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24 novembre 2018

NBA, gli Oklahoma City Thunder volano con il nuovo-vecchio Russell Westbrook

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Sempre determinante, ma non per questo dominatore unico: dopo il suo rientro dall’infortunio Russell Westbrook sta cambiando un po’ il suo modo di giocare, aiutando gli Oklahoma City Thunder vincenti in dodici delle ultime quattordici partite  

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È un momento magico per gli Oklahoma City Thunder e per Russell Westbrook. Dopo un brutto inizio di stagione contrassegnato da quattro sconfitte consecutive, la squadra di coach Donovan si è risollevata alla grande, vincendo 12 delle successive 14 partite trovando la propria anima difensiva. Molte di queste sono arrivate senza poter contare su Westbrook, fermato prima da un infortunio alla caviglia e poi dalla nascita delle due figlie gemelle, ma al suo rientro le cose non sono cambiate — anzi, si sta iniziando a vedere un nuovo Westbrook. Talmente di buon umore da concedersi anche una battuta con i media.

Dopo la vittoria di stanotte contro gli Charlotte Hornets in cui ha fatto la differenza recuperando due rimbalzi cruciali negli ultimi secondi, i giornalisti presenti nello spogliatoio gli hanno chiesto quale fosse il suo atteggiamento mentale per andare a prendere quei palloni. La risposta di Westbrook è stata “Stat padding”, ovverosia gonfiare le proprie statistiche: un’accusa che spesso si è sentito fare dai propri critici, specialmente nell’anno delle 42 triple doppie in cui spesso andava a rimbalzo con i compagni — su tutti il fido Steven Adams — che gli lasciavano strada libera verso dei rimbalzi difensivi non contestati. Ovviamente Westbrook difende con orgoglio la propria propensione al rimbalzo difensivo, anche perché la possibilità di attaccare immediatamente in transizione apre possibilità notevoli all’attacco dei Thunder, ma strappa un sorriso la battuta fatta proprio nell’occasione di stanotte in cui i rimbalzi (l’undicesimo e dodicesimo della sua partita da 30 punti e 8 assist) sono stati tutto tranne che per gonfiare le cifre sul tabellino.

Westbrook ha reso la sua conferenza stampa ancora più strana continuando a rispondere alle domande indicando una frase che lui stesso ha scritto sulla lavagna alle sue spalle: #whynot?. È da sempre il suo motto, quello che accompagna ogni suo post sui social network e che campeggia sempre sulle sue scarpe, e che ha indicato anche quando i giornalisti gli hanno chiesto se in questa stagione sta cedendo un po’ di più le redini della squadra rispetto al passato. “Io gioco e basta. Gioco per vincere. Come ho sempre fatto” ha cominciato a rispondere. “Questo è il mio 11° anno nella lega. È quello che faccio. Qui sono passati tanti giocatori, la squadra cambia di anno in anno. E con compagni diversi, bisogna fare cose diverse: a volte vuol dire fare di più, a volte vuol dire fare di meno. Io faccio tutto quello che serve: lontano dalla palla, con la palla, in difesa. Non mi importa. Fintanto che sono in campo, posso far succedere cose”.

Come cambia Westbrook con Schröder in campo

L’ingresso di Dennis Schröder in squadra — partito stanotte per la prima volta al suo fianco nel quintetto base — ha cambiato un po’ la strutturazione tattica dei Thunder, mettendo due portatori di palla primari in campo allo stesso momento. Un fit tecnico che per il momento sembra funzionare piuttosto bene (+8.4 di Net Rating nei 132 minuti disputati insieme) pur non essendo il migliore in assoluto della squadra (tutte le dieci combinazioni con 250 minuti assieme hanno un Net Rating superiore). Con Schröder in campo, e con un roster con più talento diffuso, Westbrook può permettersi di fare un po’ di tutto, ma non è costretto a fare qualsiasi cosa: utilizza ancora il 31.6% dei possessi mentre è in campo, ma questo numero è anche il più basso degli ultimi tre anni, ovverosia da quando se ne è andato Kevin Durant. 

A 3:30 dalla fine della gara di stanotte contro Charlotte, con i suoi avanti di due, Westbrook è addirittura andato a segno dopo che il pallone era transitato per le mani di tre compagni di squadra  prima di raggiungere le sue, mettendolo in condizione di attaccare con un vantaggio generato da altri e portando a casa un gioco da tre punti. Certo, poi Westbrook si è fatto riprendere dai vecchi demoni e ha commesso diversi errori nel finale — una tripla affrettata, due palle perse sanguinose, un attacco che comunque ha girato male —, ma se non altro dopo questi possessi buttati via ha avuto l’accortezza di lasciare un possesso nelle mani di Schröder, che ha segnato il canestro del +4 a 56 secondi dalla fine. Anche da questi piccoli particolari passa la crescita di una squadra che, dopo aver agganciato il treno del primo posto nella Western Conference, sembra aver trovato la sua quadratura anche dopo il rientro di Westbrook.

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