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NBA, la proposta degli Houston Rockets (e non solo): "Prima la free agency, poi il Draft"

NBA

Niente più scelte in funzione di acquisti futuri, ma chiamate conseguenti a quanto si è riusciti a raccogliere dal mercato: questa la richiesta dei Rockets, per rendere più “contendibili” le scelte del Draft, evitando al tempo stesso di fare progetti che poi si infrangono contro l’eventuale indisponibilità dei free agent tanto sognati

In molti vogliono intestarsi la paternità della proposta, ma ciò che più conta è la sostanza di una modifica che più di una franchigia NBA ha dimostrato di apprezzare. Mike Zarren, assistente general manager dei Celtics, ha dedicato il primo tweet del suo account alla questione nel lontano luglio 2016: “L’idea di anticipare la free agency è stata di Austin Ainge (un altro componente della dirigenza di Boston, ndr). Inizialmente ero scettico, ma adesso penso sia grandiosa, come sottolineato anche da Bill Simmons”. Negli ultimi giorni invece sono stati i Rockets a formalizzare la proposta (avanzata lo scorso maggio in un incontro ufficiale): anticipare la free agency e far scalare il Draft di una decina di giorni, rendendo realmente contendibili sul mercato le scelte attraverso offerte e proposte basate su scambi effettuati prima e non ipotizzati su scenari non sempre realizzabili nel post. Le parole di Gersson Rosas, il vice-presidente della dirigenza di Houston, non lasciano dubbi su come al momento si viva una fase di stallo. “Le squadre sono paralizzate” dall’ordine delle date, che obbligano le squadre a ragionare in funzione di un mercato che non sanno poi effettivamente come andrà. “Di LeBron James ce n’è uno solo sul mercato”, sottolinea lo stesso Lowe nel suo pezzo su ESPN, che sottolinea come tutte le altre franchigie che non prenderanno il n°23 dei Cavs sono destinate a restare inevitabilmente al palo. Sono tantissimi gli aneddoti del passato a riguardo, a partire ad esempio da quanto raccontato più volte dei Mavericks che nel 2013 rinunciarono a scegliere Giannis Antetokounmpo, scambiarono per ottenere una scelta peggiore e superiore spazio salariale con l’intenzione di firmare Dwight Howard. Alla fine però non ottennero né uno, né l’altro, perdendo quindi invano la chance di mettere le mani sul talento greco. Questo sarebbe “un effetto benefico secondario”, secondo quanto proposto dai Rockets, visto che l’obiettivo principale resta quello di liberare le squadre dall’enorme schema di congetture basato su tanti periodi ipotetici, rendendo così molto più variegato e attivo il mercato nei primi giorni, quando il numero degli scambi è massimo.

Il 30 giugno scade l’anno fiscale, bisogna posticipare il Draft (e tutto il resto)

Il fatto che il Draft sia a ridosso della scadenza dell’anno fiscale rende “inutilizzabili” negli scambi per arrivare a prendere delle scelte tutti quei giocatori che sono in scadenza di contratto e che, facendo lecitamente i loro interessi, aspettano l’arrivo di luglio per esplorare la free agency. Invertendo gli addendi invece si potrebbe pensare a rinnovi (in quel caso fattibili), per poi utilizzare quei nuovi contratti come merce di scambio per arrivare a delle scelte al Draft immediatamente utilizzabili (senza dover accettare quelle fatte da altri, o dovendo aspettare 12 mesi per selezionare prospetti a quel punto dell’anno seguente). Con la conformazione attuale, l’unica strada percorribile per anticipare i tempi è quella seguita da Charlotte e Brooklyn nell’affare Howard-Mozgov, in cui però l’idea non è quella di liberare spazio per poi agire sul mercato dei free agent, ma soltanto per sgravare il cap da un contratto pesante e lucrare due seconde scelte al Draft (come fatto dagli Hornets) o liberare spazio per il futuro (come accadrà ai Nets nell’estate 2019 senza Mozgov). L’idea è quella di invertire le date, quindi organizzare il calendario facendo iniziare la free agency sul finire di giugno, programmando il Draft attorno al 10 luglio e facendo conseguentemente slittare la Summer League di una settimana. “Un bel problema” a detta dei tanti oppositori, che a quel punto pronosticano una proroga nel calendario che li costringerebbe a lavorare anche ad agosto (quando tutti sognano soltanto di andare in vacanza e staccare un po’ la spina da un mondo vorticoso in cui non si tira mai il fiato).

Un’altra delle accuse mosse alla proposta invece è quella secondo cui avere a disposizione in la free agency prima del Draft permetterebbe alle squadre di scegliere sul mercato i giocatori necessari al loro progetto, marginalizzando quindi i giovani talenti che verrebbero selezionati in un secondo momento. Stando a questa visione delle cose, ci sarebbe meno spazio per far sviluppare i talenti chiamati dopo aver già acquistato un veterano in quel ruolo (ragionamento che lascia il tempo che trova, visto che a parti invertite potrebbe succedere più o meno lo stesso). I detrattori invece sottolineano: “Se scegli un free agent in quel ruolo, poi non lo chiamerai mai al Draft un giocatore di quel tipo”, cambiando le dinamiche nella selezione dei prospetti e quindi dell’ingresso di talento nella lega. Speculazioni che sembrano assecondare l’uno o l’altro punto di vista, mentre il problema resta quello di dover fare per bene i conti, conoscere esattamente quanti soldi avere a disposizione nell’anno successivo prima di mettere in piedi una strategia di mercato (spesso le operazioni prevedono dei passaggi in cui anche poche migliaia di dollari cambiano le carte in tavola). Fare una stima dei salari per permettere alla free agency di partire sarebbe un rischio non da poco, lasciando incertezze e con l’ipotesi di poter produrre errori che sarebbero poi irreversibili. Anche oggi in realtà questo grado di incertezza resta quando le squadre sono costrette a fare i calcoli prima del Draft per capire quanto spazio avere a disposizione, anche se gli investimenti veri e propri arrivano sempre dopo (e dunque nella peggiore delle ipotesi si resta con un pugno di mosche in mano, ma senza aver "infranto" le regole). Questo, e non solo, verrà discusso nei prossimi incontri tra i proprietari della lega, portando avanti una proposta che stuzzica non poco una parte consistente delle franchigie e che potrebbe cambiare gli scenari futuri della NBA.

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