12 luglio 2018

NBA, tra Draft e free agency: quale squadra è uscita più rafforzata dall'estate?

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La situazione potrebbe ancora cambiare (che ne sarà di Kawhi Leonard, Clint Capela, Isaiah Thomas, Jabari Parker?) ma a venti giorni dal Draft e dopo una decina dall'inizio della free agency è già tempo di fare un primo bilancio

TUTTE LE FIRME DEI FREE AGENT

TUTTE LE SCELTE DEL DRAFT 2018

Non è detto che l’estate NBA abbia già terminato i suoi fuochi d’artificio, perché Kawhi Leonard è ancora (da quel che si dice scontento) a San Antonio e perché Clint Capela e gli Houston Rockets non sembrano vicinissimi a un accordo economico. Ci sono poi ancora sul mercato i nomi di Isaiah Thomas, Marcus Smart e Jabari Parker che potrebbero cambiar casacca - e spostare qualche equilibrio – ma con l’eccezione di questi nomi tanti altri hanno già contribuito a mappare una nuova NBA, che come ogni estate è andato incontro a una redistribuzione di talento che dovrebbe portare a nuovi equilibri al via della prossima stagione. Ecco chi può finora ritenersi soddisfatto dei propri movimenti estivi (non solo sul mercato delle free agency, ma anche con le pesche al Draft) e ambire magari a vincere quello che da questa parte dell’oceano, declinato in salsa calcistica, è chiamato lo scudetto d’estate. Sei alternative, ecco quali. 

Los Angeles Lakers

Firme: LeBron James (4 anni, 154 milioni di dollari), Rajon Rondo (1 anno, 9 milioni), Lance Stephenson (1 anno, 4.5 milioni), JaVale McGee (1 anno, 2.4 milioni), Moritz Wagner (Draft)
Rinnovi: Kentavious Caldwell-Pope (1 anno, 12 milioni)
Cessioni: Julius Randle (New Orleans Pelicans), Brook Lopez (Milwaukee Bucks)

L’analisi più semplice è che qualsiasi squadra che riesca a mettere le mani su LeBron James merita la palma di vincente dell’estate NBA. E sicuramente l’arrivo di “King” James da solo dà ai Lakers una dimensione completamente diversa, da top 4 a Ovest. Ma il n°23 ex Cavs non è stato l’unico acquisto: in attesa di capire come si sviluppa la telenovela Leonard in Texas, a L.A. sono arrivati giocatori di esperienza e talento tutti vincolati solo per i prossimi 12 mesi (Rondo, Stephenson e McGee). Non sono i tiratori che si è soliti vedere attorno a James, ma giocatori con anelli alle dita ed esperienza di playoff, capaci di portare il proprio contributo anche in difesa. Hanno speso troppo per rinnovare Caldwell-Pope (che vanta lo stesso agente di James…) ma del nucleo giovane hanno perso solo Randle (a cui in fondo possono rinunciare) mantenendo in gialloviola il quartetto Ball-Ingram-Kuzma-Hart. Per farli crescere e puntare su di loro o per impacchettarli in direzione San Antonio se ce ne fosse la possibilità.

Oklahoma City Thunder

Firme: Nerlens Noel (2 anni, minimo salariale), Raymond Felton (1 anno, 2.4 milioni)
Rinnovi: Paul George (4 anni, 137 milioni), Jerami Grant (3 anni, 27 milioni)

Erano in pochi, pochissimi, a pensare che Paul George potesse rimanere in maglia Thunder. La sua conferma, da sola, inserisce invece di diritto OKC tra le squadre che puntano alla corona di regine dell’estate. Anche perché hanno rinnovato pure Jerami Grant (che nei playoff aveva rubato tutti i minuti di Carmelo Anthony, atteso presto in uscita) e messo sotto contratto un veterano sempre utile come Felton ma soprattutto scommesso su Nerlens Noel, che solo nel 2013 è stato la scelta sesta assoluta, e che se riesce a restare lontano dagli infortuni può aggiungere centimetri e atletismo a una squadra che già fa di questi tratti – in ogni ruolo – la sua caratteristica.

