiaramente intenzione di schiacciare frantumando il canestro, il tabellone, il supporto, ogni cosa. Ma l’opposizione di Green gli fa perdere la coordinazione e allora è costretto a cambiare piano in aria: appoggiando il pallone sulla sinistra riguadagna equilibrio e con la destra fa un movimento di polso dolcissimo e impercettibile. È l’inutile +2 dei Cavs.

La libertà di movimento senza Andre Iguodala

Sarà molto interessante valutare l’impatto del ritorno di Andre Iguodala contro questo LeBron: di fronte alla prestazione di James, diventa innegabile che l’ex Sixers sia il miglior difensore che Kerr possa mandare contro il Re per competenza, fisico e resistenza mentale. Però la tempistica del recupero e la conseguente condizione fisica che potrà avere lasciano dei dubbi sulla reale efficacia dell’accoppiamento. Nel frattempo LeBron ha fatto vedere quanto sia più semplice per lui muoversi sul campo senza avere l’MVP delle Finals 2015 tra le scatole.

Il primo quarto è stato fantastico, ma manca ancora la schiacciata di prepotenza. Su LeBron stavolta ci va Livingston, che ha il baricentro altissimo. Ma se si abbassa la guardia non si può difendere contro nessuno a questo livello, figuriamoci su quello là. Che infatti non si fa pregare e attacca. West e Klay Thompson sono girati dall’altra parte e quando si accorgono di cosa sta accadendo alle loro spalle è troppo tardi,

In assenza di Iguodala sono stati soprattutto Draymond Green e Kevin Durant a prendere in consegna LeBron. In questa azione KD non ha un’intesa perfetta con Curry: James se ne accorge e non ci pensa nemmeno ad accettare il cambio, e allora Durant è costretto a rimanere con James ma perdendo due giri. La penetrazione e il comodo appoggio al ferro sono la naturale conseguenza della non-difesa degli Warriors.

Come i Cavs hanno sprecato la sua prestazione

Una celebre e usatissima frase di quella mente illuminata che era coach Aza Nikolić recita così: “Tu sei come mucca di Erzegovina: prima fare tanto buon latte e poi dà calcio al secchio”. Qui però la dobbiamo modificare: la mucca sta facendo tanto buon latte, ma chi dà il calcio, e pure più volte, è il fattore. Si perde presto il conto dei passaggi di alta qualità che LeBron smista in giro per il campo e che i compagni non sfruttano. Ed è qui che matura la sconfitta dei Cavs, suggellata dall’errore al libero di George Hill e dalla successiva follia di J.R. Smith.

Come aveva fatto con Boston quando in campo c’era Terry Rozier, così Cleveland usa come bloccante l’uomo marcato dal difensore più debole. In questo caso J.R. Smith blocca per LeBron, Golden State accetta il cambio e sul Re finisce Looney. Attacco in isolamento, la difesa collassa al centro per aiutare il malcapitato Looney, ma giocoforza lascia spazio agli altri. C’è un eccellente blocco di Tristan Thompson sul suo omonimo per liberare Kevin Love in angolo: la palla di LBJ è un cioccolatino ma Love non la sfrutta. La seconda clip è pressoché identica con Curry al posto di Looney e con Jeff Green al posto di Love.

Ma la madre di tutti gli sprechi è questa: J.R. Smith porta il blocco per far accoppiare Curry con LeBron ma il giochino stavolta non riesce. Allora arriva Tristan Thompson per portare McGee e questa volta funziona, solo che Javalone fa una difesa molto competente tanto da sporcare il palleggio. In situazione d’emergenza, con il cronometro dei 24 che sta per scadere e un equilibrio precario, LBJ si inventa un passaggio in mezzo alle gambe per l’uomo alle sue spalle: fantascienza pura che diventa un B-Movie perché Love non riesce a tramutare quella meraviglia in canestro.

L'obiettivo numero 1 di James: attaccare Steph Curry

Come detto Cleveland ha cercato spesso di far accoppiare LeBron al difensore più scarso presente sul parquet: spesso questa figura ha coinciso con quella di Stephen Curry. Tante volte il pick and roll era tra James e il suo compagno marcato dal numero 30, che a sua volta ha spesso ripiegato sul rimanere attaccato al proprio uomo senza concedere il cambio facile. Un’opzione offensiva che certamente rivedremo con costanza nei prossimi appuntamenti, soprattutto con il ritorno di Iguodala: più LeBron può attaccare Curry (o Looney, o Young) più aumentano le chance di Cleveland di tenerla in bilico.

Il blocco di Smith a questo giro induce gli Warriors al cambio difensivo: la difesa di Curry per forza di cose non può essere fisica e allora il numero 30 si muove costantemente, ha le molle al posto delle scarpe in modo da essere pronto a qualunque soluzione. Quando LeBron parte a sinistra Curry perde una frazione di secondo ma è molto bravo ad accompagnare l’avversario aspettando magari un aiuto che arriva, seppur tardivo, da Looney. LeBron sbaglia di un niente.

Doppio blocco per portare LeBron contro Curry: in questo caso Steph non è posizionato bene con il corpo e lascia un varco troppo ghiotto per James. Curry prova disperatamente a far fallo ma non fa neanche il solletico, l’aiuto di Looney è inesistente, quello di Durant in ritardo. Risultato: altra potente schiacciata.

Anche qui per Curry è un’impresa impossibile. LeBron con il palleggio crea separazione, poi piano piano si avvicina aspettando il momento in cui il figlio di Dell ha un’esitazione. E l’esitazione arriva: a quel punto Curry può solo prendere la targa di LeBron.

I Cavs hanno sostanzialmente sprecato una delle migliori partite della carriera del loro leader supremo: vincere gara-1 ad Oakland avrebbe cambiato totalmente il senso di queste Finals che in molti vedevano come scontate e che invece nel primo episodio hanno raccontato una storia diversa. Per Cleveland si può provare a vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: la prima partita li ha visti mettere in difficoltà i campioni in carica e perdere solo per degli errori catastrofici e (si spera) non ripetibili; dall’altra parte, se non basta neanche un LeBron James in queste condizioni per vincere…

Per riprendere la metafora di Nikolic: la mucca continuerà a fare latte, su questo c’è da scommetterci ad occhi chiusi. Ma il fattore riuscirà a non versare il secchio ripetutamente come accaduto sciaguratamente stanotte?

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