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NBA, le peggiori fesserie della carriera di J.R. Smith

NBA

Valerio Coletta

Scarpe slacciate, fascette spostate, tiri affrettati e molto altro: i passaggi a vuoto mentali di J.R. Smith fanno categoria a parte, ma senza di lui la NBA sarebbe un posto molto meno interessante

Ve lo confesso: negli ultimi anni credevo davvero che J.R. Smith fosse cambiato. Certo, la sua natura di potenziale protagonista del film di Jackass è immutata, ma non sono pazzo se dico che per continuità c’è un J.R. Smith prima di incontrare LeBron James e uno dopo. È molto difficile fare questo discorso dopo il modo in cui si è conclusa gara-1, ma sono convinto che dal suo arrivo in Ohio J.R. abbia davvero tentato di rigare dritto, sia a livello umano che a livello cestistico. Sfido chiunque a non averlo pensato almeno una volta dopo la vittoria del leggendario titolo del 2016, al netto del fatto che avesse deciso di non indossare mai più t-shirt.

Il problema per un giocatore come lui è sempre quello di pensare basket. Un carattere così istintivo, abituato a spaccare le partite dalla panchina, dà l’idea di essere sempre fuori dal gioco; quando è costretto a pensare, pensare velocemente, leggere le situazioni, fare scelte, va regolarmente in tilt. Il livello di concentrazione di J.R. Smith durante una partita (e credo durante la vita) è uguale al livello di concentrazione di un gatto in giardino a primavera: nel momento che si alza una farfallina tu lo hai perso per sempre. Lui stesso durante questa stagione in cui più volte è stato tolto dal quintetto per disperazione ha dichiarato di “vivere nella sua testa”.

Di solito a questo punto della discussione arriva uno e mi dice che la sto facendo troppo complicata, che riguardo all’errore contro i Golden State Warriors si trattava solo di conoscere il punteggio, solo di provare a segnare, solo di scaricare subito per la tripla, solo di chiamare il timeout. Si trattava solo di questo.

Caro amico, conviene ricordare allora di chi stiamo parlando, di chi sia davvero J.R. Smith. Per l’evenienza, ho raccolto e ordinato i momenti più sconnessi, alienati, cretini, simpatici e da mani nei capelli della carriera dell’unico inimitabile Earl Joseph Smith III, al secolo J.R..

Passaggio all’arbitro

Livello di danno: 0
Livello di fesseria: 3

Partiamo morbidi. La prima cosa che amo di questa azione è che Smith ruba la palla in difesa facendola sbattere in testa all’arbitro per poi riprenderla al volo e partire velocemente in contropiede. Magari è un automatismo, ma secondo me per una frazione di secondo deve aver pensato che gliela avrebbe data buona. La seconda cosa è chiaramente il passaggio bowling effettuato da 20 metri rimanendo poi in posa e godersi la perfezione del gesto.

Stoppata di piede

Livello di danno: 1
Livello di fesseria: 4

È sempre molto brutto saltare su una finta, ritrovarsi per aria mentre tutti ti guardano e mentre il tuo avversario può tranquillamente prepararsi per tirare indisturbato. A meno che, naturalmente, con la punta del piede, mentre si atterra, non si riesca a calciare fuori la palla. Impossibile dite? Non per J.R., che si esibisce in uno straordinario movimento plastico: la gamba destra si piega all’indietro, la sinistra invece si allunga. Sembra un astronauta in assenza di gravità pronto a mandare in fumo i piani offensivi dei Sixers.

La fascia di Vince Carter

Livello di danno: 2
Livello di fesseria: 5

Non credo che nessuno abbia mai provato questa esperienza, ma pensate per un attimo di essere coinquilini di J.R. Smith: il livello di irritazione che questo ragazzo è in grado di provocare deve essere incalcolabile e abissale. In questa azione, in cui marca Vince Carter, decide che abbassargli un po’ la fascetta sulle orecchie e sulla fronte sia un atto discretamente fastidioso e seccante al punto giusto. È invece commovente e quasi istruttiva la calma con cui il vecchio Vince accetta la marachella, come lo si fa con un bambino di 3 anni o con un cucciolo di cane. Da notare che Carter si aggiusta la fascia durante l’azione, mentre con l’altra mano allontana la palla dal difensore.