Golden State Warriors

Firme: DeMarcus Cousins (1 anno, 5.3 milioni), Jacob Evans (Draft)
Rinnovi: Kevin Durant (2 anni, 61.5 milioni), Kevon Looney (1 anno, minimo salariale)
Cessioni: JaVale McGee (Los Angeles Lakers), Omri Casspi (Memphis Grizzlies), Zaza Pachulia (Detroit Pistons)

Non è tanto il rinnovo di Kevin Durant (atteso) a mettere un segno positivo all’estate degli Warriors, quando l’aver rinnovato il reparto lunghi rinunciando a McGee e Pachulia in cambio di un All-Star in saldo come DeMarcus Cousins. Vero che non lo avranno da subito (magari da dicembre) ma se c’è una squadra (e un’organizzazione) che può approfittare al meglio della voglia di rivincita dell’ex Kings e Pelicans questa è Golden State. 

Dallas Mavericks

Firme: DeAndre Jordan (1 anno, 25 milioni), Luka Doncic (Draft)
Rinnovi: Salah Mejri (1 anno, 1.6 milioni)
Cessioni: Seth Curry (Portland Trail Blazers)

Un colpo sul mercato, un altro al Draft. Mark Cuban si è mosso poco ma bene, e in quella che dovrebbe essere l’ultima stagione nella lega di Dirk Nowtizki potrebbe regalare al tedesco più soddisfazioni di quanto avvenuto ultimamente. DeAndre Jordan si gioca il suo futuro nella lega (sarà free agent a fine anno, cercherà un contratto importante) per cui dovrebbe essere stimolare a dare il meglio, e a far coppia con lui sul perimetro due dei giovani giocatori più intriganti oggi nella lega, Dennis Smith Jr. (oltre 15 punti e 5 assist di media da rookie) e Luka Doncic, pallino dei Mavs che hanno organizzato la trade con Atlanta per poterselo assicurare.

Phoenix Suns

Firme: Trevor Ariza (1 anno, 15 milioni), Deandre Ayton (Draft), Mikal Bridges (Draft)
Rinnovi: Devin Booker (5 anni, 158 milioni)
Cessioni: Elfrid Payton (New Orleans Pelicans)

Hanno blindato la propria superstar del futuro, scommettendo sulla sua definitiva esplosione, ma soprattutto hanno aggiunto a un roster già giovane (Josh Jackson, T.J. Warren) la prima scelta assoluta dell’ultimo Draft, Deandre Ayton. A far loro da chioccia – pagato profumatamente – arriva da Houston Trevor Ariza, professionista sopra ogni sospetto, sicuramente importante per dare una dimensione anche difensiva ai nuovi Phoenix Suns. Che possono essere tra le squadre in rampa di lancio nella NBA.

Houston Rockets

Firme: Michael Carter-Williams (1 anno, minimo salariale), James Ennis (2 anni)
Rinnovi: Chris Paul (4 anni, 160 milioni), Gerald Green (1 anno, 2.4 milioni)
Cessioni: Trevor Ariza (Phoenix Suns), Luc Mbah a Moute (L.A. Clippers)

Opinioni contrastanti sui movimenti estivi a H-town. Certo, Chris Paul andava rinnovato, e la sua conferma non può che essere una buona notizia per i tifosi dei Rockets; spaventano però i suoi infortuni e una carta d’identità non più giovanissima (a 37 anni Houston dovrà versare 40 milioni di dollari a CP3). In più hanno perso i due giocatori-simbolo dell’identità difensiva costruita a fatica da Jeff Bzdelik, Trevor Ariza e Luc Mbah a Moute: né Carter-Williams né Ennis assicurano lo stesso impatto dietro, anche se a loro modo possono essere due scommesse intriganti (e si sa che tra le mani di D’Antoni sono in tanti i giocatori improvvisamente esplosi o risorti).

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