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NBA, Chandler Parsons, i Grizzlies e un rapporto complicato coi tifosi di Memphis

NBA

L'ala dei Grizzlies scrive una lunga lettera aperta ai suoi tifosi - quelli che lo hanno visto in campo poco o nulla nei due anni trascorsi a Memphis. In cui ammette le sue colpe ma si spiega e promette: "Sono tornato, sto bene: ho molto da dimostrare"

FISCHI DAI SUOI TIFOSI: CHANDLER PARSONS NON CI STA

A Memphis c’è un motivo per sperare che questa stagione sia meglio della scorsa: il ritorno in campo di un giocatore chiave. Il suo nome è ovviamente quello di Mike Conley, assente per 70 delle 82 partite dello scorso campionato. Ma non è l’unico ritorno molto atteso. In maglia Grizzlies, fin dal via, dovrebbe ripresentarsi anche un Chandler Parsons finalmente sano, e anche se non sono in tanti a ricordarsi la potenzialità dell’ala ex Houston e Dallas, J.B. Bickerstaff e il coaching staff di Memphis sono consapevoli del ruolo (anche importante) che un giocatore dal talento versatile come quello di Parsons potrebbe ricoprire. Non sono gli unici a crederci – il primo è infatti il diretto interessato. Lo ha confessato in una lettera aperta pubblicata su The Players Tribune, in cui si rivolge direttamente ai suoi tifosi mettendo a nudo i suoi sentimenti al via di questa nuova (e potenzialmente importantissima) stagione. “Due anni possono sembrare eterni – per me e sono sicuro anche per voi – scrive, riferendosi alle ultime due stagioni martoriate dagli infortuni (70 partite in campo su 164) – ma una cosa è sicura: quello che volevo due anni fa lo voglio ancora oggi, essere qui a Memphis, e giocare per i Grizzlies”. Un matrimonio che Parsons considera perfetto: “Mi sono subito sentito a mio agio. Mi piace la gente, la cultura di questo posto. Mi piace come la città ama la sua squadra. Sono cresciuto in Florida, ma Memphis da subito mi è sembrata per molti versi simile a casa”. Già, Chandler Parsons cresce (e gioca, al college) in Florida: tifosissimo degli Orlando Magic, negli anni dei successi di Penny Hardaway e Shaquille O’Neal: “Eppure il ricordo più forte è un ricordo negativo – racconta – di quando Shaq se n’è andato ai Lakers. Finché un giorno è arrivato in città Grant Hill, che era già il mio giocatore preferito, e di colpo tutto sembrava ancora possibile. Di Hill io avevo il poster in camera, da ragazzino, per il suo stile di gioco fluido, capace di far male sia sul perimetro che dentro l’area. E ora veniva a giocare per la mia squadra preferita”.

Il mea culpa sugli errori del passato

Ma poi qualcosa rompe l’incantesimo: “Grant Hill si fa male. In 7 stagioni coi Magic non gioca più di 200 partite”, racconta Parsons, che ovviamente trova delle similitudini con le sue (dis)avventure di giocatore: “Quando alla fine Hill se n’è andato da Orlando, il suo fallimento l’ho vissuto in maniera personale, ed è esattamente come credo che molti tifosi dei Grizzlies stiano vivendo la mia sfortunata esperienza qui a Memphis, finora”. E così l’ala ex Florida si rivolge direttamente ai suoi tifosi: “So che non mi avete visto molto in campo con la maglia dei Grizzlies, e mi spiace. Ma questa stagione ci sarò, mi sento in forma, forte, sano. Voglio guardare avanti ma – per un momento solo, brevissimo – voglio anche guardarmi indietro, perché ve lo meritate”. E qui Parsons ammette pubblicamente alcuni errori di comportamento che possono averlo gettato in cattiva luce agli occhi dei suoi tifosi di Memphis, ma ne vuole spiegare motivazioni e significati. “Sono certo che molti giocatori infortunati non si mettono a rispondere su Twitter ai commenti dei tifosi. Io l’ho fatto, più di una volta, ed è stata una stupidata. Sono sicuro che altri giocatori non si irritano se gli viene chiesto per la millesima volta del proprio infortunio: io l’ho fatto. Altro errore. Ero frustrato, certe cose mi mandavano in bestia. Ma vorrei che sapeste che venivano da una genuina voglia di essere in campo, dal fuoco per la competizione che mi brucia dentro. Mi sono preso le mie responsabilità, avrei dovuto essere più aperto nei vostri confronti, più trasparente, farmi conoscere meglio. Sono stato un tifoso prima di essere una star NBA, e so come si sentono i fan quando pensano che un giocatore non stia dando quello che potrebbe e dovrebbe dare: se mi paparazzavano mentre andavo a cena, se postavo una foto su Instagram, se mi vedevano in vacanza l’idea era che non mi importasse nulla della squadra”. Parsons capisce la logica che spesso guida i giudizi dei tifosi sui social, ma proprio per questo vuole far chiarezza e ripartire da zero, con una promessa (“che forse è l’ultima cosa che volete sentire da me”): “Sono ancora qui. Sono ancora a Memphis. Amo stare qui. E ho molto da dimostrare”. Questo è il momento di farlo.

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