Slaccia le scarpe

Livello di danno: 3 (forse si rischia un tecnico?)
Livello di fesseria: 6

Non essendo propriamente un gesto tecnico che si prepara in allenamento, qui ci troviamo di fronte all’idea pura di un visionario. Dopo migliaia di scarpe guardate da vicino durante un tiro libero, J.R. Smith deve aver pensato che in effetti sarebbe geniale slacciarle durante i liberi facendo perdere del tempo all’avversario. E mentre pensava di aver scoperto un nuovo modo di difendere subiva la stessa angheria da parte di Dwight Howard, che non ci mette niente a vendicarsi tirandogli il nodo a sua volta. Un dramma shakespeariano interpretato da due mostri sacri del genere.

Dimenticarsi della partita

Livello di danno: 7
Livello di fesseria: 8

Da dove possiamo cominciare. Durante un’azione d’attacco dei Milwaukee Bucks, J.R. Smith esce dal campo per salutare Jason Terry, in quel momento in panchina, mentre l’avversario che stava marcando, Tony Snell, si ritrova improvvisamente solo sotto canestro. Potete rileggere questa frase cento volte e rivedere il video altre cento volte, ma questi sono i fatti: è andata davvero così. Nell’intervista post partita l’incappucciato responsabile della misfatta ha dichiarato che non sapeva neanche di essere in campo. Ora io però lo faccio riflettere sul fatto che non indossava la maglia da panchinaro o la tuta, lui era in divisa e soprattutto era dall’altro lato del campo rispetto alla sua panchina in cui teoricamente si sarebbe dovuto sedere. Come sarebbe potuto arrivare laggiù se non per giocare quella benedetta partita? Scusate, errore mio che gli do retta.

Non tirare!

Livello di danno: 8
Livello di fesseria: 8

Vi faccio presente che ormai questo tipo di situazione in America (o comunque su YouTube) la chiamano “alla Bargnani”, in memoria dell’assurdo errore del lungo romano con i New York Knicks. La circostanza concettualmente non è dissimile dall’errore fatto in Gara-1 contro Golden State: si tratta sempre di leggere i momenti, tenendo d’occhio il punteggio e il cronometro. Mancano 40 secondi circa alla fine della partita, la palla è per New York che è pari a quota 100 contro Houston. I Knicks arrivano a costruire un tiro a 20 secondi dalla fine, Tyson Chandler prende il rimbalzo in attacco e la scarica di nuovo fuori. La palla arriva a J.R. Smith che tira subito, invece di capire che deve giocare ancora con il cronometro e controllare la palla fino ad avere l’ultimo tiro per vincere. In questo modo invece concede un altro possesso agli avversari. Chi gioca a basket come professionista al massimo livello possibile deve avere chiaro in testa questo banale e logico meccanismo. Nel replay potete vedere chiaramente Chandler che dopo aver preso il rimbalzo e passato la palla alza il braccio proprio per dire: non tirare!

Tiro fantasma

Livello di danno: 7
Livello di fesseria: 9

Questa cosa non credo di averla mai vista neanche al campetto. Ma non lo dico con disprezzo o con scherno, sono solo incredulo rispetto al livello di distrazione che può raggiungere un essere umano rispetto a una cosa che in teoria è il centro della sua vita. Alla primissima visione non è chiaro quello che accade in questa azione e la qualità del video non aiuta, ma la catena di avvenimenti è questa: Tyreke Evans sbaglia una tripla, facendo un airball e sfiorando solo la retina. J.R. Smith è sotto il canestro e prende la palla come se fosse entrata, uscendo dal campo e battendo la rimessa. L’arbitro fischia e ovviamente chiama la rimessa per Sacramento. È incredibile, neanche Buster Keaton avrebbe potuto simulare una situazione così surreale.

Ora il discorso da fare è molto semplice: se mettiamo su una bilancia tutto quello che di buono crea J.R. Smith contro tutto quello che crea di negativo, facciamo un buon affare? LeBron James durante la stagione 2014-15 deve aver risposto a questa domanda avallando non solo il suo arrivo (il vero obiettivo della dirigenza dei Cavs era Iman Shumpert), ma anche il rinnovo del suo contratto. Se pensate che io sia un hater della guardia di Cleveland vi sbagliate di grosso, anzi credo che ci restituisca l’elettricità dell’imprevedibile e dell’assurdo in un livello di competizione sempre più formidabile e perfetta: insomma mi fa divertire molto fuori e dentro dal campo. Certo qualche volta esagera, ma questo è il pacchetto, prendere o lasciare.

Ti amo J.R., vorrei essere il tuo coinquilino (forse).

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